A Modica, un caso emblematico della politica

di Paolo Oddo
Nota di Lorenzo Giannone, ex capogruppo al Consiglio Comunale d Modica, – oggi del “Gruppo degli Indipendenti per Ignazio Abbate” -, con un commento del Direttore di ragusalibera.it

Lorenzo Giannone, ex capogruppo dell’Udc – oggi del “Gruppo degli Indipendenti per Ignazio Abbate” – al Consiglio comunale di Modica ha diramato la seguente nota, che proponiamo ai lettori nella sua interezza:
«Il Presidente del Consiglio non ci rappresenta più…il partito a cui appartiene è voluto uscire da questa maggioranza per dei motivi che ancora stiamo cercando di capire.
Noi, abbiamo avuto il coraggio di fare una scelta…essere coerenti al programma politico condiviso e cercare di creare tutte quelle condizioni per lo sviluppo economico e sociale della nostra città.
I cittadini saranno coloro che con il tempo ci diranno se abbiamo fatto bene, ci sentiamo sereni nei confronti di una città che è viva e che a nostro parere cresce giorno dopo giorno grazie ad una amministrazione che si impegna al massimo per ottenere risultati utili per la nostra comunità.
L’attuale Presidente del Consiglio comunale è stato eletto  con i voti di questa maggioranza e non condividiamo la sua scelta di rimanere attaccato alla poltrona, come se nulla fosse accaduto!!!
Onestà politica, intellettuale, vorrebbe che con grande senso di responsabilità si dimettesse dato che il suo partito non sostiene più il programma del Sindaco legittimato dal voto dei cittadini.
Ancora una volta lo invitiamo a lasciare la carica di Presidente e permettere a questo consiglio comunale di poter lavorare serenamente.
In caso contrario metteremo in campo con forza tutte quelle azioni che il regolamento del consiglio comunale ci consente di fare.
La nostra idea rimane ferma e consideriamo la sua una “carica abusiva”.» 

Su questa nota i nostri lettori hanno diritto ad una spiegazione, perché si presta a qualche piccolo rilievo.
In primo luogo il presidente del Consiglio comunale di Modica, che non viene mai citato nello scritto, è Roberto Garaffa, attualmente nell’Udc, dove è stato eletto e tramite il quale, con accordi della maggioranza presente in Consiglio è stato eletto alla carica che ricopre.
Le accuse mossegli dal suo ex capogruppo è quella di scarsa coerenza, poiché l’Udc ha lasciato la maggioranza e quindi egli dovrebbe prendere atto della nuova situazione dimettendosi.
Al riguardo c’è da ricordare che in un’epoca non lontana nel tempo, quando la democrazia in Italia – che mai è stata completamente matura, ma che oggi è totalmente acerba – aveva ancora un sussulto di dignità, agli organi di controllo venivano chiamati i componenti dell’opposizione. Ciò avveniva sia a livello centrale (Camera dei deputati), sia a livello locale, dai consigli regionali a quelli comunali.
La tradizione si ruppe quando la Sinistra al Governo, traendo spunto dalle indecisioni del centrodestra nello scegliere il suo candidato, ruppe gli indugi ed elesse un proprio rappresentante sia alla Camera che al Senato. Da allora fu tutto un susseguirsi di maggioranze che, a cascata, a tutti i livelli di governo, hanno giocato l’asso pigliatutto sin dai primi passi della propria amministrazione.
Si tratta, a mio modesto parere, di un imbarbarimento dei rapporti fra maggioranza e opposizione le quali, come la stessa storia di Lorenzo Giannone dimostra, sono recinti virtuali dai quali si può uscire o trovarsene improvvisamente fuori.
L’operato dell’attuale presidente del Consiglio comunale credo che debba essere visto solo in funzione dell’imparzialità con la quale ha esercitato ed eserciterà il proprio mandato, considerato anche che ogni carica di garanzia e controllo fa perdere, a chi la esercita, ogni possibile etichetta d’origine più o meno controllata.

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