Due modelli di sviluppo a confronto in Commissione Territorio

di Cesare Pluchino
Ascoltati Confindustria e Legambiente che si sono arroccati sulle rispettive posizioni, fra i consiglieri solo Maurizio Tumino aderisce alla realtà, sia pure con toni sentenziosi, l’assessore Corallo il solo a difendere la posizione dell’amministrazione

Bene ha fatto il residente della II Commissione Territorio, Massimo Agosta, nel cogliere al volo la proposta di audizione dei rappresentanti di Confindustria e di Legambiente, per avere un contributo fondante alla discussione sulla variante all’art. 48 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore.
Ne è venuto fuori un interessante dibattito sulla questione, anche se i protagonisti hanno quasi del tutto tralasciato gli aspetti legati alla limitazione delle costruzioni in verde agricolo fermandosi a valutare la scelta della giunta di inserire, fra le normative, il divieto assoluto per la ricerca di idrocarburi e gas.
Con i consiglieri comunali a fare da spettatori, in special modo, come consuetudine, quelli del Movimento 5 Stelle che non hanno profferito parola a difesa della proposta di giunta per il Consiglio Comunale, si sono confrontati il Direttore di Confindustria Ragusa, la dott.sa Giusy Migliorisi, i rappresentanti di Legamabiente, entrambi ex assessori della giunta Piccitto, Claudio Conti e Giuseppe DiMartino, il consigliere comunale Maurizio Tumino e l’assessore Salvatore Corallo.
L’audizione era stata convocata anche a seguito della nota inviata dal Presidente di Confindustria Ragusa che proponeva alcune riflessioni sulla delibera di Giunta, attraverso considerazioni che hanno costituito il filo conduttore del intervento iniziale della rappresentante dell’organizzazione degli industriali ragusani.
Intervento che si è rivelato spiccatamente di parte, a difesa esclusiva, a tratti anche esagerata, degli interessi dei petrolieri, con toni eccessivamente professorali, e a tratti saccenti, che emanavano scarsa considerazione per l’uditorio e tali da rendersi per qualcuno poco interessanti.
Analogo atteggiamento, alquanto supponente, riscontrato in occasione dell’intervento del prof. Conti di Legambiente, che è stato interrotto e richiamato, addirittura, ad attenersi al punto all’Ordine del Giorno.
Per Confindustria, la storia delle attività di ricerca, esplorazione ed estrazione degli idrocarburi nel comune di Ragusa depone a favore di un totale rispetto dell’ecosistema, una eventuale approvazione della delibera di giunta porterebbe ad un blocco indiscriminato di tutte le nuove attività di esplorazione e eicerca di petrolio o gas, con gravi ripercussioni economiche per le aziende direttamente interessate e per l’indotto.
Oltre al blocco di qualsiasi altra attività legata al settore energetico, Confindustria intravede profili di illegittimità nel provvedimento, rientrando la materia fra i temi di competenza regionale e ponendosi in contrasto agli interessi nazionali di approvvigionamento energetico.
In conclusione, viene contestata l’affermazione in delibera che non ci sarebbero “riflessi diretti o indiretti sulla situazione economico-finanziaria o sul patrimonio dell’Ente”, per la conseguente perdita di royalties e imposte.
Da rilevare che la nota, inviata solo al Sindaco, alla Giunta e al Presidente del Consiglio, sembra voler ignorare i componenti il civico consesso che sono poi quelli che decideranno sulla sorte della delibera.
In ogni caso, Confindustria contesta l’idea di modello di sviluppo dell’amministrazione, ma non eccepisce nulla di irregolare o illegittimo, se non per il richiamo alle competenze regionali
Attesa, se pur nota, la posizione di Legambiente, considerato che l’associazione proponeva le sue tesi attraverso le voci di due ex assessori della Giunta Piccitto, Conti e Dimartino che hanno esposto le controdeduzioni alla nota di Confindustria, ma non hanno difeso eccessivamente le decisioni dell’amministrazione di Palazzo dell’Aquila.
Quella di Conti, soprattutto, è sembrata una difesa d’ufficio, con la solita esposizione ricca di competenze e di conoscenza delle normative, offuscata solo dalla pretestuosa affermazione che il TAR si sarebbe reso colpevole di errore per una sentenza sfavorevole alle tesi ambientaliste.
Rilevate le pertinenze della nuova normativa che non andrebbe a intaccare le produzioni dei pozzi attualmente in esercizio, fra i quali il pozzo Tresauro che potrà lavorare, con le opportune proroghe, fino al 2049
Sottolineata la competenza esclusiva del Comune che è solo di materia urbanistica, ma, come tale, deve essere rispettata e non assoggettata a condizionamenti di qualunque tipo, evidenziata la norma che riserva eventuali sfruttamenti del sottosuolo ad aziende a carattere artigianale.
In definitiva Legambiente difende la scelta di un modello di sviluppo che Confindustria ritiene, invece, di rifiuto dello sviluppo del territorio.
L’intervento di Maurizio Tumino si è soffermato, prima, su alcune sentenze della magistratura, ordinaria e amministrativa, che deporrebbero a sfavore delle normative che vorrebbe imporre il Comune di Ragusa, soprattutto per lo jus edifcandi che si vorrebbe riservare all’imprenditore agricolo.
Inevitabilmente, le competenze professionali hanno portato Tumino a evidenziare i limiti di misure che non tengono conto, per esempio, della decadenza dei vincoli preordinati all’esproprio, fattore che rende debole la struttura del Piano regolatore per il quale è indispensabile una profonda revisione che tarda ad arrivare.
Indispensabile ripristinare gli standard urbanistici, per Tumino si tratta solo di un gigantesco spot elettorale, dove si vuole far apparire Ragusa come modello da esportare per le politiche ambientali ed urbanistiche del Movimento 5 Stelle, che non tiene conto della possibile pioggia di ricorsi che tutto bloccherebbe, per anni, ad eccezione degli slogan che servirebbero per le prossime campagne elettorali dei candidati grillini.
Insolitamente deciso l’intervento finale dell’assessore Salvatore Corallo che ha contestato le posizioni fortemente critiche di Confindustria, che rifiuta alternative ai modelli di sviluppo classici, disconoscendo le tendenze più attuali di politiche0 energetiche pulite e senza rischi ambientali.

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