Ragusa grillina non risponde al referendum

di Cesare Pluchino
Il capoluogo, tre punti sotto la media provinciale, paga lo scotto di una campagna referendaria inesistente

Come in ogni competizione politica, e questa lo era per il significato politico che si è voluto dare a tutti i costi, ci sono vinti e vincitori, ma nei commenti nessuno ha perso.
Il quorum non è stato raggiunto, il referendum si è trasformato nell’ennesimo spreco di soldi per una nazione dall’elettorato immaturo, peraltro, ormai, disaffezionato alla politica e alle urne che sono sempre meno frequentate.
Del resto, le consultazioni referendarie non hanno grande considerazione, quasi sempre promosse da forze minoritarie, spesso vanificate da interventi dei governi che, come già accaduto, trovano sempre come aggirare il volere popolare.
In particolare, per questa consultazione, la Sicilia, che poteva risultare maggiormente interessata al tema referendario, è rimasta abbondantemente al di sotto della percentuale nazionale, del 32%: solo Trapani ha votato di più, con il 33,30%, tutte al di sotto le altre province con Agrigento al 30,63%, Ragusa al 29,51%, Catania al 29,33%, Palermo al 27,54%, Siracusa al 27,42%, da Messina al 26,98%, Enna al 25,65%, Caltanissetta al 22,50% , quest’ultima la provincia dove si è votato meno con la città di Gela che è il comune dove l’astensione è stata praticamente la regola. In pratica tutte le città industriali d’Italia legate al petrolio non hanno votato.
Interessata dalle trivellazioni, la Sicilia, e particolarmente Ragusa, si è mantenuta lontanissima dal raggiungimento del quorum della Basilicata e dal 42% della Puglia, regione questa dove ha partecipato alla propaganda pro referendum anche la nostra Stefania Campo, ex assessore alla cultura del Comune di Ragusa.
Se poco si poteva aspettare dall’elettorato ambientalista e della sinistra estrema, sensibile ai temi ecoambientali e a quelli delle ricerche di idrocarburi e gas, in mare e in terraferma, ma tradizionalmente fermo, sul nostro territorio, a percentuali da prefisso telefonico o comunque bassissime, ben diverse erano le aspettative dal mondo grillino, che da tre anni amministra la città e porta avanti, con convinzione, i temi ambientali.
Inesistente la campagna referendaria, nessuna manifestazione pubblica, non si sono visti gazebi, né materiale per propagandare il SI: se si può giustificare il minore impegno degli amministratori, in ossequio al ruolo istituzionale, viene fuori in tutta la sua realtà l’inconsistenza organizzativa degli iscritti e degli attivisti del Movimento 5 Stelle.
Qualcuno di loro, molto finemente, non ha mancato di criticare i ragusani, che sarebbero adusi solo alle scacce e alla televisione, ma non si può evitare di rimarcare un flop considerevole della risposta referendaria in una città amministrata dal Movimento 5 Stelle, con tanto di…solida maggioranza consiliare.
Si rileva il dato, non tanto per il risultato della consultazione popolare, in forse già prima che si aprissero i seggi, quanto per i riflessi che potrebbe avere sulle strutture del movimento in città.
Le ultime vicende, riguardanti i contrasti con il Sindaco del gruppo consiliare, le illazioni non confermate sulle aspirazioni per possibili candidature future, il fallimento per un risultato referendario almeno decente, la non esaltante attività di molti consiglieri comunali, fanno dire a qualche attivista che ci sono tutte le condizioni per ripetere quanto avvenuto a Vittoria, dove, con l’avallo dei vertici del Movimento, si è proceduto ad un repulisti dei grillini della prima ora per far posto ad una classe dirigente del Movimento professionalmente più preparata e politicamente più matura, in grado di assolvere i compiti che il maggiore consenso raccolto dai grillini richiede.
Una partita che, dopo tre anni di amministrazione pentastellata, sembra ancora debba iniziare e sarà tutta da vedere.

Ultimi Articoli