Il tempo passa per tutto, anche l’aula consiliare del Comune di Ragusa mostra i suoi limiti, fa emergere la sua vetustà, l’inadeguatezza alle moderne esigenze tecnologiche, gli spazi ormai insufficienti, l’impossibilità di adottare minime misure di sicurezza come in questa emergenza per il coronavirus.
Sappiamo di attirarci le feroci critiche di quanti parlano del ‘parlamentino’ del palazzo di città, ma la contemporanea disponibilità della sala convegni del centro direzionale di contrada Mugno rende il problema quanto mai attuale.
Nonostante la riduzione del numero dei consiglieri comunali, da 30 a 24, gli spazi sono del tutto inadeguati.
Si resta a Palazzo di Città perché la sala consiglio è attigua alle stanze del sindaco e alla sala giunta, ma non ci sono, ormai, spazi adeguati.
Chi scrive, dal 2013, non ha perso una seduta di consiglio comunale e può riferire delle notevoli lacune che presenta l’aula consiliare, pur dopo le modifiche volute, dieci anni prima, dall’allora sindaco Nello Dipasquale, per adeguare l’aula alle normative per l’accessibilità ai disabili.
Adeguamento che portò, inevitabilmente, a forzature e a lavori non eseguiti perfettamente a regola d’arte per i fondi che erano comunque limitati per quella che avrebbe dovuto essere anche una operazione di restauro eseguita da ebanisti di professione.
Invece, come è rilevabile da diversi particolari, per risparmiare si preferì unire legni diversi, trovare rimedi economici, sfruttare gli spazi come meglio si poteva.
Gli spazi per i consiglieri sono angusti, sia negli scranni, sia per l’accesso agli stessi: per arrivare in certi posti ci si deve mettere di lato, se non fare alzare i colleghi già seduti. Il piano dello scranno è occupato dall’impianto microfonico di tecnica datata, che occupa molto spazio. La tappezzeria delle poltrone è ormai consumata e sporca, il pavimento in parquet economico stona con i legni antichi della sala.
Ridotto lo spazio per il pubblico, dove devono trovare alloggio anche i giornalisti e i due vigili urbani comandati per la seduta.
Esigui gli spazi di movimento delle poltrone di Presidente, Segretario Generale e funzionario dell’ufficio atti consiglio, non c’è uno spazio dedicato per il vice segretario generale, quasi sempre presente in aula, non ci sono spazi previsti per dirigenti e funzionari. Un piccolo tavolo per i tre revisori dei conti, un altro riservato per le registrazioni audio e video delle sedute.
Oggi, con l’aumento del numero degli assessori, sempre che non arrivi l’ottavo, non ci sono nemmeno i posti e il relativo impianto microfonico per i 7 assessori, senza dire che in una delle ultime sedute anche il Sindaco, rivolgendosi al Presidente, ha fatto presente come gli assessori non hanno lo spazio per andarsi a sedere, se non facendo alzare i colleghi e anche il primo cittadino.
Impossibili comode riprese televisive, anche i fotografi intralciano i lavori d’aula.
Senza dire che, come sarebbe previsto dal regolamento, mancano in Comune gli spazi previsti per i gruppi consiliari.
Nell’attuale emergenza, parlare del metro di distanza fra i presenti è pura utopia.
Sarebbe normale trasferirsi, anche al di là dell’emergenza, al centro direzionale della zona artigianale dove ci sarebbero spazi adeguati, moderni, funzionali e comodi.
Volendo, si potrebbe pensare ad una profonda riqualificazione della vecchia aula consiliare dove 24 consiglieri e tutto il seguito, con adeguati arredi moderni, troverebbero comodi spazi anche per l’amministrazione.
Ma viene da pensare che in un capoluogo dove ci sono solo 7 posti di rianimazione si può correre il rischio di essere linciati se si propone di restaurare il ‘parlamentino’, e sarebbe anche cosa normale.
