Una emergenza che vede un crescendo di errori di gestione, solo in parte giustificabili dal momento particolarmente critico e, soprattutto, una errata gestione della comunicazione, dall’attacco alle opposizioni in diretta televisiva di una conferenza stampa istituzionale ai dubbi che vengono sollevati sui numeri in calo dei contagiati perché non commisurati al rapporto tamponi/popolazione.
C’è un senso di forte smarrimento nell’opinione pubblica sommersa da un diluvio di pareri di virologi, tutti diversi tra di loro sulle cause dell’epidemia, sugli errori di strategia nell’affrontarla, sui rimedi e sulle scelte dei governanti, non si comprende più se decide il governo, la protezione civile o il comitato tecnico scientifico
L’Italia è trasformata, tutti sono agli arresti domiciliari, ci sono imposizioni pesanti psicologicamente, senza nessuno corrispettivo annunciato in termini di aiuti concreti, e più ancora per chi è rimasto senza una lira perché ha perso il lavoro o ha dovuto chiudere l’attività.
C’è una limitazione eccessiva dei diritti personali, non c’è nemmeno la possibilità di godere da soli, o come nucleo familiare comunque convivente, della casa a mare o, peggio ancora, in campagna: se vai sulla spiaggia, infatti, potresti incontrare altra gente e violare, anche involontariamente, la distanza di sicurezza, nella tua proprietà nessuno può entrare senza violare il domicilio.
Quanto ai rimedi di ordine economico, per ridare ossigeno alle famiglie, alle imprese, al commercio e alle produzioni agricole, si è capito che gli italiani dovranno fare, ancora una volta, da soli.
C’è più attenzione al campionato di calcio o ai compensi dei tesserati che non ai tanti licenziati o alla esigenza di immettere liquidità.
Ma non vale nemmeno la pena di parlarne, perché siamo solo al primo mese di chiusura, un altro mese è certo, la ripresa sarà per gradi, non siamo certi nemmeno di poter fare il bagno a mare.
C’è di buono solo che molta gente, almeno a Ragusa, è convinta che tutto si fa per evitare danni peggiori, se passa questa convinzione, sarà inevitabile non pensare a conseguenze più dannose di carattere sociale.
L’ultima speranza che resta è quella di decisioni valide per tutto il territorio nazionale, anche se il calendario di chiusure e riaperture potrà variare sulla base di singole esigenze locali, ma di carattere esclusivamente sanitario.
Non è ammissibile, però, sullo stesso territorio dover avere a che fare con il Decreto della Presidenza del Consiglio, con l’ordinanza del Presidente della Regione e con le decisioni di un Sindaco, senza nemmeno che si sappia chiaramente quale è quella prevalente sulle altre.
Se possibile, si dovrebbero evitare teatrini come quello della Renault 4 dei francesi, che dopo aver attraversato l’Italia, sono un giorno in quarantena ad Acitrezza, la settimana dopo in gita a Noto, la settimana dopo a Piazza Armerina, mentre da noi dovrebbe uscire un solo componente del nucleo familiare, per fare la spesa, secondo qualcuno anche nel punto vendita più vicino a casa.
Si dovrebbero evitare anche gli sbarchi di immigrati, se i porti sono chiusi, sbarchi che avvengono senza che nessun chieda neanche l’autocertificazione che serve, invece, per andare al supermercato, mentre gli studenti universitari o i lavoratori senza lavoro non possono neanche tornare a casa.
In ultimo, c’è da fare una riflessione sul sistema sanitario della provincia che sta mostrando le sue caratteristiche di eccellenza, non sempre riconosciute dai vertici regionali.
Dopo venti anni, e oltre, è stato completato e aperto il nuovo ospedale di Ragusa, ci sono voluti 50 milioni di euro, per qualcuno sembrano molti, ma per il costruendo nuovo ospedale di Siracusa la Regione ha messo sul piatto, solo inizialmente, ben 150 milioni, anche se il nostro è solo metà del progetto totale.
Scelte politiche hanno messo sullo stesso piano, come ospedali di I livello, quelli di Ragusa, di Modica e di Vittoria, anche se non tutti dotati dei reparti di un ospedale di I livello, a Ragusa, anche nonostante le sentenze del TAR, manca la stroke unit di neurologia, che si vuole tenere a Vittoria, mancano malattie infettive, otorino, oculistica, anche se c’è da dire che non tutti i reparti troverebbero dove essere allocati al Giovanni Paolo II.
Ma non è questa la problematica che spinge alla riflessione, quanto un fenomeno, apparentemente strano di questa emergenza: l’ospedale covid di Modica ha, fortunatamente, pochi ricoverati per il virus, ma è impossibile non rilevare come ci sia un’alta percentuale di pazienti di fuori provincia.
Arriva gente da Gela, passando prima da Vittoria o d Ragusa, molti pazienti da Rosolini o da Noto, nulla da eccepire sul fatto di dare assistenza a chiunque, ma è normale in tempi di emergenza ? Cosa c’è che non va a Caltanissetta o a Siracusa?
