Abbiamo avuto modo di interloquire con il dott. Francesco Blangiardi, Direttore del Dipartimento Medico di Prevenzione dell’ASP di Ragusa, al quale abbiamo chiesto alcune sue considerazioni relative all’emergenza sanitari in corso.
Queste le sue risposte alle nostre domande:
– Una sua valutazione generale sull’epidemia di COVID 19, lo sviluppo in Italia, nella nostra regione e nella nostra provincia, la situazione attuale
L’epidemia è ancora in corso anche se in Sicilia, grazie anche alle misure di isolamento massivo adottate, il virus è circolato poco. In provincia di Ragusa meno che altrove.
– Ragusa resta la provincia dell’isola meno colpita dal virus: quali, secondo Lei, le condizioni che hanno determinato questo ?
Grazie ad un attento contact tracing che è risultato superiore a quello previsto in ambito regionale ed alla pronta risposta della Direzione Generale con la messa in atto di strutture ed equipe dedicate i casi positivi registrati sono davvero esigui (meno del 3 x1.000) e di questi alcuni di fuori provincia.
I ricoveri poi sono stati pochi rispetto ad altre province, anche se i deceduti di questa provincia sono stati 5 su 7 (pari al 5% circa di letalità, n morti x covid diviso n positivi covid, e al 1.5 x 100.000 come tasso di mortalità, n morti per covid diviso n popolazione esposta )
Il tasso di letalità è una percentuale più consistente rispetto a quella del tasso di mortalità, che però restituisce un dato più rilevante per la valutazione dei rischi che comporta un’epidemia per tutta la popolazione.
– Come giudica le misure di contenimento e di isolamento adottate finora? Le ritiene sufficienti, erano necessarie di un inasprimento o erano da attenuare? E nell’attuale condizione?
Sufficienti comprese quelle attuali anche se alcune inutili come la “sanificazione di strade, piazze e cimiteri e la mascherina all’aperto specie quando si fa attività fisica in quanto non permette dir espirare bene.
Inoltre, l’uso dei guanti personali è sconsigliato, basta usarli al bisogno ( supermercati e altre situazioni dove si tocca qualcosa che può essere toccato da altri).
– E’ favorevole a misure uguali su tutto il territorio nazionale o propenderebbe per misure adattate, per esempio, alla situazione attuale nella nostra regione?
Meglio differenziare in base ai dati epidemiologici
– Dalle sue valutazioni, quando pensa che si potrà uscire dal tunnel e quali precauzioni è comunque opportuno adottare ?
Essendo ottimista, spero si comporti come la SARS che, quasi improvvisamente, scomparve, altrimenti adottare misure compatibili con l’economia per evitare il rischio di collasso economico che è più grande di quello sanitario, la salute non è solo assenza di malattia secondo la definizione dell’OMS.
– Anche se non è di Sua stretta competenza, da medico come valuta l’evolversi della patologia nei pazienti? Si tratta direttamente di una polmonite bilaterale ? oppure è preponderante la tesi dei trombi venosi diffusi? o sono altri i meccanismi ?
In atto la maggior parte sono asintomatici o con patologia polmonare che non richiede la terapia intensiva, nei bambini è stata notata un aumento notevole della sindrome di Kawasaki
(Essa è caratterizzata da febbre prolungata, esantema, congiuntivite, infiammazione mucosa e linfoadenopatie. Possono svilupparsi aneurismi delle arterie coronariche e rompersi o causare infarto del miocardio)
– Considera essenziali le cure con antiinfiammatori e contro la formazione dei trombi? e le trasfusioni di plasma di soggetti guariti ? Se approfondite si potranno considerare le cure risolutive o si dovrà aspettare comunque il vaccino?
Siamo in un campo ancora tutto da esplorare: in atto sembra che il plasma con anticorpi funzioni nei casi gravi e si stanno testando anticorpi monoclonali artificiali oltre alle terapie standard prese a imitazione da chi ha avuto risultati. Queste sono sempre terapie per i già malati. Per proteggere i sani l’unica arma è il vaccino.
– Il vaccino contro l’influenza e contro la polmonite può avere agito da elemento di difesa in alcuni soggetti?
Recenti studi pubblicati su Lancet, una tra le più prestigiose riviste scientifiche del mondo, ha evidenziato che i soggetti che hanno avuto ‘influenza o polmoniti batteriche prima di ammalarsi di COVID hanno avuto grossi problemi e la malattia è stata più seria fino al decesso.
Pertanto, vaccinarsi per l’influenza e la polmonite, fa sì che una eventuale infezione da COVID trovi i polmoni in condizioni migliori di uno che ha fatto l’influenza e/o la polmonite e quindi maggiore probabilità di guarigione.
La qualcosa è fattibile ampiamente con il vaccino antinfluenzale stagionale e quello contro lo pneumococco 13valente coniugato che si fa una volta nella vita e due richiami di 23valente a distanza di uno e cinque anni.
VACCINI che ricordiamo sono gratuiti e vengono fatti presso il proprio medico curante o, se bambini, presso il proprio pediatra.
