In Consiglio Comunale i grillini perdono maggioranza e autorevolezza

di Cesare Pluchino
Si erano giudicati maturi per assumere responsabilità, ritenevano di dover cogliere al volo le opportunità, al primo appuntamento importante, senza maggioranza, hanno evidenziato i limiti di una azione politica che fa solo danno al Movimento 5 Stelle

Emblema della seconda parte della seduta di Consiglio Comunale dedicata alla modifica dell’articolo 48 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG, i due interventi dei consiglieri del Movimento 5 Stelle che suggellano l’inconsistente caratura di molti degli eletti che dovrebbero sostenere l’amministrazione Piccitto.
Nel corso delle trattive per l’ordine da seguire nello svolgimento dei lavori d’aula, il capogruppo dei grillini, irrompeva nella riunione delle opposizioni dichiarando: “andiamo avanti comunque”, lasciando intendere che si voleva affrontare l’aula nella consapevolezza di non avere i numeri necessari, segnale di una netta mancanza di comprensione delle dinamiche e delle strategie che erano in atto.
Dichiarazione che si è concretizzata nell’esito della doppia votazione finale che ha visto i grillini battuti due volte consecutivamente.
Perché la smania di protagonismo ha portato un secondo consigliere, questo senza nemmeno cariche ufficiali, quindi un semplice componente della truppa pentastellata, il consigliere Spadola, a irrompere a gamba tesa nel dibattito, in chiusura, quando la partita era già evidentemente persa.
Alla richiesta di Giorgio Massari di un rinvio della seduta al martedì successivo, per il bisogno di assumere contezza dell’emendamento dell’amministrazione che stravolgeva la proposta della giunta sulla materia, richiesta unanimemente avallata dalle opposizioni, Spadola opponeva quella di limitare il rinvio a due giorni, una pretesa palesemente polemica e strumentale, non sostenuta da nessuna necessità impellente, né da palese consenso dei suoi stessi compagni di gruppo.
Un tentativo di arginare il palese dominio delle opposizioni che erano diventate, comunque, padroni della seduta, posto in essere in maniera supponente e derubricato, dopo, a semplice richiesta di sospensione della seduta, incomprensibile nella motivazione.
La sintesi di queste strategie d’aula che, in un ordine normale delle cose metterebbero in discussione la valenza e le capacità di taluni consiglieri per la causa comune del Movimento, è stata che la proposta di sospensione di Spadola è stata bocciata con 15 voti delle opposizioni contrapposti ai 12 della sbrindellata ex maggioranza pentastellata.
Nella successiva votazione, per il rinvio della seduta a martedì 28 giugno, le opposizioni, compatte, hanno espresso parere positivo, con il sostegno anche del voto del consigliere Stevanato, del Movimento 5 Stelle e l’astensione del Presidente del Consiglio Tringali che hanno ridotto a 10 i numeri di quella che una volta era la maggioranza e che, secondo il capogruppo Brugaletta, permetterebbe di “andare avanti comunque”.
Evidente la necessità, per il Movimento 5 Stelle, di procedere ad una attenta revisione interna delle proprie componenti che, in più occasioni, mostrano di vanificare quanto di buono e di fertile, che non è poco, esiste all’interno della compagine a cinque stelle.
La seduta ha mostrato in tutta la sua evidenza il grosso errore di aver buttato al vento l’alleanza, sulla carta programmatica, con Partecipiamo che, nella realtà costituiva la colonna portante, numericamente e come consistenza politica, della maggioranza a sostegno dell’amministrazione Piccitto.
Un appoggio che è stato troppo spesso sottovalutato dal Movimento 5 Stelle, considerato scontato per le acquiescenti posizioni del rappresentante in giunta di Partecipiamo, per nulla considerato dal truppone a cinque stelle che, per incapacità politica e oscure regie, ha voluto mettere Tringali come trofeo sulla poltrona più alta del civico consesso, in parte anche contro la sua volontà, per affermare una supremazia che non c’era prima e che ora risulta dissolta anche come miraggio.Il Movimento 5 Stelle non esce bene da questa vicenda che riguarda un tema troppo a cuore ai vertici nazionali.
Non sono nemmeno gli aspetti relativi alle costruzioni in verde agricolo a dominare l’interesse dei maggiorenti del movimento, quanto quelli relativi al divieto per le ricerche petrolifere.
E si deve alla presenza in aula di veri ambientalisti, non quelli che si manifestano solo con i comunicati, se queste norme restrittive, all’attenzione del civico consesso, potranno vedere la luce.
In queste giornate di impegno per la causa ambientalista, gli ambientalisti dichiarati non si sono né visti, né sentiti, nemmeno il Movimento 5 Stelle potrà sventolare la bandiera del consumo di suolo zero se non isseranno sulle spalle e porteranno in corteo Giovanni Iacono, con Giorgio Massari e Carmelo Ialacqua.
Che non vengano diffusi comunicati a nome esclusivo del Movimento che, attualmente, non è in grado di proporre misure sulla materia, senza maggioranza.
Fondamentale per l’impegno posto sui temi ambientalisti, a tutela dell’ambiente e del patrimonio naturalistico del territorio, Giovanni Iacono ha imposto la tabella di marcia ai lavori d’aula per un atto che, come tanti, è stato presentato esposto ai facili rilievi delle opposizioni che antepongono il contrasto strumentale al sindaco e alla giunta, ai legittimi interessi e punti di vista sulla materia, uniti alla difesa dei lavoratori del settore.
Lavoratori che, è bene sottolinearlo, accorsi in protesta alla seduta di consiglio comunale, hanno accolto l’invito del sindaco ad essere ricevuti a porte chiuse, abbandonando poi Palazzo dell’Aquila senza rilasciare dichiarazioni e resoconti sull’incontro, sminuendo, di fatto, l’azione dei consiglieri che della loro tutela avevano fatto uno degli elementi centrali della battaglia.
La prosecuzione della seduta di consiglio comunale è stata imperniata sulla richiesta delle opposizioni di un rinvio per un attento esame dell’emendamento alla proposta di deliberazione per il consiglio che rimodula quelle parti necessarie di adeguamento alle recenti normative adottate con l’adozione del piano paesaggistico.
Per alcuni, sarebbe opportuno il ritiro e la riscrittura dell’atto, ma occorre distinguere fra le opposizioni di fondo, che si oppongono, in maniera preconcetta, alle limitazioni delle costruzioni in verde agricolo e per le ricerche petrolifere, e quella parte di opposizione all’amministrazione che reputa condivisibile l’atto, a condizione che vengano perfezionate quelle parti che si prestano a successivi ricorsi che potrebbero inficiare tutta l’impostazione della misura ambientale, degna in ogni caso della massima considerazione.
Battaglie procedurali, riunioni interminabili, sospensioni sempre poco dignitose prolungate oltre ogni termine ammissibile, atteggiamenti indecenti di alcuni consiglieri con totale disconoscimento di ogni regola di galateo, anche istituzionale, il tutto sullo sfondo di un civico consesso che, per buona parte dei suoi elementi, ha mostrato superficiale competenza sulla materia e incapacità di gestire i lavori d’aula con serenità e intenzioni concrete di lavorare per il bene comune.
Fondamentali, nell’economia della seduta gli interventi di Giorgio Massari e di Giovanni Iacono.
Massari ha specificato, con la consueta dotta chiarezza di termini e di contenuti, i tre elementi che avrebbero consigliato una sospensione atta a favorire profonde riflessioni e dibattito all’interno dei gruppi, del consiglio tutto e dei rapporti fra consiglio e amministrazione, riflessioni imposte anche dal parere del segretario generale sulla pregiudiziale posta, in relazione alle norme recenti del piano paesaggistico non contemplate nella delibera di giunta e recepite tramite un emendamento dell’atto, della stessa amministrazione, del quale il consiglio deve assumere contezza.
Un emendamento che, secondo Massari, è una nuova delibera, per l’approvazione della quale Presidente del Consiglio e Amministrazione devono guardare, necessariamente, al dibattito in aula e alla composizione numerica di maggioranza e opposizione.
Massari ha sottolineato che c’è una componente importante dell’aula, trasversale, che tiene a che l’atto sia approvato secondo criteri di legittimità e qualità, in ossequio alla tutela del verde e all’articolo 40 del piano paesaggistico che non esclude tout court la possibilità di perforazioni per ricerche di idrocarburi.
Giovanni Iacono si è detto favorevole alla sospensione per una attenta valutazione dell’atto, da approvare nei modi e nei tempi migliori.
Riconoscendo il contributo, al senso del dibattito, dei pareri espressi dal segretario generale, non ha potuto esimersi dal mettere in evidenza i numerosi punti di incongruenza della delibera, solo in parte sanati dall’emendamento proposto in extremis.
Un mancato, consueto, rispetto verso il Consiglio Comunale si contrappone all’attenzione dovuta ai pareri di legittimità sulle delibere, questioni rilevanti dalle quali emerge la superficialità dell’azione amministrativa, appesantita dalle dichiarazioni, in aula, del primo cittadino che ha giustificato la stesura di atti imperfetti, affidandola, cosa assurda in termini di diritto amministrativo al successivo, possibile, giudizio del tribunale amministrativo. Un modo non buono di operare nell’interesse della comunità, secondo Iacono, ancora peggio dirlo e propagandarlo e diffonderlo nel corso del civico consesso: una insostenibile leggerezza dell’azione amministrativa, secondo l’ex Presidente del Consiglio, complicata dall’arroganza e dalla prepotenza senza misura in alcune componenti del Movimento.
In definitiva, una necessaria sospensione per far riappropriare il Consiglio delle sue facoltà e permettere che un approfondito dibattito in aula consenta di far emergere le diverse sensibilità sulla delicata materia, anche attraverso la storia di quanti hanno contribuito concretamente a creare i presupposti per una sana gestione ambientale del territorio.

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