Da giorni, fuoco incrociato di dichiarazioni fra il sindaco di Modica e l’assessore regionale alla sanità.
Abbate ha lanciato l’allarme con una nota nella quale si paventava che l’ospedale COVID sarebbe stato allocato al Maria Paternò Arezzo di Ragusa. Lamentava la scelta che avrebbe privato così dei relativi finanziamenti l’ospedale di Modica, dopo che la stessa struttura era stata destinata, nell’emergenza come centro COVID del territorio.
Rispondeva, una prima volta, l’assessore Razza, con un apposito comunicato stampa, che voleva assicurare come la richiesta dell’ASP per un finanziamento finalizzato alla realizzazione dei posti letto in terapia intensiva al Maggiore di Modica sarebbe stata valutata e accolta positivamente, senza però fare cenno alla scelta del Maria Paternò Arezzo come struttura COVID.
Ma i successivi interventi del sindaco di Modica suffragavano l’impressione che la preoccupazione non era quella dei finanziamenti ma della perdita della struttura COVID, considerando forse del tutto scisse da queste le problematiche di riqualificazione della rianimazione del Maggiore.
Abbate mostrava la documentazione che sanciva la scelta dell’OMPA di Ragusa come struttura COVID
A questo punto, Razza, dopo aver chiarito anche nel corso di una intervista televisiva, che il finanziamento per la rianimazione di Modica era confermato, si dichiarava ‘scocciato’ dalle dichiarazioni allarmistiche del Sindaco e preannunciava denuncia all’autorità giudiziaria per mestare nel torbido, senza comprendere la differenza tra diverse fasi di pianificazione Covid, per cercare lo scontro istituzionale inutile procurando allarme nell’opinione pubblica.
Intanto, da più parti, sono arrivate conferme sulla scelta dell’ospedale Maria Paternò Arezzo come ospedale COVID del territorio, conferme che si erano palesate anche in una intervista tv del Direttore Generale ASP, Aliquò, che vantava già i possibili aspetti positivi della scelta.
In pratica, non dovrebbero mancare i finanziamenti richiesti per la rianimazione del Maggiore di Modica, 2 milioni e mezzo di euro per nuovi posti letto e una ristrutturazione del reparto che dal quinto piano del Maggiore dovrebbe essere allocato al piano terra.
Tutt’altra questione quella della scelta del COVID che vuole utilizzare una struttura idonea, da poco svuotata dei reparti trasferiti al Giovanni Paolo II e quindi facilmente riattivabile, dotata già di Radiologia e TAC, indispensabili per i controlli e le cure COVID.
È comprensibile la delusione del Sindaco di Modica, dopo aver accolto i malati COVID in piena emergenza ma è pure vero, come è stato sottolineato, che non si possono sacrificare i reparti e le potenzialità dell’ospedale di Modica in caso di una nuova emergenza.
Al riguardo, accogliamo con piacere l’autorevole intervento sulla questione del senatore Gianni Battaglia, Responsabile Regionale Dipartimento Sanità e Welfare – Articolo Uno – Sicilia
L’INDIVIDUAZIONE DI UN OSPEDALE COVID IN PROVINCIA DI RAGUSA PRESCINDE DALLE LOGICHE CAMPANILISTICHE
La tutela della salute non ha confini “amministrativi”
Ragusa, 12 giugno 2020 – Articolo Uno interviene nella vicenda dell’individuazione dell’ospedale Covid-19 ricaduta sul presidio ospedaliero “Maria Paternò Arezzo”, sottolineando che le scelte di programmazione sanitaria devono avvenire senza logiche o spinte municipalistiche.
La tutela della salute non ha confini “amministrativi”.
L’esperienza della pandemia ha messo in luce il fatto che è necessario avere un ospedale Covid sempre pronto ad accogliere le future emergenze.
Un ospedale Covid, tuttavia, non deve sottrarre, alla normale attività ospedaliera ordinaria, spazi, tempi, posti letto, uso di attrezzature, servizi e risorse umane per garantire la necessaria assistenza, come, purtroppo, è accaduto durante la pandemia.
Il Maria Paternò Arezzo, per il fatto di essere stato in gran parte “svuotato” di alcuni reparti, perché trasferiti nel nuovo ospedale Giovanni Paolo II, e di essere, nel contempo, organizzato un presidio ospedaliero “attivo” ha le caratteristiche idonee per essere organizzato come ospedale Covid senza sottrarre posti letto, attività sanitarie ordinarie ai presidi di riferimento: di Maggiore di Modica, al Giovanni Paolo II di Ragusa e al Guzzardi di Vittoria.
Infatti, anche il piano di riordino della Rete ospedaliera, pur con alcune scelte fortemente, criticabili, tuttavia, ha organizzato, la Rete guardando all’intero territorio assegnando Unità Operative specialistiche uniche per tutta la provincia senza tenere conto dei confini amministrativi dei singoli comuni.
La polemica non aiuta anche se l’Assessore alla Salute della Regione Siciliana, farebbe bene, ogni qualvolta si accinge ad assumere decisioni importanti che riguardano i territori dovrebbe ascoltare i sindaci attraverso uno strumento che è sancito dalla legge: La Conferenza dei Sindaci.
