Pare che in giunta, al Comune di Ragusa, si siano guardati in faccia per interrogarsi su come utilizzare i fondi della catena di solidarietà che comprendono anche quelli stanziati dall’Ente come primo intervento.
Come più volte abbiamo descritto, c’è stata una legittima attesa per le scelte nazionali e regionali ma, arrivati a metà giugno ci sarebbe da mettere sul piatto le scelte locali.
Pare, alla resa dei conti, che sul piatto non c’è nulla. Di questo passo, senza idee, senza programmi, senza strategie, non si può andare avanti con qualche dehors e con i bandi per lavori che, se andrà bene, partiranno nel 2021.
In tema di economia, c’è il buio assoluto, sviluppo economico e centri storici, che potrebbero essere trainanti per una ripartenza, sono al palo, senza possibilità di interventi immediati, addirittura ci sono problematiche che hanno fatto la muffa, sembra quasi che la titolarità delle deleghe sia solo titolo onorifico.
Gli stessi aiuti alimentari soffrono della estenuante burocrazia , denunciata dallo stesso delegato del Sindaco per il sociale, vanno a rilento nonostante le continue celebrazioni della macchina comunale e la gente non è nemmeno confortata per colpa di una comunicazione che, nel contesto di un giudizio globalmente positivo dell’attività amministrativa, per merito soprattutto dell’attività di alcuni assessori, riesce a sminuire il lavoro ben fatto e costituisce una delle criticità maggiori di tutta l’amministrazione, come anche riconosciuto da qualche assessore che ammette le carenze comunicative.
Per la questione dei buoni spesa, una babele, con dati disaggregati, una volta vengono indicate le richieste, un’altra i nuclei familiari, un’altra il numero dei minori, con confusione fra richieste pervenute, richieste esaminate, richieste ammesse, richieste evase, consegne avvenute con specifica dei buoni e resoconto delle somme a disposizione ed erogate.
Una babele perché manca una fonte univoca, ci sono i consiglieri di minoranza che telefonano al dirigente, o così dicono, e dicono anche che non risponde al telefono, chi telefona al Sindaco, al delegato, all’assessore, districandosi fra servizi sociali e protezione civile.
Facilmente immaginabile cosa ne viene fuori, come, in effetti, già accaduto.
Mentre era in corso la raccolta delle domande di ammissione al beneficio, numerose erano state le voci, provenienti dai diversi livelli degli uffici, circa i ritardi dovuti alle procedure farraginose imposte dalla regione, si era detto che prima di metà giugno i buoni non sarebbero potuti arrivare.
E qui si innesta la catastrofe comunicazionale che, vogliamo precisare non è addebitabile al Sindaco: è come quando se la prendono con l’assessore per la manutenzione del verde pubblico o con il Sindaco per i rifiuti per strada.
Ci sono uffici e persone preposte, per non dire profumatamente pagate, per la comunicazione, proprio del primo cittadino: anche se quest’ultimo sta per sbagliare, chi è preposto alla comunicazione, il Rocco Casalino de noantri, deve letteralmente strappare i comunicati, distruggere il computer, allarmare il sindaco per l’errore che sta facendo.
E non ci vengano a raccontare le barzellette per la distinzione fra comunicazione istituzionale e politica, fra compiti dell’ufficio stampa e virgolettati vari.
Una nota del 28 maggio, comunicato n. 315 dell’Ufficio Stampa, con ampio virgolettato del primo cittadino che, come ci insegnano, è opera del portavoce, tranquillizzava che “non sarà necessario attendere ulteriore tempo (dopo la scadenza del bando del 31 maggio (NdR) per vagliare le istanze e cominciare a erogare i buoni. I nostri uffici dei Servizi sociali, infatti, durante questo periodo non sono rimasti con le mani in mano ma hanno via via elaborato le domande e predisposto le pratiche affinché già da lunedì 1° giugno potremo cominciare a distribuire i buoni secondo un ordine cronologico di presentazione dell’istanza”.
Ora non è che ci aspettassimo che nel primo giorno fossero state esitate tutte le richieste, ma, pur mantenendo un rispettoso silenzio, alla sera del 5 giugno, ci risultavano erogati buoni per sole 250 richieste, pochine per quanti erano stati ‘tranquillizzati’.
La situazione non è di molto migliorata nemmeno con il resoconto aggiornato al 10 giugno, comunicato n. 345 del 12 giungo con annesso altro virgolettato del Sindaco, che coincide con i dati odierni erogati dal consigliere delegato del Sindaco, Rivillito che, più pratico della questione aiuta con qualche numero in più.
2.400 le istanze pervenute, rispetto alle 2.577 della 1ª fase, solo 1646, dopo 10 giorni, quelle esaminate, delle quali solo 971 ammesse, si presume per i criteri attuali che prevedono l’erogazione a chi non ha alcun tipo di reddito. Di queste consegnate alla Caritas per la distribuzione dei buoni, 780.
Nel comunicato dell’Ufficio Stampa viene precisato che il totale dei buoni spesa da 25euro da erogare è di 17.910, per un valore economico complessivo pari a 447.757 euro.
Rivillito, nella sua nota, oggetto di un comunicato stampa che si può leggere in altra parte del giornale, precisa che si sta erogando “un’acconto del 50% sulla quota mensile dei buoni spettanti proprio perché, a numero simile d’istanze con FASE 1, questa prima somma della Regione non garantiva totale copertura, ma abbiamo deciso lo stesso di dare un sostegno forte e tempestivo in attesa delle altre somme.”
Deve ancora pervenire dalla Regione il 70% di un milione e 400.000 euro, pari a 980.000 euro, non si conoscono i criteri di erogazione che saranno dettati.
Per la prima quota devono essere ancora esaminate 784 domande, quelle ammesse si sommeranno alle 191 già pronte per essere consegnate alla Caritas, si presume che, nella terza fase si conoscerà il destino delle istanze al momento scartate.
In pratica, nonostante le assicurazioni del sindaco per un disbrigo veloce delle pratiche e nonostante l’incessante elogio di Rivillito, per la macchina comunale, siamo arrivati a metà del mese di giugno e si è a poco più di metà dell’opera, con l’intero settore mobilitato.
Se a questo si aggiunge che, da diverse parti del territorio arrivano notizie di aiuti delle amministrazioni locali, in verità non meglio specificati, è comprensibile l’attesa della gente che oltre a non vedere gli aiuti alimentari non ha nessuna notizia di possibili interventi dell’amministrazione.
Siamo consapevoli che si vogliono tutelare, innanzitutto i servizi essenziali dell’ente, prima di prendere decisioni che saranno, in ogni caso, assai delicate, ma avere contezza delle reali possibilità aiuta a capire cosa fare, se scendere in piazza, se rivolgersi ai governanti nazionali o regionali, se chiudere l’attività e affidarsi al reddito di cittadinanza, se espatriare.
A Roma ci sono gli ‘stati generali’ dell’economia, qui da noi, lo stallo generale.
