Una serata dedicata al Museo Archeologico per merito dell’assessore Clorinda Arezzo

Al settimo mese di attività per il comparto culturale, la competente assessore della Giunta Cassì, Clorinda Arezzo, tira fuori una encomiabile iniziativa, dedicata al Museo Archeologico di Ragusa.
Riesce a mettere attorno ad un tavolo quasi tutti, forse, i responsabili locali della questione, dal Soprintendente De Marco al Direttore del Parco Archeologico Buzzone, dall’ex Soprintendente di Ragusa e ragusano, l’architetto Battaglia, ai due funzionari della Soprintendenza, Annamaria Sammito e Saverio Scerra, con la chicca dell’architetto Cannata, progettista del Museo Archeologico di Ibla in quanto vincitore della gara relativ, con una società di progettazione di musei.
Una iniziativa, dicevamo, encomiabile, che la Arezzo dovrebbe replicare per altre scandalose incompiute della città, prima fra tutte il Museo del Costume, il Parco del Castello di Donnafugata, la destinazione funzionale di molti palazzi e chiese di Ragusa Ibla.
Purtroppo, al qualificato e autorevole tavolo di autorità ed esperti non ha fatto da corona un pubblico adeguato, in termini numerici: un grave flop, sotto questo aspetto, dell’iniziativa, di certo dovuta alle croniche carenze di comunicazione di questa amministrazione, della serata si sapeva ben poco, l’appuntamento non circolava sui social né ha avuto adeguato battage promozionale, che era dovuto per l’importanza dell’argomento.
Ma gravi colpe insistono, per le assenze, sui componenti dell’amministrazione, sui consiglieri comunali, gravissima l’assenza di quelli della maggioranza, delle roboanti opposizioni c’era solo il consigliere Gianni Iurato.
Ci sarà solo da ridere quando qualcuno di questi penserà di intervenire sulla materia, ma è poco probabile considerata l’indifferenza che da anni grava sul nuovo museo archeologico e sulla sorte di quello attuale.
In questo articolo, ci limiteremo ad un commento generale sulla serata, riservandoci di fornire, in altra parte del giornale, esaustivo resoconto dei qualificati interventi.
Facciamo questo perché non riteniamo di avere le competenze per commentare strategie e progetti per il nuovo museo e per le sorti di quello attuale, pensiamo di avere il diritto di soffermarci sullo stato dell’arte che vede, al momento, chiusi i due musei della città, quello di via Natalelli e quello di Kamarina, con previsioni di apertura di quello di Ibla, al Convento dei Frati Minori Riformati, annesso alla Chiesa di Santa Maria del Gesù, che vanno, come ha sottolineato il Soprintendente, al 2021/2022.
Come minimo, ancora un anno e mezzo di attesa, durante i quali sarà impensabile e antieconomico, come hanno sottolineato in molti, spender soldi in quello vetusto di via Natalelli, per cui è lecito dedurre, se va bene, che prima del 2022 Ragusa resterà senza un Museo Archeologico.
Gravi le responsabilità dell’assessorato regionale, abbiamo appurato, per esempio, che la mancanza dei lavori di adeguamento antincendio e sicurezza dei locali di via Natalelli erano di competenza dell’assessorato regionale che mai ha risposto alle relative istanze della soprintendenza, questo appurato da fonte autorevole della stessa soprintendenza.
Omissioni che fanno il paio con lo scandaloso ritardo nei lavori di allestimento della sede di Ragusa Ibla, dove da un decennio, architetti e progettisti vari si trastullano con le soluzioni più diverse, mentre le ditte falliscono e i tempi si allungano a dismisura.
Il cliché della serata è improntato a quello tipico, come nella sanità o per altri comparti del governo regionale, che vede dirigenti regionali, nominati dal competente assessorato, che mai evidenzieranno eventuali responsabilità ed omissioni dell’assessore, dei dirigenti palermitani o evidenti criticità delle politiche regionali e delle somme disponibili perla cultura.
Della serie, ‘i panni sporchi si lavano in famiglia’, nessun addebito nessuna accusa, solo rassegnazione per i tempi allungati causa fallimento della ditta.
Il soprintendente ci tiene a mostrarsi moderato, uomo dell’apparato, che sottolinea come servano serietà, continuità amministrativa e compostezza per affrontare le questioni, un approccio che sembra voler rifuggire da polemiche e situazioni imbarazzanti.
Due gli elementi principali emersi dalla serata, una volta avuta contezza dei tempi, ma non è la prima volta che un soprintendente detta delle date.
Il dott. De Marco esordisce dicendo che non ci sono rami secchi da tagliare ma precisa, subito dopo, che il Museo di via Natalelli non può avere un futuro, ma i locali non saranno abbandonati.
Sarà trasformato in aula divulgativa, in sala di confronto, in area per il restauro o per la divulgazione culturale, di certo non potrà restare Museo, non solo per l’antieconomicità di una necessaria riqualificazione, ma più ancora perché come Museo, per come riportano le evidenze dei dati, si è rivelato un autentico fallimento, per numero di presenze e di incassi.
Il suo predecessore, l’architetto Battaglia, ci parla di un museo, quello attuale, andandoci giù più duro, parlando di un museo abbastanza vecchio, per certi versi incomprensibile, attraverso il quale non si comprende quale storia racconta, solo una serie di reperti che non danno l’idea della storia.
Ma, allora, da decenni a questa parte, cosa hanno fatto soprintendenti e direttori vari? Si sono accorti di questa situazione o ne sono stati la causa per le scelte fatte?
Assodato che il Museo di via Natalelli è da buttare, almeno nella sua attuale conformazione, emerge che il nuovo Museo, per qualcuno, è addirittura un compromesso: in verità c’è stata subito una ricucitura sulla affermazione che poteva suscitare sgomento.
Ma resta un Museo senza spazi per il restauro, senza spazi per aule didattiche, senza stanze di deposito, che dovrebbe accogliere i nuovi reperti secondo un progetto di musealizzazione che stanno curando gli esperti della soprintendenza, Sammito e Scerra.
Ma viene confermato che non ci sono spazi di adeguata grandezza per allestimenti di respiro e per supporti multimediali moderni.
Resta la proposta del Soprintendente De Marco per l’istituzione di un tavolo permanente per la questione Museo Archeologico di Ragusa.

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