I vertici della Soprintendenza al tavolo per il Museo Archeologico: ma cosa hanno detto di nuovo ?

La giovane assessore alla cultura del Comune di Ragusa, Clorinda Arezzo, non ha avuto timori reverenziali, nell’introdurre l’incontro per il Museo Archeologico: invece di indugiare sulle solite periodiche dichiarazioni alla stampa, ha messo tutti attorno ad un tavolo per ascoltare dello stato dell’arte del nuovo Museo Archeologico.
Occasione migliore per sapere sul nuovo Museo, non ci poteva essere, anche se, purtroppo, si è dovuto constatare che la cosa interessa a pochi, soprattutto fra i politici e gli addetti ai lavori, i cosiddetti ‘uomini di cultura’, l’intellighenzia della città che, è di tutta evidenza, ha snobbato l’appuntamento.
Ma cosa hanno detto i vertici della Soprintendenza ? C’era il nuovo Soprintendente, il suo immediato predecessore, il Direttore del Parco Archeologico, i funzionari che si stanno occupando del progetto di sistemazione dei reperti e c’era anche il progettista incaricato della sede museale.

Introdotto dall’assessore Arezzo, il Soprintendente De Marco, dirigente regionale già capo della Forestale a Ragusa, ha fatto capire che la sede del Convento dei Frati Minori Riformati, annesso alla Chiesa di Santa Maria del Gesù, non è proprio la sede ideale per un museo del XXI secolo, ma costituisce, comunque, l’opportunità, per la nostra città di dare vita ad una esposizione museale che possa valorizzare l’ingente patrimonio che la città possiede.
Su questo aspetto dei locali non elettivamente adatti per un museo moderno e su quello che, successivamente, è emerso sull’attuale museo archeologico e sui suoi contenuti, ci saranno da fare delle riflessioni attente, perché, anche nel contesto dei nuovi e più moderi criteri di musealizzazione, gli attuali responsabili della soprintendenza non possono buttare nel cestino quanto fatto ed esaltato dai loro predecessori, a meno di precisi e documentati rilievi.
De Marco ha poi ribadito che il Museo Archeologico attuale dovrà continuare ad avere una sua funzione importante, per valorizzare l’ingente patrimonio del territorio: ma non può tornare ad essere Museo perché i dati dicono che non ha dato risultati in termini di visitatori, non è stato un recettore valido di interessati visitatori, neanche con l’ingresso gratuito.
Il Museo di via Natalelli deve essere totalmente rivisitato e riqualificato, riconvertendo i locali per altri usi sempre collegati al nuovo principale Museo Archeologico.
Non più sede espositiva, ma aula divulgativa, locali per il restauro, aula per i confronti, deposito per i tantissimi reperti.
Per i tempi di apertura del nuovo Museo, si dovrà aspettare ancora per un anno, almeno per il 2021, 2022, pochi mesi, forse, per il completamento dei lavori, poi l’allestimento delle sale e il trasferimento dei reperti per le singole collocazioni.

L’ex soprintendente architetto Battaglia ha parlato del Museo di via Natalelli come di un “museo vecchio e, per certi versi, incomprensibile”.
Il vecchio museo, ormai chiuso al pubblico, non fa comprendere all’architetto cosa comunica, quale storia racconta, fa vedere tutta una serie di reperti, senza raccontare la storia.
L’architetto arriva a fare un parallelo fra il nonno che può essere testimone e narratore degli eventi del passato e il nonno colpito da ictus, che vegeta in poltrona, che non può più raccontare nulla e deve essere solo accudito.
Quindi un vecchio Museo ma che può continuare ad esistere per sopperire alle deficienze della nuova sede, che non ha locali per il restauro o depositi adeguati.

Il Direttore del Parco Archeologico, architetto Buzzone, che dovrebbe avere un ruolo di gestione dei Musei del parco stesso, ha espresso fondamentale condivisione delle posizioni espresse dai colleghi e si è detto disponibile alla massima collaborazione per una azione univoca per decidere cosa mettere nel nuovo museo, cosa lasciare nel vecchio e cosa conservare, dove e come.
In tal senso anche il Soprintendente De Marco si è detto pronto per l’istituzione di un tavolo per affrontare, già da ora, le tematiche evidenziate.

L’archeologo Saverio Scerra ha sottolineato le tante discussioni sul vecchio e sul nuovo museo: quello vecchio nasce, nel pieno boom petrolifero della città, sull’onda delle grandi scoperte archeologiche, condotte dal prof Di Vita, in un luogo messo a disposizione dal Comune.
A dare vita al Museo fu chiamato un architetto, al tempo nome importante della musealizzazione, l’arch. La Bianca, artefice, secondo Scerra, di una serie di musei tutti uguali.
Ottime e preziose ricostruzioni di ambienti, come preziose sono le collezioni.
il dott. Scerra si è poi soffermato sulla storicizzazione del museo, scindendo quella del contenitore dal contenuto, temi inerenti all’amovibilità del museo che qualcuno vorrebbe mantenere nel centro storico superiore.
Collezioni di grande valore, effettivamente storicizzate, al contrario dei locali che lasciano molto a desiderare,
inadeguati e poco ideali, forse originariamente provvisori nelle intenzioni dei responsabili del tempo.
L’idea del nuovo museo: non tutti i reperti sono allocabili nella nuova sede, si lavora ad un aggiornamento dei criteri e dei reperti, con l’arricchimento dei nuovi rinvenimenti e riferimenti ai punti archeologicamente importanti di tutto il territorio provinciale.

Annamaria Sammito, archeologa che sta lavorando alla musealizzazione della nuova sede, ha sottolineato la condivisione di intenti alla base dell’impegno intrapreso, non mancando di sottolineare la mancanza di spazi ampi, necessari per una moderna musealizzazione.
A Ibla, invece, scelte obbligate, che tengono conto, in ogni caso della memoria e della corretta fruizione, i reperti debbono essere contestualizzati, debbono appunto comunicare attraverso un apposito allestimento museale.
Sarà un racconto del territorio e della sua storia, attraverso i vari insediamenti nel tempo.

In chiusura dell’incontro, l’intervento dell’architetto Mark Cannata, progettista del Museo di Ibla, che non pretende il tiolo di museologo.
Progettista di importanti musei nel mondo, con sede di lavoro a Londra, ha mostrato i progetti di grandi opere del settore, mostrandone le peculiarità e le particolari prerogative architettoniche e museali.
Ha mostrato importanti realizzazioni in contesti dove l’attenzione, soprattutto in termini di finanziamenti, è ben diversa dalla nostra realtà.
Un esperto di grande competenza che, in maniera semplice, ha saputo porgere, senza atteggiamenti cattedratici, quelle che sono le esigenze di un moderno museo, che non deve solo porgere reperti, ma deve attirare con aree di socializzazione, di studio, anche di ristorazione, un luogo di incontro e di appuntamento.
Un museo paragonabile ad un orologio in cui le varie componenti devono funzionare in maniera coordinata ed efficiente.

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