Quarta commissione infuocata sui temi del bilancio

di Cesare Pluchino
Ancora una volta emergono criticità e limiti della componente consiliare di Palazzo dell’Aquila e dei rapporti fra amministrazione e consiglio comunale

Siano qui a parlare di quello che avviene in commissione bilancio per il parere sulla proposta inerente lo strumento finanziario 2016, e, ancora dopo tre anni di consiliatura,  non emerge un quadro assestato delle varie componenti politiche.
Di certo la scelta dei perdenti al ballottaggio di ‘regalare’, per strategie politiche la maggioranza ai 5 Stelle si è rivelata un errore grossolano, si era detto che lo si faceva per far governare meglio i vincitori, l’unico risultato è quello di essere sommersi da un diluvio di comunicati stampa, di quelle stesse componenti, che si scagliano contro l’amministrazione e la componente consiliare a cinque stelle perché non c’è una cosa che va bene.
Opposizioni senza un barlume di unità, pur nel mantenimento delle singole identità ideologiche e partitiche,  dal 2013, dilaniate al loro stesso interno, componenti politiche spesso composte da un solo elemento che diventa insignificante nel dibattito politico, quasi rappresentante di sé stesso.
La maggioranza a cinque stelle aveva la possibilità di modificare, profondamente, il regolamento delle commissioni e dei lavori d’aula. Non lo ha voluto fare, non ha voluto calcare la mano, non ha reso funzionali i lavori delle commissioni, i risultati sono quanto mai disastrosi.
La quarta commissione risorse di giovedì 28 luglio, la seconda delle tre sedute dedicate all’esame del Bilancio preventivo 2016, ripropone le criticità di sempre, appesantite dall’esame di uno strumento finanziario che, secondo nuove normative di legge, assume aspetti molto diversi dal passato.
Sullo sfondo la situazione politica di Palazzo dell’Aquila che, inevitabilmente, influenza l’andamento dei lavori.
Per non andare troppo lontano con le ricostruzioni, ci troviamo davanti ad una commissione nella quale i pentastellati godono della maggioranza, che serve solo per il voto finale, in quanto troppi esponenti del Movimento 5 Stelle sono quasi sempre silenti, incapaci di incidere sul dibattito in oggetto, servono solo al momento del voto. Nella fattispecie, in commissione risorse risultano determinanti, per gli interventi, solo il Presidente Stevanato e il vice Massimo Agosta.
Agosta e Stevanato che, fino a pochi mesi prima, costituivano la punta di quella dissidenza interna ai cinque stelle concentrata su una netta opposizione all’assessore al bilancio Martorana.
La storia affonda le sue radici almeno dal luglio del 2015, la dissidenza ha tentato di tutto per far esautorare l’assessore, non si è riusciti nell’intento, nemmeno ricorrendo al leader siciliano Cancelleri che, evidentemente, non ha sufficiente autorevolezza nei confronti del Sindaco Piccitto che si era impegnato con lui e con i dissidenti per sostituire Martorana.
Questo hanno raccontato i dissidenti, questo abbiamo sempre scritto, questo non è stato mai smentito.
A conferma che il Movimento 5 Stelle non è quello propinatoci in anni di propaganda, che non è il movimento della base, le questioni si risolvono, almeno in parte, con i metodi classici della vecchia politica, all’insegna del compromesso.
Il sindaco pone un punto fermo, Martorana non si tocca, c’è però una sorta di pax con la dissidenza interna che non scompare, ma cambia atteggiamento: in pratica, un filo diretto fra dissidenti e sindaco, una nuova trama di rapporti, che non necessariamente debbono prevedere contatti fra determinati consiglieri e l’assessore che rimane nella sua stanza, come in una campana di vetro asettica.
Ricomposta la dissidenza interna, non si sa in virtù di quali accordi specifici, come per incanto si ricompone la maggioranza: si recupera la consigliera Sigona, formalmente espulsa ma lasciata in un limbo dal quale, come ha fatto nell’ultima seduta di consiglio comunale, grida la sua ferma appartenenza agli ideali del Movimento 5 Stelle.
Cambia il vento anche per il consigliere Dario Gulino che veleggia verso il porto a cinque stelle, giusto il tempo di qualche seduta di consiglio per il bilancio.
Ufficialmente, e formalmente, fuori dalla contesa il Presidente Tringali, restano sul campo, dopo la battaglia, Stevanato e Agosta che giudicano lo strumento finanziario 2016 il migliore dell’era Piccitto, avendo intravisto quegli elementi che, finalmente, lo rivelano come bilancio degno di questo nome.
In questo scenario, le opposizioni restano con l’amaro in bocca, si passa. abbastanza repentinamente, dal far di conto per la costituzione di una nuova maggioranza, che avrebbe potuto stravolgere lo strumento finanziario, alla consapevolezza che non saranno numeri bulgari ma sono sufficienti per approvare l’atto.
Sullo sfondo di una approvazione che rimane obbligata, pena lo scioglimento del Consiglio Comunale: e, di fronte al ‘tutti a casa’, si sa che non tutti sono disponibili e consenzienti.
Condizione delle opposizioni che risente anche di altri particolari: la componente renziana, nella persona di Chiavola, appoggia l’amministrazione che vuole contenere ,al massimo, i tempi di esame in consiglio, Tumino, che esprime la posizione del suo gruppo, forte di cinque consiglieri, si mostra assai documentato sul nuovo bilancio e sulle procedure di stesura, ma non è intervenuto in commissione, lo farà in aula, ma sembra che anche lui propenda per il convincimento che sarà un buon bilancio!
C’è chi dice che si tratta di un atteggiamento finalmente responsabile, c’è chi rispolvera il risveglio di quel fronte ‘dipasqualiano’, renziani più Tumino e soci, che portò all’elezione di Tringali alla Presidenza del Consiglio e che, secondo alcuni, domina le faccende di Palazzo dell’Aquila.
Esaminate queste posizioni, sono rimaste, in Commissione, quella dell’assessore Martorana, solidamente al suo posto, sicuro della sua posizione, impegnato in una sorta di sciopero bianco con il quale si attiene solo alle norme scritte, nel contesto dell’atteggiamento noto, suo e dei cinque stelle, di scarsa considerazione della componente consiliare, non solo delle opposizioni, che, con malcelato fastidio, è stata sempre solo formalmente rispettata.
Va detto, però, in ogni caso, che, spesso, la componente consiliare, nelle sue diverse espressioni ha mancato di rispetto, istituzionale e personale, in uno scambio reciproco di provocazioni, all’assessore, così da giustificarne anche taluni atteggiamenti.
L’opposizione è stata rappresentata da Iacono, Massari e Migliore. Giovanni Iacono, già nella qualità di alleato dell’amministrazione, era stato sempre assai critico nei confronti di Martorana, naturale che, già nella seduta di commissione, esplodesse il fuoco della contrapposizione che covava, da tempo.
Iacono ha eccepito su numerosi punti dello strumento finanziario, Martorana si è appellato al Presidente della Commissione perché continuamente interrotto, sostenuto dal dirigente Cannata ha rintuzzato, uno per uno, gli attacchi, dietro il paravento delle nuove normative che non obbligano a dar seguito a diverse richieste dei commissari.
Sono volate parole grosse, in più occasioni si è recriminato sulla mancanza di educazione, su atteggiamenti irrispettosi, sulla pretesa dei consiglieri di dettare i contenuti dell’intervento dell’assessore.
Gli animi si sono accessi quando Massari e Iacono pretendevano che Martorana desse conto alle richieste e alle domande, mentre l’assessore si irrigidiva in una posizione di assoluta indifferenza alle sollecitazioni che riteneva pretestuose e strumentali.
Numerosi gli alterchi diretti di Massari e di Iacono a  Martorana che hanno fatto trascendere il livello della seduta: meglio sarebbe stato, e senza dubbio più proficuo per l’economia dei lavori, che i consiglieri di opposizione avessero formalizzato, in seduta e, successivamente, alla stampa, le loro eccezioni e le loro riserve, evidenziando i limiti dello strumento finanziario e gli eventuali ostacoli frapposti alla loro migliore conoscenza dell’atto, considerando che, a torto o a ragione, assessore, dirigente e Presidente della Commissione interponevano un muro di gomma che reggeva anche sulle specifiche di nuove normative che rendevano l’esame del bilancio differente per le prasi seguite in anni precedenti.
In sostanza, i consiglieri di opposizione chiedevano lumi sull’entità delle somme destinate, per esempio, per i servizi sociali, per la cultura, per lo sport, per la metropolitana di superficie o per la protezione civile, con la specifica della percentuale di incidenza sul bilancio e con il raffronto dei dati con quelli del 2015.
Domande apparentemente semplici che cozzavano con procedure nuove che fanno definire i capitoli dopo l’approvazione del consiglio.
Martorana, alle richieste, per esempio della Migliore, ammetteva che l’amministrazione ha idea della composizione dei capitoli, trattandosi delle scelte politiche proprie della Giunta ma, come tali, non di competenza dei consiglieri.
Un rifiuto netto e provocatorio, però difficilmente censurabile sotto l’aspetto politico.
Piuttosto, in una situazione obiettivamente difficile, sia i consiglieri che hanno contezza dello strumento finanziario, sia quelli che vantano la collaborazione di una equipe di esperti all’interno delle proprie componenti politiche, avrebbero dovuto e potuto arrivare in Commissione con maggiore contezza dell’atto e in grado di denunciare, con esposti circostanziati criticità e omissione di documentazione legittima richiesta e non fornita.
Si prevedono non meno infuocate la terza seduta della commissione, prevista per lunedì 1° agosto, e la immediatamente successiva prima seduta del Consiglio per l’approvazione dello strumento finanziario

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