di Cesare Pluchino
Sulle testate nazionali le opposizioni non rilevano imprecisioni e omissioni e considerano gli articoli come mezza condanna per l’amministrazione a cinque stelle di Ragusa: e se fosse, invece, il plauso per una politica riuscita a metà per le difficoltà fra politica sognata e quella reale?
Simpatizzanti dell’opposizione, ex amministratori della città e attuali consiglieri di minornaza hanno apprezzato un post del Laboratorio Politico 2.0 che ha condiviso una pagina del Fatto Quotidiano sull’amministrazione comunale di Ragusa.
Una delle puntate sulle scoperte dei sindaci a 5 Stelle, dedicata a Ragusa, che parla di una rivoluzione a metà, con il sindaco impegnato a misurare le distanze fra politica sognata e politica reale.
Una fondamentale approvazione di fondo per l’azione pentastellata a Ragusa, senza eccessive condanne che, pure, sono decretate da diversi esponenti della base dei 5 Stelle, i veri propugnatori del credo grillino che furono estromessi, a poco a poco, dal palazzo e dalla conoscenza degli affari del palazzo.
Un articolo del quotidiano che più di ogni altro è vicino al Movimento 5 Stelle, che viene letto dalle opposizioni locali come una mezza sconfitta per l’amministrazione che bramano di mandare a casa alla prossima tornata elettorale.
Ma la sete per la pozione che deve annullare l’ancora rovente sconfitta alle ultime elezioni deve essere tanta di più, per gli aspiranti al governo della città, non basta il bicchiere mezzo pieno che costituisce già sanatoria per il giornale diretto da Marco Travaglio.
Ancora una volta le opposizioni gioiscono per una mezza vittoria che non vuol dire nulla e non incitano ad affondare il coltello nella piaga per evidenziare i veri mali che affliggono i pentastellati a Ragusa e impediscono loro di praticare la politica sognata in campagna elettorale.
D’altra parte, forse, per le opposizioni e per i poteri forti che hanno ‘posato’ Piccitto a Palazzo dell’Aquila, è un bene che la politica gridata in campagna elettorale non sia stata attuata in pieno.
Si doveva aprire il Comune come una scatoletta di tonno e si aspetta dal dicembre del 2013 di conoscere la destinazione di
16 milioni di fondi residui della Legge su Ibla che non si trovano più. Basterebbe questo per capire che, bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, a tutti sta bene così.
Ma nell’articolo di tutto questo non si fa cenno, eppure Il Fatto non è un giornale da signorine nel dire le cose.
Si possono rilevare alcune imprecisioni nell’articolo, come il candidato sconfitto che sarebbe passato nel PD o un centro sinistra opposto al sindaco poi vincitore, si parla di una città fascista e non della realtà di un feudo DC che, sulla scia delle politiche nazionali, lasciava spazio agli sfoghi di una declinante sinistra, vittoriosa solo alla prima elezione diretta del sindaco, con esiti che portarono all’affermazione di un sindaco, questo sì fascista, ancorché al traino della corrente berlusconiana che imperversava in Italia in quegli anni.
Per spiegare e far capire cosa accade a Ragusa, da oltre tre anni e non da due, occorreva precisare che gli attivisti del meetup si sono defilati, delusi, sconfortati, inascoltati per gli appelli a mantenere fede ai principi del Movimento, non sono confluiti nel meetup dei dissidenti che raccoglie solo una decina di persone senza il coraggio di denunciare quello che non va, se non con comunicati cosparsi di borotalco.
Serviva spiegare le alleanze al ballottaggio, non approvabili dal Movimento e congelate per poi accorgersi che qualcuna era scaduta. Serviva spiegare come la maggioranza ‘bulgara’, che ostentava il primo dei non eletti all’Assemblea Regionale Siciliana, tale Dario Fornaro, (al Consiglio Comunale di Ragusa grazie a 76 voti), forte di 18 consiglieri a cui si aggiungeva un appoggio esterno delle due liste civiche, alleate al ballottaggio e in attesa di entrata in giunta, per un totale di 20 voti su 30, è passata ad una maggioranza ‘asmatica’ nella quale il 15 ° e il 16 ° consigliere costituiscono l’incognita di ogni seduta consiliare.
Non si è fatto cenno alla determinante alleanza di giunta con Partecipiamo di Giovanni Iacono e alla successiva farneticante presa di coscienza del gruppo consiliare che decretava di poterne fare a meno.
Non si è focalizzata l’attenzione sul gruppo consiliare, instabile nelle decisioni, il vero unico meetup rimasto ma mai convocato, una massa di totalmente inesperti della politica, che nessuno è riuscito a guidare nelle scelte, nemmeno i pochi meritevoli del ruolo, come Tringali, Agosta o Stevanato che per mesi tutto hanno tentato, inutilmente, per guidare la carretta verso traguardi costruttivi.
Mire assessoriali, mire regionali per i congiunti, politica di piccolo cabotaggio, hanno connotato gli atteggiamenti di un gruppo che un giorno chiede la testa dell’assessore Martorana quasi all’unanimità e il giorno dopo gli approva il bilancio, ancora all’unanimità.
Lo stesso gruppo che ha accettato l’esautorazione dell’assessore Stefania Campo senza riuscire a capirne i veri motivi mentre sanciva, in commissione trasparenza, la sua totale estraneità ai fatti contestati.
Un gruppo che, per i numeri, avrebbe dovuto sconvolgere il regolamento del consiglio comunale e delle commissioni, avrebbe dovuto, cioè, mettere il limitatore al rubinetto dei gettoni di presenza, che avrebbe dovuto imporre tempi e misure per le strutture alberghiere e le costruzioni in verde agricolo, per ridurre l’imposizione fiscale e favorire l’ingresso di un reddito di cittadinanza, agevolando i disagiati e colpendo i possessori di seconde e terze case.
I pentastellati che avrebbero dovuto esigere limitazioni per il traffico veicolare in centro storico e che, invece, tollerano le vie piene di macchine posteggiate e i parcheggi pluripiano vuoti.
I pentastellati che avrebbero dovuto pretendere la limitazione del ricorso a esperti e collaboratori esterni, che avrebbero dovuto pretendere la massima trasparenza sulla privatizzazione dei servizi al Castello di Donnafugata, sulla faccenda dei lavori nell’area dell’elettrodotto per Malta, sui fatti che hanno interessato Randello, sulle contorte politiche di assegnazione dei fondi della tassa di soggiorno, utilizzate per ripagare nomine con rotte aeree o per foraggiare le strutture ricettive con discutibili rimborsi, sulle mancate sanzioni, previste dal capitolato, alla ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti, sugli abusivi alloggiati nei palazzi UNESCO.
Tutte cose per le quali il sindaco avrà avuto i suoi ottimi motivi a sostegno delle decisioni adottate ma che il gruppo avrebbe dovuto conoscere prima, approvare e portare a conoscenza della città.
Un gruppo consiliare che, in perfetta sinergia con l’amministrazione, doveva sprigionare normalità, trasparenza, meritocrazia, dignità civica e politica esclusiva per il bene comune, seppellendo definitivamente ogni forma di agire per la cosa pubblica che avesse anche solo potuto far intravedere intrallazzi, imbrogli, malaffare e corruzione.
Ma nessuno chiede di passare al microscopio argomenti simili, non lo fanno nemmeno le opposizioni, anche per non trovare scheletri negli armadi degli assessorati, per il quotidiano vicino al Movimento il bicchiere è mezzo pieno, chi pensate possa disturbare il manovratore?
