Maria Rosa Marabita: “È terribile stare in Consiglio Comunale”

di Cesare Pluchino
Arriva una conferma alle nostre critiche per il basso livello del civico consesso: la neo consigliera del Movimento 5 Stelle ha visto solo teatrini e giochi che le hanno suscitato tanta amarezza

“È difficile parlare, sono qui, in Consiglio, da nemmeno un mese, e posso dire di essere molto amareggiata.
Ho visto solo tanti teatrini, tanti giochi, vorrei ricordare ai colleghi chi ci paga, sono i cittadini, dobbiamo fare solo l’interesse dei cittadini”.
Una smorfia e un gesto per far capire che non è soddisfatta di quanto finora fatto dai 5 Stelle, un’esortazione: “Cerchiamo di essere 5 Stelle, vorrei ci fosse l’inizio di una nuova storia, ci restano due anni”
E conclude: Sono molto amareggiata, è terribile stare in Consiglio, non so dire altro”
Dirompente il primo intervento in aula della nuova consigliera del Movimento 5 Stelle, Maria Rosa Marabita, che ci conforta per il livello delle critiche che, più volte, dalle pagine di questo giornale, abbiamo espresso nei confronti dei componenti il civico consesso.
L’appello della Marabita è per i suoi compagni di Movimento che, ormai da tre anni, avrebbero dovuto riportare ordine e moralità nella politica locale, invece hanno allentato le redini e restano coinvolti, inevitabilmente, nelle crepe del sistema.
Potrebbe essere questa la sintesi delle due ultime sedute di consiglio comunale, amarezza e impressione per il nulla che si discute, per gli attacchi reciproci fra consiglieri di opposizione e amministrazione, con il quadretto comico dei consiglieri che, irriverenti, si esprimono, come più volte in passato e come è nello stile naturale di qualcuno, al limite dell’offesa nei confronti di sindaco e assessore, ma vanno su tutte le furie, dando luogo ad uno spettacolo anche impressionante per il mancato rispetto del luogo e dell’istituzione, quando trovano l’assessore che non solo li sbeffeggia ma riesce a metterli alla berlina.
Lo diciamo da tempo, i grillini sono a Palazzo dell’Aquila per la scelta del 70 % degli elettori, il consiglio ha una maggioranza ‘regalata’ dagli avversari al ballottaggio, le opposizioni si sono rivelate fallimentari per strategie, per contrasti anche all’interno dei singoli gruppi, per una ricerca degli interessi politici personali che hanno superato l’attenzione per il bene della città.
Non è stata assimilata la sconfitta alle elezioni, in qualcuno la disperazione della sconfitta ha avuto il sopravvento sul fare buona opposizione, le aspirazioni per successive candidature a sindaco hanno fatto stravedere, e continuano a farlo, anche gli elementi naturalmente destinati al pensionamento politico.
In aggiunta c’è un furore feroce contro i cinque stelle, per l’aria che tira, in Sicilia e in Italia, a favore del Movimento di Grillo, mentre le critiche e i rilievi, mossi a Piccitto e soci, dovrebbero dare la certezza che non sarebbe possibile una rielezione: evidentemente le opposizioni al Consiglio Comunale di Ragusa paventano il contrario e non fanno nulla per mascherare il terrore di uscire definitivamente dalla scena politica, perché, per molti, una seconda sconfitta, una conferma dei grillini, significherebbe emarginare un altro stuolo di esponenti della vecchia politica che si aggiungerebbero al gruppo di trombati eccellenti del 2013.
Nessuno può sentenziare che le politiche dei grillini siano le migliori in assoluto, si possono condividere, si possono apprezzare, al contrario possono essere giudicate negativamente, come lo si faceva con quelle di Berlusconi, come lo si fa con quelle di Crocetta o di Renzi.
Ciò che caratterizza le politiche di un governo, nazionale, regionale o locale, è il ruolo e l’atteggiamento delle opposizioni: è ormai unanimemente riconosciuto che vent’anni di antiberlusconismo hanno fatto la fortuna di Berlusconi, lo hanno mantenuto a galla anche nei momenti più difficili, l’incapacità di una opposizione credibile tiene in vita il governo Crocetta, lo stesso accade a Ragusa dove gli esponenti residuali di una opposizione sgangherata sono riusciti a trasformare una persona semplice, per bene, prestata alla politica, naturalmente scevra da esibizioni mediatiche, in una star politica, ricercata da quotidiani e televisioni nazionali che si contendono uno dei primi esemplari della specie dei sindaci a 5 Stelle.
E stelle del firmamento politico, non solo locale, sono diventati Stefano Martorana, l’intoccabile, Salvatore Corallo, l’assessore da 34 milioni di euro di opere pubbliche, Stefania Campo, ex assessore, defenestrata e diventata campionessa e stella di prima grandezza nello stile di fare politica e di subirne gli effetti.
Da mesi, per non dire da tre anni, contumelie all’indirizzo di tutti, nel vano tentativo di sgretolare la torre delle cinque stelle, da parte dei pochi politici degni di questo nome e dalle figure di secondo piano, presenze occasionali dello scenario politico locale.
Opposizione elegante e competente quella di Maurizio Tumino, colta e accademica quella di Giorgio Massari, appassionata e politicamente densa di contenuti quella di Giovanni Iacono.
Quest’ultima, attualmente, al centro delle polemiche, dimenticando la storia passata e recente del personaggio politico: alleato al ballottaggio, anche determinante per l’esito dello stesso, se non numericamente di certo per l’immagine politica, scelse di attendere per concretizzare gli accordi dell’alleanza che i grillini non volevano ufficializzare, dopo una campagna elettorale che negava ogni possibilità di accordi con altre formazioni politiche.
Parcheggio di eccellenza, come Presidente del Consiglio, alleato osservante, anche troppo, pur in assenza di un rispetto assoluto degli accordi di programma, entrata in Giunta di un assessore rivelatosi troppo appiattito sulle posizioni del sindaco.
Ingeneroso, ora, da parte del gruppo consiliare e dell’amministrazione, oltre che fuorviante, liquidare la partecipazione di Iacono alla giunta come un fatto esclusivamente di poltrone: perché i grillini sanno che, da mesi, Iacono sollecitava una verifica programmatica e aveva messo nero su bianco le sue richieste, anche per un rispetto degli accordi che riteneva non ottemperati, il tutto con una lettera di tre pagine nella quale tutto era molto chiaro, che escludeva ogni possibile illazione sul tentativo di restare solo adesi alla poltrona.
Ma tre rondini non fanno primavera, poche e distanti politicamente, per condizionare una opposizione frastagliata, variegata, improntata alla propaganda spicciola e clientelare, senza veri partiti alle spalle, senza leader che potessero ragionare le scelte, una accozzaglia di personaggi autoreferenziali affogati in un delirio di protagonismo che, allo specchio, li trasformava tutti in potenziali governanti futuri della città, gente che, in qualche caso, nella prima repubblica, avrebbe avuto problemi per fare l’usciere nella sede del partito.
In maggioranza, uno stuolo di consiglieri alla prima esperienza, troppo inesperti per le complicate logiche della politica, troppo impressionati dall’illusione di essere inattaccabili, troppo presto ubriacati dalle logiche di potere, insofferenti al controllo di partito e di gruppo, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Anche fra i grilllini le poche rondini, Tringali, Agosta, Stevanato, Porsenna, Gulino, Federico, fanno fatica a fare primavera, per fortuna il cielo è sempre più azzurro.
In altra parte del giornale vi racconteremo gli scontri e i quadretti che hanno ravvivato la seduta ispettiva, nobilitata dalla presenza del primo cittadino che, ormai, quando interviene, in aula o in conferenza stampa, stanco delle inutili discussioni, è garanzia di spettacolo di eccellenza nel cupo e lamentoso scenario creato dalle opposizioni.

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