di Cesare Pluchino
Contenuti della seduta della 5ª Commissione che esulano, in parte, dall’Ordine del Giorno e palesano intenti, malcelati, di utilizzare l’organo consultivo come strumento di opposizione
Dalla lettura della convocazione della Commissione Cultura si percepiva una sensazione particolare, di argomenti all’Ordine del Giorno, ‘strani’, fuori dall’attualità e pertinenti ad aspetti del settore cultura che, per il momento rappresentano il fiore all’occhiello dell’assessorato e dell’amministrazione tutta.
C’era anche prevista l’elezione del vicepresidente della commissione, servita solo per mettere in evidenza la fondamentale impreparazione dei commissari: la votazione dava per esito 5 voti alla consigliera Antoci del Movimento 5 Stelle, e cinque schede bianche. Conosciuto il risultato, si scioglieva la seduta, qualcuno faceva notare che la votazione era senza esito, perché non c’era stata, la maggioranza dei votanti, il vicesegretario generale Lumiera confortava questa ipotesi con il suo parere, nessuno si mostrava a conoscenza delle regole.
Elezione da rifare, un’occasione persa, forse nemmeno preordinata, per dimostrare che il minimo che si richiede ai commissari non viene esitato senza problemi, considerato anche che la consigliera candidata rappresentava uno degli elementi più composti e seri dello schieramento consiliare e avrebbe dovuto ricevere il consenso unanime dei colleghi.
Ritornando agli argomenti all’Ordine del giorno, si trattava di analizzare “lo stato di conservazione e valorizzazione della Collezione di abiti d’epoca”, nonché lo stato di attuazione delle “procedure per la concessione ai privati del ‘Museo del Costume’ e del Parco del Castello di Donnafugata.
Ospiti il collaboratore del sindaco, curatore delle mostre di abiti d’epoca della collezione, l’architetto Nuccio Iacono, e Nella Disca, nella doppia veste di componente la commissione e assessore al turismo, che rappresentava anche la giunta per l’assenza del sindaco e assessore alla cultura, Federico Piccitto.
Convocato, ma assente, anche l’assessore al bilancio Martorana, impegnato istituzionalmente con il primo cittadino, mentre hanno partecipato alla riunione il dirigente del settore, dott. Distefano, e il funzionario, dott. Giuffrida.
Senza spiegare i motivi della convocazione, rifacendosi al punto all’ordine del giorno, il Presidente della Commissione dava la parola all’architetto Iacono, quasi fosse noto, a quest’ultimo, l’ordine dei lavori e degli argomenti. Iacono esaltava l’investimento dell’amministrazione sulla collezione, accennava alle due mostre già organizzate, parlava della riqualificazione degli spazi che, unitamente ai momenti espositivi, costituivano motivo di grande ritorno per l’amministrazione per il raggiungimento di obiettivi che non erano solo numerici in termini di visitatori ma, più validamente, di carattere sociale.
Informava della denominazione che avrebbe assunto il futuro Museo del Costume, MUDECO, in linea con le più attuali tendenze di identificazione di grandi giacimenti museali, informava dell’inizio dei lavori in alcuni locali al piano terreno del Castello, scelti come sede dell’esposizione permanente della Collezione.
Continuando, con argomentazioni interessanti per le sue indiscutibili competenze ma che sarebbero state di pertinenza di un rappresentante dell’amministrazione, Iacono ha parlato del forte incremento di visitatori prodotto, specificatamente, dalle due mostre organizzate.
Sul tema all’ordine del giorno, quello della conservazione dei reperti della collezione, ha salomonicamente riferito che lo stato della conservazione è stato attestato, alla presa in consegna della collezione, dalla Soprintendenza, che sulla conservazione, che ha definito ‘opportuna’, ha effettuato controlli anche la Soprintendenza di Palermo.
Nessuno dei commissari ha richiesto ulteriori delucidazioni, né ha fatto riferimento ai particolari, a suo tempo, espressi da una restauratrice degli abiti che, in un comunicato alla stampa, parlò di abiti che necessitavano di opportuno lavori di ripristino e di adeguata manutenzione e che erano stati affidati a smacchiatorie specializzate.
Domande dei commissari sulla futura esposizione museale che, come noto, non presenterà in un colpo solo tutta la
collezione: al riguardo l’esperto ha precisato che gli abiti non potranno essere esposti in maniera permanente, ma ancora non si comprende in quale arco di tempo i cittadini potranno ammirare tutto quanto il Comune ha acquisito, perché a mostre di 25 abiti o di biancheria intima non si comprende quando potranno essere passati in rassegna i 2.789 reperti della collezione.
Giorgio Massari si è soffermato su quelle che saranno le linee ispiratrici del progetto museale, se ci sarà una tendenza a farne un motivo di attrazione turistica oppure ci saranno motivazioni storiografiche alla base del progetto stesso.
L’arch. Iacono non ha potuto dare risposte esaustive in merito, ha evidenziato solo come risulti un aumento dei visitatori che, però, non sono stati opportunamente censiti, ribadendo la sua esclusiva funzione di curatore delle mostre.
È stato chiesto se è prevista la presenza di una figura permanente a guida del Museo, interrogativo sembrato del tutto poco opportuno, o, addirittura, volutamente strumentale, dal momento che l’attuale curatore delle mostre potrebbe essere, al momento, la figura destinata alla bisogna.
Il Presidente della Commissione è poi passato al punto riguardante l’eventuale concessione ai privati del Museo del Costume, ponendo la domanda sul perché si debba investire sul Castello per la Mostra, per poi “preparare la tavola per conto terzi”.
L’intervento ad ampio raggio della consigliera Migliore è stato un pot-pourri di ringraziamenti per il Presidente che ha convocato la seduta, di elogio delle azioni sue e della passata amministrazione per la cultura e per il Castello in particolare, in stretta sinergia proprio con l’architetto Iacono, di valutazioni sull’incremento dei visitatori che non dipenderebbe dall’iniziativa collezione, sulle indiscrezioni inerenti le prime trattative di privatizzazione di alcuni servizi del Castello, sui contrasti interni alla Giunta in merito alle stesse trattative, segnatamente fra l’assessore Martorana e l’ex Stefania Campo.
Nella Disca, nella sua qualità di assessore al turismo e di rappresentante della Giunta, ha sinteticamente espresso la linea che vede, innanzitutto, una speciale tutela per quello che viene definito ‘il gioiello di famiglia’ del Comune, per il quale occorreranno misure dedicate, non si pensa alla privatizzazione ma, di certo, per assicurare alcuni servizi importanti e forieri di sviluppo turistico e di interesse culturale, occorrerà prevedere la collaborazione di esperti ed associazioni, anche di volontari, perché, da solo, l’ente, non è nelle condizioni di sopportare il necessario carico economico richiesto dalle iniziative indispensabili.
Domande del presidente della Commissione, all’arch. Iacono, circa il suo coinvolgimento nella disamina di eventuali progetti di concessione ai privati hanno ricevuto risposta negativa, mentre il dirigente Distefano ha esplicato che ci sono contatti fra amministratori e dirigenti per definire la linea di un eventuale progetto relativo, che necessitano di ulteriori confronti per arrivare alla scelta finale.
Palesemente strumentali e in odore di strategia di opposizione gli interventi, orchestrati all’unisono dal Presidente e dalla Migliore, sull’acquisto di una pubblicazione sul Castello e su questioni legate al Museo del tempo contadino.
Anticipata la convocazione di una prossima seduta della commissione che si terrà al Castello per verificare lo stato di avanzamento dei lavori per la sede museale.
In definitiva una seduta che non ha fornito elementi esaustivi relativamente agli argomenti all’ordine del giorno, il punto della concessione ai privati del Museo e del Parco, secondo quanto previsto dal DUP avrebbe potuto essere, con un notevole risparmio per le casse comunali, oggetto di apposita interrogazione.
Per lo stato di conservazione della collezione nulla si è potuto appurare, come nulla, pare, ci si preoccupi di appurare se è vero che si andrà al Castello, in seduta di commissione, solo per verificare i lavori per i locali della sede museale.
Quanto alla valorizzazione della Collezione, argomento che non pare del tutto attinente ai lavori di una commissione, è sembrato malcelato e senza mira l’obiettivo di fare opposizione proprio su uno dei temi per il quale l’amministrazione sembra inattaccabile.
La scelta di acquistare la collezione, la scelta felice del curatore delle mostre, la forte rivitalizzazione del Castello, l’incremento del numero dei visitatori, le presenze qualitativamente importanti alle manifestazioni espositive, i positivi giudizi della critica, hanno reso quanto mai priva di significato la convocazione su uno dei temi sul quale la giunta Piccitto sembra meno aggredibile per gli eccellenti risultati ottenuti dalle iniziative intraprese, oggetto di positivi consensi da parte della critica e dell’opinione pubblica che ha intravisto significativa inversione di tendenza nelle politiche di settore.
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