di redazione
“Non si può tronare indietro, necessarie misure adeguate per ridare vitalità alla via”
Incontenibile il dibattito su via Roma, soprattutto dopo la parziale riapertura al traffico, nel tratto via Salvatore, ponte Nuovo, piazza Libertà.
Qualcuno ha pensato di proporre la temporanea riapertura come soluzione definitiva, una volta terminati i lavori in via Sant’Anna. Ma ci sono stati anche quelli che hanno prospettato l’idea che il “salotto buono” di Ragusa possa tornare a essere aperto alle auto, dal corso Italia.
A questo punto sono necessarie posizioni chiare, senza mezzi termini e, soprattutto, senza la maschera della retorica infinita.
Merito di Laboratorio 2.0, movimento politico locale del quale è Presidente Claudio Castilletti, di emettere la prima voce limpida sulla questione.
L’ipotesi di riaprire via Roma sarebbe terribile, significherebbe buttare nell’immondizia anni di lavoro indirizzato a un diverso modo di intendere il centro storico di Ragusa superiore rispetto al passato.
Non sarà il transito delle auto per via Roma a risollevare l’economia né a favorire i commercianti, ma solo una politica mirata alla rivitalizzazione dell’area, comprendendo non soltanto quegli incentivi che l’amministrazione ha già previsto – ma sono briciole – per chi intende aprire una nuova attività, ma anche un piano di defiscalizzazione per chi già opera in quella zona e una politica capace di incentivare l’incremento abitativo.
Il tema è ampio e complesso – secondo il Laboratorio 2.0 – e sarebbero molteplici le strategie di intervento da poter attuare. Certo è che è necessario un nuovo impegno.
Laboratorio 2.0 suggerisce le misure necessarie a ridare vitalità alla via Roma e alla zona centrale del centro storico superiore.
Per tornare ai fasti di un tempo occorrerebbe pedonalizzare tutta la via fino alla rotonda, contestualmente si dovrebbe agire sul Piano Particolareggiato dei Centri Storici, azione che dovrebbe essere affiancata da un serio censimento delle unità abitative per dare una spinta determinante per riportare i cittadini a vivere nel quartiere.
Si arriva a ipotizzare misure per spingere i proprietari di immobili a pensare in modo diverso ai loro beni: una tassazione maggiore per i locali sfitti, l’imposizione di una adeguata manutenzione periodica, adeguati controlli fiscali sugli affitti.
In centro storico, conclude la nota del Laboratorio politico, ci sono le strutture per favorire la pedonalizzazione dell’intera area e le potenzialità per offrire alla città luoghi di aggregazione per incontri e attività di tipo culturale che potrebbero contribuire anche ad un risanamento sociale del tessuto abitativo.
La soluzione è quella di intervenire al più presto, senza tentennamenti e senza ipotesi di riorno al passato.
