40 mesi di mandato, le opposizioni non riescono a cavare un ragno dal buco

di Cesare Pluchino
Anche la relazione annuale del Sindaco Piccitto non fa decollare le opposizioni e restituisce un’immagine del Sindaco Piccitto sempre più forte. Paradossalmente, le critiche più pesanti dalla consigliera Sigona, ma sembrano solo rimproveri, tanto che il primo cittadino nemmeno ha replicato

Non è stata una relazione impressionante, paragonabile ad una bella, giovane e onesta madre di famiglia più che all’attrice famosa o alla soubrette del momento, ma a queste ultime dovevano guardare le opposizioni che vorrebbero Ragusa grande di nuovo (si può dire? ndr)
Invece il Sindaco, con la storia delle lampadine che consumano di meno, i tubi dell’acqua che non perdono, i turisti che aumentano, il risanamento delle casse comunali, qualche teatro che teatro non è, qualche vestito d’epoca appartenuto a chissà chi, scuole, palestre e auditorium, aule all’aperto, manifestazioni culturali, piste ciclabili e metropolitane di superficie, riesce ad incantare tutti.
Senza dubbio l’estrazione cattolica, le chiese rinnovate, i campanili illuminati e l’attenzione per le feste religiose fanno la loro parte, perché Federico Piccitto trasforma gli scogli della sua attività in candide sirenette appena disturbate dagli schizzi delle opposizioni che nemmeno si accorgono, forse perché non hanno letto, che la relazione annuale 2014 – 2015 parla anche di progetti e iniziative che, al tempo, non c’erano.
Sappiamo già la replica, al tempo erano ‘‘work in progress’’, magari domani qualcuno farà una conferenza stampa per integrare con le dimenticanze, ma il dato emergente dalla seduta dedicata alla relazione annuale è quello di una conferma della incapacità e della inadeguatezza delle opposizioni per contrastare politicamente Piccitto e la sua Giunta.
Da 40 mesi solo piagnistei, minacce di denunce a tutte le procure, della giustizia ordinaria, di quella amministrativa e della corte dei conti, per irregolarità varie, conferenze stampa per documenti mancanti e ritrovati, resta il fatto che Piccitto riempie 150 pagine di misure, provvedimenti, iniziative, permettendosi di omettere anche quello che non conviene, non parla di tasse, di royalties, le vocine che arrivano dal fondo dell’aula sanno di rassegnazione, di scarsa convinzione, di una recita preordinata solo per rendere conto all’elettore.
Infatti non basta più affidare ai social i video degli interventi, ci vuole anche la conferenza stampa, con tanto di riprese televisive, video e interviste per far sapere che questo ‘abusivo’ che ha raccolto il 70% dei consensi alle elezioni e la ‘masnada’ di consiglieri ingrati che non hanno apprezzato il regalo della maggioranza in consiglio, ne hanno per poco, solo 20 mesi, ma non per merito delle opposizioni, perché scade il mandato.
Poi, come diceva mio padre per le partite di calcio, “il pallone è rotondo” e potrà succedere di tutto.
Per ora, è in vantaggio Piccitto che, anche nella seduta per la relazione annuale, ha giocato la sua partita onesta, ha accettato finanche le critiche della compagna di movimento, fascista per il capogruppo e qualche altro consigliere, tollerata dagli stessi vertici che l’avevano espulsa, esibendosi, nel finale, anche nelle risposte mirate ai consiglieri più critici, restituendo, ad ognuno, pan per focaccia, sarcasmo compreso.
E da lì siamo partiti, dagli interventi considerati dal sindaco, quelli più importanti, quelli meritevoli di attenzione che, poi, nascono dai soliti noti, e ci fa piacere che il primo cittadino rivolge le sue attenzioni alle stesse persone che anche noi giudichiamo meritevoli di ascolto, con il massimo rispetto per le opinioni e le posizioni di tutti.
Il Sindaco sapeva che l’appuntamento era di quelli importanti e sfodera termini e segnalazioni solo di livello, esibendosi coronato dai sei assessori che, ognuno per la sua parte, rappresentano le solide basi del castello:
consapevolezza, concretezza e volontà. E, soprattutto, risultati tangibili.
Dette così le parole mostrano autorevolezza e affidabilità, si potrebbe eccepire sui risultati tangibili ma 150 pagine sconsigliano di tentare l’impresa.
Poi senti di scuole, teatri, Castello, mostre e iniziative culturali, se rammenti le piazze straboccanti di gente per molti degli eventi organizzati, tentenni nell’eccepire.
I turisti aumentano, non servono i dati, si vedono, piuttosto servirebbe preoccuparsi se tornano trovando gli infopoint chiusi, i cessi pure, se mancano i bus, ma la gente arriva in quantità senza che sia sfruttato il bacino UNESCO. Scelte che abbiamo considerato folli si rivelano ideali, il solo castello eroga quanto tutta la tassa di soggiorno, senza una lira o un progetto di promozione.
Nelle università americane impallidirebbero solo a sentire, ma là ci sono quelli che non si spiegano, ancora dopo anni, perché ha chiuso il McDonald di Modica, ci stanno studiando, non si sa quando capiranno.
Non è servito nemmeno fare cenno ai 34 milioni di lavori dell’assessore Corallo, è bastato citare qualche aiuola e due parole sulla pista ciclabile.
Cosa hanno risposto i consiglieri puntigliosi? Quelli buoni, naturalmente, perché agli altri si doveva dire “zìttiti”
Sonia Migliore si è cimentata a dilettarsi nel rapporto fra anni di mandato e numero di relazioni, si è resa conto che nessuno rideva e allora l’ha buttata sul patetico con i dati della Caritas, sulle nuove povertà che, però, non spiegano perché le spiagge erano piene e le pizzerie scoppiano il sabato sera.
Forse li ha citati perché, secondo lei, uguali a quelli della relazione: Tante parole, pochi fatti, grande raccolta di dati.
Piccitto ha ereditato una città esemplare, ricca, e rappresenterebbe una realtà virtuale con enfasi giovanile.
Poi, Sonia Migliore, sussurra, (ma perché? ndr) che la relazione non parla del piano regolatore, del centro storico, delle royalties, del piano particolareggiato.
Giorgio Massari parla di realizzazioni datate, di ipoteche sul futuro, per una relazione pervasa da retorica della ripartenza, elogio del minimalismo, mantra dei mancati trasferimenti: un eloquio gradevole da ascoltare, che emana, more solito, competenza, che batte sempre sulla mancata visione della città futura e sulla mancanza di un progetto culturale, nella più totale disattenzione per i punti del programma elettorale,
Se Sonia (ci scuserà la confidenza, ma è per evitare la ripetizione) è la migliore per interpretare la passione politica, se Giorgio Massari ci incanta per il dire dotto, Maurizio Tumino è l’interprete sommo della sceneggiata politica, quella in senso buono, che deve incantare le folle e trascinare consenso.
Inizia dedicando, innanzitutto, spazio a Partecipiamo, lo dobbiamo dire, perché considera Iacono il competitor più pericoloso, quindi, a tipo medicina, una pillola al giorno non guasta, e Iacono ne deve andare fiero per le attenzioni esclusive.
Perché Iacono non c’è? Comprensibile, risponde Tumino, perché dovrebbe dibattere sugli atti istruiti quando Partecipiamo era in Giunta, motivi di opportunità politica ne sconsigliano la presenza, ma perché i rappresentanti di Partecipiamo all’Università e al Corfilac restano al loro posto, l’alleanza è ancora in essere?
Ci consenta Tumino di tentare una risposta: potrebbe essere, forse, che un Movimento come Partecipiamo, quando indica o segnala sceglie il meglio perché non va sull’obiettivo solo per scaldare la poltrona o acquisire i gettoni di presenza e le indennità?
Ci perdoni Tumino, ma in questo concordiamo sulla incapacità di Piccitto: trova un altro Presidente del Consorzio Universitario degno sostituto? Ci permettiamo sostituirci alla più becera opposizione: non ne sarebbe capace, si dimetta!!!
Consegnata la dose giornaliera a Partecipiamo, Tumino si diletta a stuzzicare il primo cittadino sule omissioni della relazione nel periodo di competenza, perché non si parla della TASI, della mancata partecipazione all’EXPO, delle perforazioni petrolifere autorizzate, dell’adeguamento dei compensi, dell’urbanistica dimenticata? 
Una interpretazione mirabile, in un’aula dove regna sovrana l’armonia e la fretta di ritornare a casa, agli affetti familiari, decorata, come una torta, con la condivisone somma dei principi del Movimento 5 Stelle, roba che Cancelleri gli consegnerebbe la tessera del meetup senza guardare il curriculum né le ataviche e consuete frequentazioni di eccellenza da giovane azzurro.
Sonia Migliore, nel secondo intervento, si butta sul mancato rispetto del programma elettorale, ma è sfortunata perché superata dalla contestatrice fedele del Movimento 5 Stelle, Gianna Sigona, che, come una mamma, rimprovera Federico Piccitto, chi ricorda i rimproveri di una mamma sa che sono solo amorevoli, tanto che il Sindaco a tutti risponde tranne che alla Sigona, d’altra parte, altra incapacità conclamata di Piccitto, come vai a rispondere sul programma elettorale, sui consulenti esterni, su quelli per il turismo e la comunicazione, sulle nottate perse dal trio Nicita-, Sigona-Marabita per la campagna elettorale ?.
Sì, perché il sindaco ha pure risposto, come è solito fare quando la pazienza gli raggiunge il livello di guardia, stanco di vedere minimizzati, scientificamente, anche il lavoro e le realizzazioni più evidenti
E la prima stoccata è dedicata a quella che noi definimmo ‘disperazione per la sconfitta’, che in vista delle elezioni evolve in paura folle della campagna elettorale.
Ammette che ci possono essere realizzazioni partite da lontano, fuori dall’era grillina, ma ci sono anche i fondi reperiti dai 5 Stelle.
Riprende Massari perché lo vorrebbe, da democratico, vicino all’amministrazione per lottare contro i mancati trasferimenti e l’impossibilità di procedere ad assunzioni.
Sotto sotto, ironicamente, apprezza Tumino che, una volta chiedeva le sue dimissioni, ora chiede che si lavori per il futuro della città. Roba da libro Cuore !!! Un vero intenditore di teatro !!!
Indispettito perché interrotto platealmente dalla Nicita e dalla Migliore, eccede nel ricambiare i complimenti a quest’ultima e rilevando come da grillino non osservante non abbia ricevuto censure o minacce di espulsione dai vertici 5 Stelle, nota come lei, indesiderata, invitata ad andare via dall’UDC, resta attaccata, formalmente, al partito per non perder il gruppo e dover riparare nel misto.
Conclusione di Piccitto, che ci consegna la diagnosi sulla seduta, ampiamente condivisa: dibattito non all’altezza.

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