C’è un ‘sentire comune’ per il bene comune

di Cesare Pluchino
Partecipiamo e Legambiente all’unisono sui temi della tutela ambientale

C’è una marea montante di rilievi ed eccezioni che confluiscono, quasi sempre, sull’attuale amministrazione, in particolar modo sui temi attinenti la tutela ambientale, paesaggistica e archeologica.
Come nel caso di Randello o delle perforazioni petrolifere, non sempre le responsabilità sono solo dell’amministrazione a 5 Stelle, spesso ci si imbatte in autorizzazioni sovraordinate, dove uffici diversi della regione, industria, territorio, demanio e altri, anticipano e prevengono ogni sorta di possibile argine del Comune di competenza.
Ma i rilievi servono anche per fare politica, così da far trovare sulla stessa strada figure animate non solo dalla stessa linea ideologica ma, in coincidenza, accomunate dalla linea politica che vuole contrastare l’attuale giunta monocolore a 5 Stelle.
In questo caso, ci troviamo a diffondere le note stampa del gruppo consiliare di Partecipiamo al Consiglio Comunale di Ragusa e di Legambiente Ragusa che incentrano l’attenzione sullo sfregio paesaggistico perpetrato ai danni del sito del Riparo Sotto Roccia di contrada Fontana Nuova a Marina di Ragusa.
Giovanni Iacono e Mirella Castro lamentano lo stato di abbandono del giacimento archeologico, di inestimabile valore storico.
Per farlo, non tralasciano di lanciare strali all’indirizzo dell’amministrazione Piccitto, che sarebbe protagonista di eccessivo entusiasmo, “parlando e straparlando di turismo, gongolandosi su ‘risultati’ che si attribuiscono e di cui non hanno alcun merito perché l’unico merito è da attribuire alla serie televisiva del Commissario Montalbano che, di fatto, ha creato un brand capace di valorizzare il vasto patrimonio dell’umanità che abbiamo”.
Non sono morbidi i toni dei componenti il gruppo consiliare di Partecipiamo che giudicano gli amministratori del bene comune incapaci e ciarlatani: uno dei tanti esempi sarebbe dato dalla vicenda Parco degli Iblei e, per ultimo, l’incapacità a tutelare e valorizzare un sito di inestimabile valore storico quale il ‘riparo sotto la roccia’, di epoca preistorica, che ‘racconta’ la storia primordiale degli insediamenti umani nell’isola.
Soprintendenza e Comune di Ragusa, in questi anni, si sono ‘palleggiati’ la responsabilità della valorizzazione e concreta possibilità di fruizione turistica del sito e dell’ambiente circostante e alla fine, il risultato del fallimento sta nella cementificazione che è stata autorizzata attorno al sito.
Un gravissimo atto di miopia politica ed amministrativa.
Un enorme danno all’umanità, e dai risvolti negativi, anche economici, per la mancata fruizione turistica di un sito che meriterebbe il riconoscimento di patrimonio dell’umanità, e per il quale gli estensori della nota si ripromettono di svolgere gli atti ispettivi necessari!  

Del riparo sotto roccia si era occupata, con una nota esaustiva, Legambiente Ragusa.Questo il testo della nota:

Continua il Saccheggio del territorio intorno al Riparo sotto Roccia a Fontana Nuova.

In Sicilia la comparsa dell’antenato dell’uomo moderno (circa 25000 anni a.c.) è dimostrata dai manufatti in selce rinvenuti presso Fontana Nuova (Marina di Ragusa), in quel “Riparo sotto Roccia” che è diventato il più importante sito della preistoria del Mediterraneo, paragonabile solo alla famosa grotta di “Lascaux” in Francia e a pochi altri siti importantissimi per la storia della comparsa dell’uomo moderno nel Mediterraneo.
Questo Sito, oltre alla grandissima importanza storica, era anche, fino ad un paio di anni fa, un luogo di straordinaria valenza paesaggistica, attestato come era su un costone di singolare bellezza con un bosco di macchia mediterranea ed una veduta sul mare che si allargava su tutta la costa fino alle Isole di Malta.
Il Riparo sotto Roccia di Fontana Nuova con il suo sito evocativo racconta al mondo la storia della comparsa dell’uomo nel Mediterraneo, dove tutto ha avuto inizio, un POTENZIALE SITO UNESCO e una straordinaria opportunità di offerta turistica, quanto e forse più delle nostre Cattedrali barocche e ldele tante cose incredibili che il nostro territorio può offrire e che ne hanno determinato il vertiginoso sviluppo turistico che è sotto gli occhi di tutti.
Nel 2005 il Comune di Ragusa ha intrapreso un progetto di tutela e valorizzazione, acquisendo il Sito direttamente interessato dal Riparo sotto Roccia e realizzando una strada ed un parcheggio per consentirne la fruizione.
Purtroppo l’interesse iniziale è stato seguito, prima ,dall’abbandono e dalla mancata manutenzione che ne ha di fatto impedito la fruizione, poi, cosa ben più grave, è stato tagliato fuori dal piano paesaggistico della Soprintendenza di Ragusa che avrebbe dovuto imporre un vincolo di tutela 3 di immodificabilità assoluta in tutta l’area di intervisibilità dell’importantissimo sito.
Né, tanto meno, si è dato seguito ad uno sforzo congiunto di Soprintendenza ed Amministrazione di Ragusa per farne uno straordinario Parco Archeologico.
Ma, all’abbandono, da parte delle istituzioni, del sito, ha fatto seguito un interesse speculativo di alcuni privati che, con l’apertura di una strada che devastava la macchia mediterranea, ha pensato bene di realizzare in pieno verde agricolo una serie di villette.
Prontamente denunciata da Legambiente e dalle altre associazioni ambientaliste Ragusane, l’operazione venne bloccata dalla Procura di Ragusa, mentre l’allora Soprintendente Alessandro Ferrara, messo sotto pressione dall’opinione pubblica, annunciò l’imposizione di un vincolo che avrebbe salvaguardato definitivamente l’area.
Nella realtà, impose alla sezione archeologica un vincolo minimo, con la conseguente approvazione della strada di lottizzazione e delle villette che sono state, nel silenzio delle Istituzioni, in questi due anni realizzate.
Oggi, a conclusione di questa storia di cattiva gestione e mancata tutela di un bene culturale così importante, apprendiamo che qualche giorno fa le ruspe hanno fatto la loro comparsa, devastando migliaia di metri quadri di macchia mediterranea e rocce naturali a poche decine di metri dal Riparo sotto Roccia; si è avuta così notizia dell’approvazione, con relativa concessione, di alcuni immobili apparentemente “al servizio dell’agricoltura” per la realizzazione di una azienda olivicola che si estenderebbe su meno TRE ETTARI (3 e non 300); ma la cosa clamorosa è che queste concessioni non sono state rilasciate dalle precedenti amministrazioni, ben note per essersi rese responsabili della cementificazione del territorio, ma da un’amministrazione 5 stelle che in teoria avrebbe dovuto bloccare il consumo di suoli, tutelare il territorio e valorizzare per una fruizione turistica siti straordinari come il Riparo sotto Roccia di Fontana Nuova, ma anche promuovere il parco degli iblei e bloccare definitivamente questo continuo degrado, trivelle petrolifere comprese,  che ha investito ormai da un decennio uno dei territori paesaggisticamente più importanti di Italia.
Tutto ciò è accaduto perché non si è approvata o voluto approvare la variante all’art. 48 che avrebbe impedito un delitto culturale che grida vendetta.
Le autorità preposte, a seguito delle numerose proteste hanno risposto che non c’era nulla da fare e che i lavori sono realizzati con regolare concessione, ma, con buona pace, dei nostri amministratori, ci occorre ricordare che il sacco di Palermo ad opera del famigerato Don Vito Ciancimino, e dei suoi compagni di merende, fu realizzato tutto con regolare concessione edilizia.

Ci permettiamo rilevare, come attenti osservatori dell’attività amministrativa al Comune di Ragusa che dai rilievi emerge una purtroppo triste verità.
Il gruppo di Partecipiamo aveva un assessore in Giunta, fino a poco tempo fa, il Presidente di Legambiente Ragusa era direttamente coinvolto come assessore all’ambiente nella Giunta Piccitto.
Di certo, queste autorizzazioni, peraltro concesse, pare, in ossequio all’attuale normativa vigente, sono state rilasciate quando questi rappresentanti si erano o erano stati esautorati.
Ma, da quando ci sono i grillini al governo della città, di questo riparo non abbiamo mai sentito parlare, nessuno ha messo in guardia l’opinione pubblica dal fatto che il vincolo, posto comunque tardivamente dalla soprintendenza, era solo di livello 1, come tante altre questioni delicate del Comune di Ragusa, in barba alla tanto declamata trasparenza, le questioni rimangono troppo spesso chiuse nella borsa o nell’agenda degli assessori, borse e agende, come i telefonini, che dovrebbero essere trasparenti e di dominio comune, per quelle carte e quelle documentazioni che attengono alla cosa comune.
Invece, traducendo in Italiano, quando hanno rubato la statua di Sant’Agata, si cercano di installare le porte di ferro.

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