È arrivato il momento di chiedere scusa al Sindaco

di redazione
La topica delle donne del Laboratorio 2.0 lascia interdetti per la superficialità con la quale si è affrontato l’argomento, pur nella legittima mancata condivisione della scelta di intitolare il piazzale del mercato settimanale alla Festa della Donna

Si sta diffondendo la ‘piccittite’, una sindrome che colpisce più soggetti, man mano che ci si avvia verso le prossime tornate elettorali, Piccitto è la causa di tutto, non ne azzecca una, l’origine di tutti i mali della città, fra poco anche di quelli anteriori al giugno del 2013. La sindrome è degenerata perché si pensava che l’accumulo di errori a carico di Piccitto e della sua amministrazione potesse contribuire a debellare i guai, nel senso che tali e tanti sarebbero gli errori che ogni possibilità di essere rieletto o di riconfermare i grillini alla guida della città sarebbe stata solo utopia
Invece c’è un terrore diffuso, una paura che porta a trovare sempre nuovi motivi di attacco, forse nella convinzione che quelli fino ad ora condotti non siano serviti a nulla.
Quello della consigliera del gruppo UDC, Manuela Nicita, che ha parlato a nome delle donne del Laboratorio Politico 2.0, è stato di una pesantezza particolare.
La cerimonia di intitolazione del piazzale del Mercato settimanale alla Festa della Donna ha scatenato le ire della Nicita: “Neanche il peggiore dei comici, neppure il più gretto e maschilista, avrebbe potuto concepire un’idea così retrograda e denigrante nei confronti della donna”. Un giudizio netto che non ammetteva discussioni.
Buttati alle ortiche “Oltre un secolo di storia e di lotte per l’affermazione dei diritti sociali, politici, culturali, economici delle donne, perché la gretta Amministrazione Ragusana, nella sua infinita miopia, non si rende conto di cosa ha appena fatto”.
Il sindaco ha sbagliato e non lenisce il suo errore la presenza alla cerimonia di una ‘sedicente’ associazione femminile che non si rendeva conto di partecipare ad un gesto offensivo per le donne, che “ci manda indietro nel tempo di secoli”. Per la Nicita, un gruppetto di donne che hanno sostenuto una idea ridicola per qualche minuto di visibilità.
Nell’occasione la consigliera coglie l’opportunità di segnalare come non sembra funzionare il centro antiviolenza nato in collaborazione col Comune, che si era fatta carico di promuovere quando era ancora tra i 5 stelle, questione che sarà chiarita nella mattinata di martedì 25 ottobre quando, in Commissione Cultura e Attività Sociali è previsto il resoconto dell’attività del Centro Antiviolenza.
Va detto che l’intitolazione poteva, sì, suscitare qualche perplessità, nella indecisione di considerare il mercato settimanale come il regno della donna, massaia, casalinga, regina della casa che va al mercato per gli acquisti consoni al suo ruolo, nel suo regno, dove dominano cibo, articoli per la pulizia, abbigliamento, corredi e tendaggi, e quant’altro di pertinenza al ruolo. Oppure il mercato va visto come il girone infernale dove la donna è costretta ad espiare, una volta alla settimana, le sue penitenze, per necessità e obblighi familiari. Forse era più opportuno, e più moderno, intitolare il piazzale di un centro commerciale, ma di fronte a proteste così forti viene voglia di affidare la toponomastica ai numeri, si potranno lamentare quelli che si intendono di smorfia napoletana.
In ogni caso spropositato l’attacco, esagerato, come spesso avviene anche irrispettoso nei confronti dell’istituzione. Ma, in definitiva, forse anche del tutto fuori luogo, tale da consigliare le scuse al primo cittadino e all’associazione sedicente. Vedremo perché.
Rimane solo una grossa perplessità: perché nell’elenco delle donne del Laboratorio manca proprio il pezzo migliore, la portavoce Sonia Migliore, anima politica del Laboratorio e ‘madrina’ politica della Nicita ?
Una dimenticanza, una opportunità o una strategia?

Ma veniamo agli sviluppi della vicenda, certo assai singolari: una nota del CIF, il Centro Italiano Femminile, rimette ordine nella questione: le rappresentanti dell’organizzazione non aspettavamo assolutamente l’incomprensione dello spirito della iniziativa e l’animosità degenerata nell’offesa gratuita.
Per inciso, Il mancato funzionamento di un centro antiviolenza non dipende dal CIF che, da anni, come associazione, e con tutte le associazioni femminili di Ragusa, si batte per la prevenzione contro la violenza sulle donne.
Ma le precisazioni piombano come un macigno sulle donne del laboratorio 2.0, come confermato dall’assenza di repliche alla nota che, nei contenuti assai forti, ancorché con uno stile diverso, non si discosta da quella della Nicita. Il CIF afferma:
“La nostra iniziativa non è una buffonata. Il CIF non è una sedicente associazione femminile e le aderenti non siamo un gruppetto di donne alla ricerca di qualche minuto di visibilità.
Il Cif è un’associazione nazionale con più di 9.000 aderenti che esiste sin dal 1945 e a Ragusa celebrerà il suo 70° proprio martedì prossimo con una pubblica iniziativa alle ore 17 presso il Centro Servizi Culturali.
Le aderenti a Ragusa siamo più di 50. Abbiamo sempre operato nell’ambito civile, ecclesiale e culturale. Siamo, sin dal loro sorgere, presenti nella Consulta Comunale Femminile, nel Centro Servizi Culturali e nella Consulta dei Laici della Diocesi. Collaboriamo con tutte le Associazioni del territorio: Convegno Maria Cristina, FIDAPA, AMMI, Soroptmisti, AIMC, Kiwanis, Lions, Rotary, Moica, Inner Wheel, La Casa delle Donne, la Crisalide e altre ancora.
L’iniziativa di intitolare una via o una piazza delle nostre città alla Giornata Internazionale della Donna è partita dal Consiglio Nazionale del Centro Italiano Femminile, e il CIF in tutte le città in cui è presente si sta muovendo per raggiungere questo obiettivo.   
A Ragusa la proposta è stata avanzata da noi all’Amministrazione Comunale nello scorso mese di febbraio. L’Amministrazione ci ha proposto diversi siti che non avevano ancora un’intitolazione, tra cui il Piazzale del Mercato.
Lo abbiamo scelto, non certo per sminuire la donna, perché della donna noi abbiamo un concetto piuttosto elevato, come dimostrano le nostre numerose pubblicazioni in materia e la partecipazione della nostra associazione prima alle consulte femminili, poi alle commissioni pari opportunità nonché alla lobby europea delle donne, ma perché quel piazzale è un luogo di socializzazione.
Oltre ad ospitare il mercato del mercoledì, è uno spazio in cui i bambini tutti i giorni della settimana, accompagnati dai genitori, giocano, vanno in biciletta o sulle auto elettriche, o si cimentano a fare volare i loro droni, in cui i giovani fanno Jogging con grande tranquillità e gli anziani lunghe passeggiate, senza il pericolo di essere travolti dalle auto.
Ricordiamo, inoltre, che fare la spesa per la donna del nostro profondo Sud, a lungo condizionato dalla cultura araba, è una conquista della seconda metà del secolo scorso: prima era disonorevole, soprattutto andare dal pescivendolo o dal macellaio.
Chi se lo poteva permettere aveva per questa incombenza “u’ spisaluoru”, un tuttofare (vedi Laura Ciancio Zacco “Nonno Saro”) o un ragazzino appartenente a famiglia di povera gente (vedi Leonardo Sciascia “Le parrocchie di Regalpetra”).
A fare la spesa, nelle famiglie che non potevano permettersi né l’uno né l’altro, non era mai la donna, ma il marito, anche perché spettava a lui il controllo delle risorse economiche della famiglia, essendo stata sempre la donna tacciata di inclinazione allo spreco.
Negli anni di guerra le nostre donne preferivano mandare i figli a fare la spesa invece di uscire loro.  (Possiamo dirlo grazie a ricordi di famiglia e ad una pagina di “Una donna di Ragusa” di Maria Occhipinti).
Le tantissime donne che vanno al mercato del mercoledì non si sentono sminuite, anzi ci vanno con piacere. Hanno più possibilità di scelta, risparmiano e incontrano tante care amiche. Nessuno le costringe.
Noi siamo contente di essere riuscite a realizzare questa iniziativa che ha visto la partecipazione delle Presidenti di Associazioni femminili della città, delle Autorità civili, religiose e militari, di tutti coloro che ci conoscono e ci stimano e sanno che non siamo “un gruppetto di donne che pur di ottenere qualche minuto di visibilità abbia potuto sostenere un’iniziativa tanto ridicola”, abbiamo sempre lavorato e lavoriamo a titolo di volontariato per il progresso della nostra comunità cittadina e non accettiamo lezioni da nessuno per quanto concerne la promozione della condizione femminile.
La nostra prima Presidente Nazionale, Maria Federici, ha fatto parte dell’assemblea costituente, e diverse donne provenienti dalla nostra associazione, sedendo in Parlamento, hanno scritto le leggi che hanno rivoluzionato la condizione femminile nel nostro Paese.
Per parafrasare la frase finale dell’articolo. “Peggio di un uomo maschilista c’è solo la donna che accetta di essere patriarcalizzata” diciamo che “Peggio di un uomo maschilista c’è solo la donna che accetta acriticamente i metodi maschilisti di fare politica, insultando e parlando di ciò che non conosce”.

Si potrà dissentire sull’intitolazione, non ci interessano le diatribe fra donne, ma appare chiaro che Piccitto non c’entra, è solo sfiorato da una questione che lo ha visto dare solo disponibilità, come sindaco e come amministrazione ad una associazione a carattere nazionale, per come viene trattato, forse, ha ragione ha non considerare piccole aggregazioni locali a carattere politico, considerate le performances.
Sarebbe meglio, intanto, porgere delle scuse.

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