Non è un governo di politici, ma nemmeno un governo tecnico, se vogliamo non si può definire nemmeno governo Draghi, se ci vogliamo riferire alle credenziali, al curriculum e alle aspettative sul nuovo premier.
E’ il governo dei poteri forti, dei poteri economici, quasi imposto dal Capo dello Stato, con un occhio alle tensioni sociali che hanno sconsigliato di propendere per un governo puramente tecnico.
15 ministri ai partiti, con una suddivisione e una scelta che non richiedeva certo di scomodare il grande economista, bastava un qualunque custode della sede di un partito della prima repubblica per suddividere la torta e lasciare la parte migliore ai 9 tecnici di stretta osservanza draghiana, in qualche caso anche mattarelliana.
Ai partiti quelle parti di torta senza decorazioni, senza frutta candita, con poco cioccolato, quasi a prevenire gli scompensi che saranno presto determinati dalla consapevolezza di essere stati messi ai margini.
Appare, ormai, del tutto chiaro, che è stata tutta una strategia organizzata, che ha visto Renzi come conduttore, grazie alla leggerezza dei suoi, che facilmente si sono messi da parte, e a quella cronica dei 5 Stelle che, in questa occasione, se ancora ce ne fosse stato bisogno, hanno acclarato le loro capacità politiche.
Del resto, era chiaro che quando mandi alle trattative Crimi e i capigruppo, illustri sconosciuti, o quando tiri la corda per difendere Bonafede o la Azzolina, non ti puoi aspettare di più.
Incolore la formazione 5 Stelle al governo, il ministero migliore all’ormai tramontato Di Maio, tutto il resto è noia.
Nella Lega prevale l’ala Giorgetti, per il PD si sceglie lo stand by lasciando spazio a tre capicorrente in attesa di tempi migliori, ma anche questi sono partiti che escono ridimensionati nel nuovo governo.
Sulla formazione di Forza Italia meglio stendere un velo pietoso, di Italia Viva hanno scelto la più rappresentativa fra quello che c’era a disposizione, il ministro della salute lo hanno riconfermato o perché ha fatto troppo bene o perché deve risolvere i casini che ha combinato.
La seconda infornata dei viceministri e dei sottosegretari, che, si presume, sarà organizzata sempre in stile prima repubblica, potrebbe riservare qualche dolcino per i 5 Stelle e per Italia Viva, ma si sa già che i pretendenti saranno moltissimi.
Se delusione c’è, per la Sicilia e i siciliani si può trattare di puro sconforto: non è che con il vecchio governo ci fossero stati ministri, vice ministri e sottosegretari che hanno cambiato le cose, ma, almeno, della Sicilia se ne parlava.
Il Presidente Musumeci, nel solco del migliore bon ton istituzionale, ha inoltrato gli auguri di buon lavoro al presidente Draghi ed al nuovo governo, facendo appello al miglior politichese per auspicare un tavolo di confronto dove trattare di misure economiche, di attuazione dello Statuto, di sburocratizzazione per le opere pubbliche e grandi infrastrutture.
Come al solito parole di circostanza e solite passerelle di tavoli e incontri dove si decide poco: la Sicilia, con questo governo e con il Ministro del Sud che si ritrova sarà meno considerata, la cartina al tornasole sarà anche la nostra provincia, l’avvio dei cantieri per la Ragusa Catania e l’accelerazione dei lavori per l’autostrada Siracusa Gela, se concretizzati, ci diranno dell’attenzione del governo dei ‘migliori’ per la nostra terra.
E, se Musumeci volesse essere concreto, di questo dovrebbe avere risposte immediate sulle intenzioni dei vari responsabili.
Altrimenti, non ci resta che preparare dei biglietti di ringraziamento per Renzi e per i 5 Stelle, ammesso che, con i tempi di recapito della posta ordinaria, il postino li trovi ancora.
