Quasi quotidiani i comunicati di Confcommercio sulla crisi dei settori di pertinenza, molti dei quali dedicati ad analisi di mercato qualificate, tantissimi dedicato al settore della ristorazione e della ricettività che, senza dubbio hanno subito, più di altri settori, i morsi della crisi
Molti comunicati pervasi da ripetitiva retorica sulla situazione di grave crisi, ma non sono emerse posizioni forti, contro i governi nazionali e regionali, in molti casi si è assistito ad una posizione di esagerato rispetto istituzionale, senza rivendicazioni forti e decise, sempre in ambito di moderazione e rapporti comunque rispettosi delle istituzioni, non ci sono state richieste decise di aiuti e di ristori adeguati alle esigenze, né richieste di adeguate tutele per il personale, ancorché l’associazione datoriale sia naturalmente dedicata alle imprese e non tanto ai loro dipendenti.
È di queste ore un comunicato di FIPE Confcommercio che focalizza la forte perdita di occupati nel settore bar, ristoranti, discoteche e imprese di catering, misurata nell’ordine di 250/300 occupati in provincia di Ragusa, nel 2020 rispetto al 2019
Nel 2020 bar, ristoranti, discoteche e imprese di catering e banqueting hanno perso, in provincia di Ragusa, da 250 ai 300 occupati rispetto al 2019.
Le colpe da addebitarsi alla pandemia e alle relative misure restrittive imposte ai pubblici esercizi.
La stima, su dati Inps, è dell’ufficio studi di Fipe-Confcommercio, secondo cui a pagare il conto della crisi sono stati soprattutto cuochi, camerieri, barman.
Non a caso sono proprio i più penalizzati: il 70% di chi ha perso il lavoro ha meno di 40 anni.
“Nel dettaglio – afferma il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, riportando i dati di Fipe – l’occupazione è calata del 25,2% nei ristoranti, del 26,2% nei bar e addirittura del 67,4% nelle discoteche.
Senza sorprese, visto il blocco dei licenziamenti, è il lavoro a tempo determinato e stagionale ad essere stato penalizzato: tra coloro che hanno perso l’occupazione, il 54,9% erano infatti lavoratori a tempo determinato e il 40,7% con contratti stagionali.
“Le nostre peggiori previsioni si sono avverate. Le imprese sono ormai allo stremo, senza più l’ossigeno necessario per respirare. Il mondo della ristorazione nel 2020 è dovuto stare chiuso forzatamente per 160 giorni ¬– dice Manenti a nome di Fipe Confcommercio – mentre ai locali da ballo e alle imprese di catering è andata persino peggio.
Ogni volta che si intravedeva uno spiraglio di ripresa, ecco arrivare nuove chiusure.
In questo modo si è smesso di investire sul futuro e infatti tra i più penalizzati ci sono stati i giovani e i giovanissimi.
La speranza è che si possa invertire il trend una volta per tutte e che questo sia davvero l’ultimo sforzo. Ma occorre programmare la ripartenza sin da subito.
Nel 2020 hanno chiuso alcuni pubblici esercizi. La previsione per il 2021, purtroppo, è che questi numeri siano incrementati sino ad arrivare complessivamente a 30 attività che per il nostro territorio sono cifre notevoli. Alle attività dei pubblici esercizi e ad altre commerciali sono state imposte sacrifici e obblighi di chiusura. Nonostante questo, il virus continua a correre e quindi probabilmente non siamo noi la causa di diffusione del contagio. Qualcosa non va nella filiera di presidio e gestione della malattia”.
