di redazione
L’attivismo sconosciuto a casa nostra
Avaaz.org è un movimento globale con oltre 40 milioni di membri, che promuove campagne per far valere la voce dei cittadini nelle stanze della politica di tutto il mondo (Avaaz significa “voce” in molte lingue).
I membri di Avaaz vivono in ogni nazione del mondo; il team è sparso in 18 paesi distribuiti in 6 continenti e opera in 17 lingue.
Avaaz.org è un’organizzazione non governativa internazionale istituita nel 2007, a New York, che promuove attivismo su diversi problemi quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti.
La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall’opinione pubblica.
Essendo una comunità on-line, i membri effettivi sono considerati gli iscritti al sito. Tutti i membri della community possono essere definiti “attivi” dal momento in cui, via web, partecipano, sottoscrivono e diffondono le attività dell’associazione.
L’associazione utilizza anche l’attività “concreta” di alcuni membri che agiscono nella vita reale (per esempio la consegna di petizioni direttamente ai referenti politici).
Il quotidiano britannico Guardian ha scritto: “Avaaz ha solo 5 anni, ma è cresciuta rapidamente fino a diventare la più grande e più potente rete attivista online del globo”.
Il nome Avaaz (Persiano: آواز, Devanagari:आवाज़) deriva dalla parola Persiano/Hindi/Urdu/Punjabi/Marathi il cui significato è all’incirca “il suono che rompe il silenzio”, cioè “voce”.
Avaaz.org è stata co-fondata da Res Publica, una “comunità di professionisti del settore pubblico con l’obiettivo di promuovere il buon governo, partecipazione civica e una democrazia deliberativa”, e MoveOn.org, un gruppo non-profit americano di pressione verso politiche progressiste.
Tra i fondatori ci sono Ricken Patel, Tom Pravda, l’ex parlamentare della Virginia Tom Perriello, il direttore esecutivo di MoveOn.org Eli Pariser, l’imprenditore australiano progressista David Madden, Jeremy Heimans (co-fondatore di Purpose.com), e Andrea Woodhouse.
Il direttivo è composto da Ricken Patel (presidente),nella foto, Tom Pravda (segretario), Eli Pariser (presidente del direttivo), e Ben Brandzel (tesoriere).
Il presidente, fondatore e direttore esecutivo di Avaaz è il canadese-britannico Ricken Patel. Ha studiato Politica, Filosofia e Economia al Balliol College, Università di Oxford.
Ha ricevuto un master in Politiche Pubbliche dall’Università di Harvard. Ha lavorato per l’International Crisis Group in diversi paesi nel mondo, inclusi Sierra Leone, Liberia, Sudan e Afghanistan, dove, ha dichiarato “ha imparato a portare le forze ribelli ai tavoli di negoziato, a monitorare le elezioni (di nascosto), e a ridare fiducia a un sistema politico un tempo corrotto e a capire quando le forze straniere venivano manipolate.” È tornato negli USA e ha fatto il volontario per MoveOn.org, dove ha imparato come usare gli strumenti online per l’attivismo.
“Dal 2009, Avaaz non ha più accettato donazioni da fondazioni o aziende, né ha accettato pagamenti di più di 5.000 dollari.” ha riportato il Guardian.
“Invece si fonda totalmente sulla generosità dei singoli membri, che hanno consentito di raccogliere oltre 20 milioni di dollari.”
Dal 2007 Avaaz ha lanciato centinaia di campagne globali e nazionali. Basandosi su una comunità internazionale, in grande espansione dei suoi membri, Avaaz si è impegnata a combattere la corruzione in India, Italia e Brasile, a proteggere gli oceani mondiali, le foreste pluviali e la fauna in pericolo, a difendere internet e la libertà dei media e a dare forza allo spirito democratico al cuore delle rivolte della Primavera Araba.
A Marzo 2007 i suoi membri si sono uniti a sostegno di una soluzione pacifica e giusta del conflitto tra Israele e Palestina. A sostegno dell’obiettivo Avaaz ha realizzato un video, Stop the Clash, che è stato visualizzato oltre 2.5 milioni di volte in 9 diverse lingue ed è stato votato video politico dell’anno di Youtube per il 2007.
Ad Aprile 2008, dopo una violenta repressione su manifestazioni e rivolte in Tibet, 1.5 milioni di membri di Avaaz hanno chiesto che fosse avviato un dialogo tra la Cina e il Dalai Lama. Il mese successivo, circa 2.000 membri con indosso le magliette di “Una Cina” hanno formato una catena umana dal Dalai Lama all’ambasciata cinese a Londra, un gesto concreto di buona volontà culminato in una manifestazione con un momento di silenzio per le vittime del terremoto Sichuan.
A Luglio 2010, 340.000 membri Italiani hanno contribuito a fermare la Legge Bavaglio che aveva l’obiettivo di mettere a tacere editori e giornalisti.
Avaaz è stata coinvolta nel sostegno agli attivisti in Siria, procurando equipaggiamento per la comunicazione, come telefoni satellitari e fotocamere in modo che si potessero pubblicare online video relativi alla repressione del governo. Inoltre ha inviato, all’interno del paese, personale per addestrare nell’uso di questi telefoni e su come fare giornalismo dal basso.
Avaaz ha contribuito nel coordinare l’ingresso di 34 giornalisti internazionali nelle zone di guerra in Siria.
Nel 2012, lavorando con altre organizzazioni come DemandProgress, 3 milioni di membri in tutto il mondo hanno firmato una petizione per opporsi a SOPA, una legge che avrebbe potuto dare al governo USA il diritto di oscurare siti web come Youtube o WikiLeaks. Lo sforzo collaborativo di questi gruppi è riuscito a respingere la proposta.
