Musumeci continua le passerelle elettorali mentre gli altri lavorano per un nuovo presidente della Regione

Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, dovrebbe essere, oggi, domenica 26 settembre, a Ragusa, per la premiazione della Fiera Agricola.
E da Ragusa, questo territorio, parte l’ennesima bordata contro una sua eventuale ricandidatura per il vertice del governo dell’isola.
La candidatura avanzata oggi, in maniera alquanto ufficiale, dal leader della Lega Salvini, che avanza la pretesa di governare una regione del sud, importante come la Sicilia, e annovera, come primo papabile alla candidatura, il segretario regionale Nino Minardo, la dice lunga sullo stato di salute del governo Musumeci.
Dopo la prima uscita del sindaco di Messina, De Luca, questa avance, per certi versi più autorevole, del leader della Lega, partito che peraltro ha il suo rappresentante in seno alla giunta di governo, sancisce il definitivo fallimento di ogni possibile accordo di centro destra per mantenere Musumeci Presidente della Regione Siciliana.
Considerato che all’interno di Fratelli d’Italia nessuno si è entusiasmato per i contatti fra Musumeci e la Meloni, considerato che in Forza Italia i soli a volere Musumeci sono quelli che vogliono mantenere le poltrone contando sui rapporti personali con il Presidente, viene fuori il fallimento di un governo che nessuno ha intenzione di riproporre.
Forse, lo stesso Musumeci ha avuto fretta nel riproporsi presidente, come premature possono considerarsi queste candidature che non hanno ancora la giusta dose di consenso diffuso in tutta l’isola.
Certo, Minardo gode, oltre alla fiducia di Salvini, quella di altri maggiorenti del partito, esponenti del governo Draghi oggi, forse, più autorevoli dello stesso Salvini, ma la mossa odierna lascia qualche perplessità e non può esimere dal rimandare a tante scelte di Salvini che, negli ultimi mesi hanno fatto scendere il consenso per la Lega, mettendola alla pari di altri partiti della coalizione, forse anche sotto, per non dire dei consensi accresciuti del PD e di quelli mantenuti dai 5 Stelle.
Inutile negare che per il territorio un Presidente del posto, come sta avvenendo in tutto il catanese, costituisce un vantaggio, un elemento per uscire dall’emarginazione che tiene fuori dai giochi le province che non siano Palermo o Catania, appunto per questo non vorremmo che la mossa di Salvini fosse intempestiva, troppo anticipata, causa non di lancio del candidato ma di una possibile classica bruciatura.
Il tempo non è quello di diatribe interne alle coalizioni e ai vari partiti, servono programmi e strategie serie per una ripartenza non più dilazionabile, quanto mai necessaria in Sicilia.

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