Consiglio comunale, riaffermato il principio del consumo di suolo zero, ne fanno le spese i soci di una cooperativa edilizia

Ha avuto, finalmente, un esito la triste vicenda, trascinatasi per oltre un mese, riguardante la richiesta di una cooperativa edilizia per l’aumento del numero degli alloggi previsti in progetto.
Il titolo dell’atto era complicato, qualche consigliere, puntualmente ripreso dall’assessore e dal dirigente al ramo, ha parlato, addirittura, di variante al piano regolatore: si trattava dell’esame della richiesta per “Variante al Piano urbanistico attuativo del PRG di c.da Selvaggio, approvato con Delibera di Consiglio Comunale n.29 del 29/03/2010, per l’aumento del numero di alloggi, di edilizia residenziale pubblica, da n.16 a n.28 nei limiti massimi degli indici urbanistici. – Pagoda Società Cooperativa Edilizia – Lotto n.3”.
L’atto è stato respinto, con 10 NO, 3 SI’ e 1 astenuto: dopo innumerevoli riunioni, tese a trovare unanimità di giudizio per la votazione, la maggioranza non è riuscita a votare compatta, come qualcuno desiderava.
In dissenso hanno votato il capogruppo Tumino e la consigliera Salamone, il consigliere del PD Chiavola ha votato SI’, astenuto il consigliere Iurato nonostante la sua precisa posizione di netto contrasto alla richiesta e i reiterati avvertimenti alla maggioranza di non cedere alla richiesta, in relazione a possibili future alleanze.
La maggioranza ha fatto sintesi sulla linea di impedire l’ulteriore consumo di suolo, di non favorire l’ulteriore spostamento di residenti verso le periferie, di non appesantire l’onere di servizi e di rifornimento idrico nelle nuove zone di espansione edilizia.
Una posizione del tutto legittima, per quanto assai discutibile e, addirittura, smentita dal dirigente al settore nel suo intervento.
La maggioranza, troppo palesemente manovrata dal primo cittadino, ha fatto sue le istanze di determinate parti della stessa, mosse da interessi diversi, anche ideologici, e alla fine è riuscita a convincere quanti non erano contrari all’atto.
A esprimere la posizione della maggioranza, in occasione della dichiarazione di voto non è stato il capogruppo ma il Presidente della Commissione Assetto del Territorio, Cilia, con una lunga relazione scritta, forse preparata in sede di riunione di maggioranza che, pare, per ovvia coerenza, non abbia voluto leggere il capogruppo.
Prima del consigliere Cilia avevano preso la parola l’assessore Giuffrida e alcuni consiglieri: l’assessore ha ribadito, per l’ennesima volta, i contenuti dell’atto, specificandone l’adesione e la piena rispondenza alle normative vigenti.
Pesante l’intervento del consigliere Gurrieri che ha sarcasticamente esaltato l’azione della maggioranza per aver dedicato tanto impegno all’atto, con ripetuti rinvii, e fra mille polemiche interne, uno sfottò in piena regola per l’attività del sindaco e della giunta che chiude con la richiesta, con l’auspicio, che l’atto sia esitato subito al fine di dedicarsi ai veri importanti problemi della città, alle emergenze, con le parole: “Chiedo al Presidente se è possibile finirla con questa farsa”.
Il consigliere Iurato, parlando di variante al PRG, si è soffermato sul principio di consumo zero del suolo, sui reali fabbisogni abitativi della città, sulle reali esigenze della cooperativa, sull’esigenza della tutela del patrimonio edilizio esistente e da riqualificare, con argomentazioni confutabili, molte delle quali confutate già in aula, concludendo con la convinzione che la questione è destinata ad avere degli strascichi, non solamente a carico del consiglio comunale, tant’è il suo voto di astensione.
Significativi gli interventi, successivi, dell’assessore Giuffrida e del dirigente, ing. Alberghina: l’assessore ha precisato che trattasi non di variante al PRG ma al piano urbanistico attuativo dello stesso, specificando che il parere tecnico positivo è stato ben esplicitato dagli uffici, e che c’è la assoluta conformità dell’atto al PRG.
Sono comunque rispettati, anzi si è al di sotto, i limiti di superficie e di cubatura, all’interno dei canoni urbanistici previsti dal PRG.
Il dirigente, ing. Alberghina, è stato protagonista di un esaustivo intervento, che ha confutato molto di quello che si era ascoltato in aula, fino al momento.
Ha precisato che il consumo di suolo è quella parte di suolo che viene sfruttata oltre le previsioni del PRG, per nuove edificazioni, non ci può essere maggiore consumo di suolo in un’area già indicata come edificabile.
Si parla di consumo di suolo in riferimento all’utilizzo di nuove aree edificabili, utilizzando terreno agricolo.
Paradossalmente, ha aggiunto il dirigente, nel caso in questione c’è, addirittura, minor consumo di suolo.
Gli uffici hanno il compito di verificare coerenza, conformità e rispetto delle norme di legge, altre cose come gli aspetti politici o la verifica dei requisiti dei soci della cooperativa toccano ad altri, non sono di competenza del Comune, né dell’amministrazione né del consiglio comunale, tantomeno degli uffici.
Dirimente per chiarire la posizione della maggioranza, del tutto condivisa, per non dire imposta dall’amministrazione, è stato l’intervento del consigliere Cilia, che ricordiamo è il primo dei votati del gruppo CassìSindaco, che ha parlato, in sostituzione del capogruppo, in qualità di Presidente della Commissione Assetto del Territorio.
Il consigliere Cilia ha citato, in premessa, ampia giurisprudenza per cui l’approvazione di un piano costruttivo attuativo non è atto dovuto ancorché conforme al PRG, c’è sempre il potere discrezionale dell’autorità chiamata a dare attuazione allo strumento urbanistico, la conformità non esclude la valutazione della variante, verrebbe snaturata funzione di indirizzo politico, il consiglio comunale esercita poteri di pianificazione del territorio e non di semplice riscontro della conformità a PRG.
Ampie e numerose citazioni di legge che hanno travalicato l’esigenza di dare spiegazioni politiche alla bocciatura dell’atto.
Viste le premesse, è stato ribadito il NO a nuovo consumo di suolo, NO a favorire ulteriore spopolamento dell’abitato esistente, per non appesantire i servizi che il Comune sarebbe tenuto a garantire, per non aumentare il carico antropico. Sono state anche elargite valutazioni sull’eccessivo dimensionamento dei PEEP in relazione al reale fabbisogno abitativo, sul patrimonio edilizio esistente non utilizzato, con relativa svalutazione di tutto il patrimonio esistente.
Un tentativo, quello dell’amministrazione della maggioranza, di riaffermare il consumo di suolo zero e tentare di riallineare il baricentro urbano.
Prima del voto, dichiarazione dissenziente di una componente della maggioranza, la consigliera Salamone, che, pur confermando la condivisione del principio di suolo zero, apprezzandone le motivazioni, ha voluto esprimere il parere che, in effetti, non c’è ulteriore consumo di suolo, nella fattispecie, in una zona già ampiamente antropizzata.

Come ha espresso il consigliere Iurato, c’è la diffusa impressione che la questione non sia esaurita, ci potrebbe essere un ricorso al TAR da parte della cooperativa, se ritenesse lesi i suoi diritti, lo si deduce anche dalla minuziosa valutazione della giurisprudenza operata dalla maggioranza che sarebbe chiamata, da sola, con esclusione della giunta, a risarcire eventuali danni provocati dalla bocciatura dell’atto.
A supporto delle sensazioni percepite, il voto di astensione dello stesso consigliere Iurato e, soprattutto, quello positivo del consigliere capogruppo di maggioranza, Tumino, di professione avvocato.

Da indagini presso esperti della materia, sotto l’aspetto tecnico e legale, il ricorso al TAR potrebbe essere giustificato dall’esistenza di pareri favorevoli all’atto del dirigente del settore urbanistica, dell’avvocatura e del segretario generale, pareri espressamente richiesti dall’assessore su sollecitazione della maggioranza.
Il progetto della cooperativa approvato nel 2010 e successiva variante del 2012 consta di 16 villette, meglio sarebbe dire ville del valore di circa 400.000 euro cadauno, un progetto che, oggi, risulta antieconomico, che, peraltro, ha avuto problemi con una vecchia impresa e con il vecchio progettista: l’intenzione dei soci della cooperativa era, oggi, di rendere più sostenibile il progetto, riducendolo a 10 villette e 18 appartamenti in due palazzine, di più modeste rifiniture, questo anche sanando una eventuale deficienza del tempo, ascrivibile agli uffici, come avrebbe sottolineato il sindaco ai soci durante uno degli incontri avuti, discutendo del livello eccessivamente qualitativo degli alloggi, trattandosi di edilizia pubblica.
Si è anche evidenziata la possibilità che il progetto si sarebbe potuto allargare fino a 52 alloggi, mentre sono state giudicati un falso problema quello dell’appesantimento dei servizi e dell’approvvigionamento idrico, in quanto le zone di espansione sono state concepite, in quanto ad oneri di urbanizzazione, secondo il fabbisogno previsto, per quanto giudicato spropositato rispetto al numero degli abitanti.
Qualcuno, adesso, paventa anche il rischio che la cooperativa possa non dare esecuzione al progetto comunque già approvato e cadere nella rete di imprese che potrebbero acquisire la cooperativa e i diritti già acquisiti dalla stessa, ad un prezzo assai conveniente per dare corpo ad altri progetti.

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