I silenzi della politica

Dovrebbero essere valutati come preoccupanti i silenzi della politica a difesa del territorio, non solo comunale o provinciale, considerato invece come area geografica, quasi sempre emarginata dai programmi della politica nazionale e, in parte, anche regionale.
Artefici dell’emarginazione sono, direttamente o indirettamente, i partiti politici, che sono sempre presenti quando c’è da raccogliere consenso ma latitanti nel momento delle grandi decisioni.
In occasione dell’annuncio del ripristino della cacioteca regionale del Corfilac, pur senza aver inciso per il rilancio, ancorché annunciato, del Consorzio, il sindaco di Ragusa ha avuto modo di evidenziare come “quando c’è unità di intenti tra la politica regionale e quella comunale, i risultati per il territorio prima o poi arrivano”, per ribadire, come se ce ne fosse bisogno, la sintonia con il governo Musumeci.
Solo che il sindaco di Ragusa fa sentire la sua voce quando c’è qualcosa di positivo per la città, ma è silente di fronte a strategie di più ampio respiro che vedono il territorio sempre emarginato.
Non è una accusa specifica a Cassì, ci sarebbe da dire anche sul comportamento dei deputati nazionali e di quelli regionali della maggioranza, che non difendono in maniera appropriata il territorio di appartenenza.
I deputati di opposizione, fanno il loro lavoro contro il governo Musumeci, ma si deve dire che la loro opposizione è sempre moderata e contenuta e hanno le mani legate, per le questioni romane, per appartenere a forze politiche che sostengono l’attuale governo nazionale.
Ci sarebbero delle cose da tenere in conto, soprattutto in vista del prossimo ciclo di consultazioni elettorali, quando i cittadini hanno in mano l’unica arma per far riflettere i questuanti del voto, intesi come quelli che avrebbero potuto avere luogo e occasione per alzare la voce con i poteri decisionali, ma non lo hanno fatto.
Due sono le occasioni che portano a queste riflessioni.
Il sindaco Cassì esalta l’operato del governo regionale nei confronti della città ogniqualvolta arriva un finanziamento, ma, leggendo la rassegna dei comunicati della Presidenza della Regione, l’azione nei confronti della città è ordinaria amministrazione, messa a confronto con la pioggia di erogazioni che, giornalmente, cade su tanti comuni e tanti comprensori dell’isola, dissesto idrogeologico, viabilità extraurbana, acquisizione di beni culturali, per meglio dire di antichi palazzi abbandonati, sovvenzioni varie per restauri e per il ripristino di organi nelle chiese.
L’elenco è infinito, basta citare i comunicati di oggi, 7 gennaio, che riguardano il restauro della Chiesa Madre di Piraino, nel messinese o il restauro dell’organo Polizzi nella Chiesa Commendale di San Giovanni Battista a Chiaramonte Gulfi.
Si potrà fare, forse, distinzione sull’entità delle cifre erogate, ma tutto decade quando si va a guardare per gli interventi sulla grande viabilità stradale e ferroviaria dell’isola o quando si vanno a spulciare le somme erogate dal Presidente Musumeci sul suo territorio etneo.
Su tutti questi aspetti, preoccupante il silenzio della politica.
Non solo preoccupante, ma che atterrisce, il silenzio sulle strategie nazionali nei confronti del territorio.
Proprio oggi, si legge sul quotidiano La Sicilia, che, addirittura richiama la questione in prima pagina, dell’azione del Ministro per le infrastrutture, Giovannini, quello che, per intenderci, avrebbe l’autorità per scardinare, se lo volesse fare, le pastoie burocratiche della Ragusa-Catania, per il Piano quinquennale strategico della mobilità finanziaria al 2026.
Ci sono in ballo 55 miliardi da aggiungere a 109 miliardi disponibili fra PNRR e altri fondi europei e nazionali.
Nell’articolo si leggono, però, particolari, sui quali nessuno interviene, nonostante la gravità delle affermazioni dell’autorevole quotidiano.
Si parte dalla dimenticanza dell’obbligo, stabilito per Legge, di destinare il 40% dei fondi al sud, si sintetizza che la Sicilia viene lasciata ai margini, tutto arriva fino alla Calabria, per l’alta velocità Salerno Reggio Calabria tutto viene dedicato al nord e alla dorsale adriatica.
Sembra di rivedere il teatrino del Freccia Bianca, tutto dedito alla Palermo-Messina con la grande attenzione a farlo passare da Caltanissetta.
Sarebbe, appunto da dire, quando qualcuno di Caltanissetta che ha influito sulla decisione, verrebbe a Ragusa per chiedere voti per sé o suoi fedelissimi: “andateveli a cercare a Caltanissetta i voti”.
Solo leggendo l’elenco delle opere finanziate con il PNRR, si avverte la scandalosa emarginazione del nostro territorio: la Enna-Caltanissetta, le bretelle per l’aeroporto di Trapani e per il porto di Augusta, il nodo di Catania, la Palermo-Agrigento-Porto Empedocle, la Caltagirone Gela, la Palermo-Trapani via Milo.
Poi, risorse aggiuntive altri interventi nella parte occidentale dell’isola, per il resto solo studi di fattibilità, buoni solo per dare prebende a chi li stende.
Di Ragusa si legge solo per gli studi di fattibilità per una nuova linea Ragusa-Vizzini, per un collegamento veloce Ragusa- Siracusa e per velocizzare ed elettrificare la Ragusa-Agrigento-Caltanissetta, ma, anche in questo caso, ci sono delle priorità e vi rientra solo la Ragusa-Vizzini.
Se questo non basta per attendere severi interventi, per la nostra città è la fine.

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