È indubbio che l’aumento vertiginoso di contagi ha reso ancora più difficile l’emergenza, il sistema è andato in parte nel pallone, il tracciamento è diventata pura utopia, le USCA, in molti casi, non sono in grado di reggere l’urto delle richieste di aiuto.
A complicare le cose ci si mette anche il governo con decisioni e normative dell’ultimo momento, che, sicuramente si avvalgono del parere autorevole di esperti del comitato scientifico, ma lasciano perplessi per la complessità di norme farraginose.
Ci sono tre livelli di prevenzione per i contagi a scuola e venire a capo delle regole è arduo.
Per la primaria chiusura per 10 gg anche con un solo positivo, senza didattica a distanza.
Per la primaria, test rapido, ripetuto dopo 5gg, con un solo contagiato, DAD per 109 giorni al secondo positivo.
Pe medie e superiori, con un solo positivo, auto sorveglianza e mascherine FFp2, 2 casi autosorveglianza e FFp2 per vaccinati e guariti, DAD per 10 gg per i non vaccinati, con tre casi DAD per 10gg
Si pone il problema, per la privacy, per i presidi, di sapere chi è vaccinato e chi no.
Ad alimentare la confusione e i dubbi, le diverse prese di posizione sul tema, contrastato, delle riaperture.
Il ministro ha decretato che si riapre il giorno 10, senza tentennamenti.
Non sono da ammettere, in un paese civile, le diverse prese di posizione, che disorientano i cittadini, in pratica non c’è autorevolezza fra chi ci governa.
I presidi parlano di situazione ingestibile, vogliono almeno 2 settimane di didattica a distanza.
Il governatore della Campania, De Luca, non aprirà le medie e le elementari, ritenendo irresponsabile aprile le scuole il 10 gennaio non riscontrando le condizioni minime di sicurezza
Perplessità notevoli nei sindacati che non ritengono assicurate le condizioni per garantire un rientro in presenza, come presentate dal governo. Si ritiene che ci sarà una ripresa a singhiozzo, con i presidi che, comunque, attiveranno le DAD per necessità, come è previsto nel protocollo per la sicurezza al fine di eliminare occasioni di contagio, un modo come un altro per aggirare le responsabilità di un governo che, dopo i predecessori non ha fatto nulla per la scuola e per i trasporti, elementi essenziali del paese dove maggiori sono i rischi.
Autorevoli pareri consigliano di rimandare l’apertura, visto che i contagi raddoppiano ogni due giorni, chiudere le aule sembra un argine efficace per limitare l’esplosione dei contagi, anche se c’è chi pensa che, fra poco tutto finirà.
In Sicilia la chiusura sarà prevista solo nelle zone arancione o rosse, ma Claudio Fava, deputato regionale de I cento passi e Presidente della Commissione antimafia Regionale, afferma : “Rimandare la riapertura delle scuole in Sicilia non è la soluzione ideale ma in questo momento è certamente la meno rischiosa” aggiungendo: “soprattutto in considerazione delle iniziative che, precauzionalmente, stanno prendendo molti sindaci della regione, chiediamo all’assessore Lagalla un atto di responsabilità e di non lasciare sindaci e famiglie in uno stato di incertezza e di confusione.”
Non mancano i provvedimenti autonomi di alcuni sindaci, quello di Modica, Abbate, per prendere tempo ha fissato la riapertura al giorno 12, per sanificare le aule.
L’ordinanza di Musumeci ha disposto che, esclusivamente nei territori dichiarati “zona rossa” o “arancione” e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Covid-19 nella popolazione scolastica, previo parere tecnico-sanitario obbligatorio e conforme dell’Asp territorialmente competente, il sindaco può adottare provvedimenti di sospensione, totale o parziale, delle attività didattiche, con conseguente adozione della Didattica a distanza, secondo i protocolli in vigore, per un periodo non superiore a dieci giorni.
La situazione è comunque difficile, assai rischiosa la riapertura, non è escluso che prima di lunedì si possa ritornare sulle decisioni e rimandare l’apertura delle classi.
