Opere pubbliche a Ragusa: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Ci apprestiamo a vivere una nuova campagna elettorale per le comunali, il sindaco in carica dovrebbe ricandidarsi, le opere pubbliche, che costituiscono, da sempre, le medaglie più ricercate da mostrare in campagna elettorale, a Ragusa sono in un bicchiere che, come spesso avviene, può essere considerato mezzo pieno o mezzo vuoto.
I lavori pubblici, le opere pubbliche sono decisamente il carattere distintivo di questa amministrazione, secondo il sindaco che li porta ad esempio di buona amministrazione e di visione lungimirante della città.
È stato lecito pensare che, approfittando dei ritardi fisiologici delle opere pubbliche, tutto fosse stato programmato dal sindaco e dall’assessore al ramo per una conclusione di tutti i lavori a ridosso della prossima campagna elettorale per le comunali, un curriculum di interventi sul quale ci sarebbe stato poco da eccepire.
In realtà, si prevede che da qui a giugno del 2023 poche saranno le opere consegnate alla città, cantieri aperti, nemmeno in gran numero, le grandi opera forse non completate nemmeno per la fine del secondo mandato.
Di consegnato solo il marciapiede di via Eugenio Criscione Lupis e la rotatoria di contrada Mugno e quella dell’ospedale, incompleti i lavori per piazza del Popolo, manca il verde pubblico, mancano le ringhiere di delimitazione. Opere ultimate, il ripristino dei locali della corte esterna all’ingresso del Castello di Donnafugata e il rinnovo del parcheggio Padre Pio a Marina di Ragusa
Sono aperti i cantieri del cinema Marino, ma è opera ascrivibile alle precedenti amministrazioni, di cassiniano ci sono, in atto, solo i lavori di ampliamento del marciapiede di viale Colajanni fino alla via Paestum, ma sempre nel contesto delle opere di interconnessione della stazione della metroferrovia.
Completate e consegnate alla città diverse opere, nel settore degli impianti sportivi, ma tutto frutto di precedenti gestioni amministrative, di vecchi bandi e di vecchi finanziamenti, pista di skate, campo di rugby, impianti di tennis, anche ai Gesuiti, a Marina di Ragusa, lavori al maneggio.
Completati lavori di manutenzione ed efficientamento energetico alla piscina, comunale, al palaMinardi, questi, forse, opera di questa amministrazione, proseguono i lavori per la rete idrica da collegare al potabilizzatore di Camemi.
In verità ben poca dote da portare ad una prossima sindacatura.
Chi guarda ad un bicchiere mezzo pieno, può fare affidamento su una serie di progetti, alcuni dei quali cantierabili a breve, nel contesto di una pioggia di finanziamenti annunciati che sfiorano i 100 milioni di euro.
Ma, se si pensa che la delibera di finanziamento per la riqualificazione del lungomare Andrea Doria fa data a ottobre 2020 e il decreto è stato firmato a dicembre 2021, si può aver idea di quando i ragusani vedranno qualcosa di concreto.
Il sindaco vanta legittimamente il grande lavoro degli uffici per progetti che consentono l’aggiudicazione di importanti finanziamenti, ma non sappiamo quando vedranno la luce.
Perché, per una visione futura della città non basta completare, per esempio, i lavori a piazza del Popolo se l’area resta deserta e desolata a tutte le ore del giorno.
Ritardi inenarrabili e sconcertanti, per esempio, per la vallata Santa Domenica, dove non si è riusciti nemmeno ad aprire gli orti urbani, per il parcheggio di San Paolo, per quello interrato di via Peschiera, a Ibla, per l’impianto di via delle Sirene, tutte cose che destano perplessità per la valenza degli uffici che non hanno, forse, uguali capacità per la fase progettuale e per quella operativa.
Tutto il resto sono progetti, finanziamenti annunciati, cantieri che non si sa se apriranno e quando: una strategia rischiosa, di presentarsi agli elettori con un bagaglio pieno di cose da fare, senza poter dire quando diventeranno fruibili per i cittadini.
Salvo qualche rara eccezione sono progetti di grande respiro, di marginale ci possono essere, sempre fra quelli che devono partire, la riqualificazione del teatro tenda e qualche lavoro di risanamento idrogeologico, peraltro non considerabili grandi opere pubbliche.
A Donnafugata si deve riqualificare il Parco, e non ci sono, al momento, fonti di finanziamento, oltre alle stanze che devono essere restaurate ma delle quali non si è mai parlato.
A Marina di Ragusa riqualificazioni della pista ciclabile con passeggiata a sbalzo sul mare, riqualificazione del lungomare Andre Doria, pista ciclabile fino alla preriserva dell’foce del Fiume Irminio.
A Ragusa tutto gira attorno alla metroferrovia, opera progetta nel tempo che, di certo, non si può ascrivere alla gestione Cassì.
Le ferrovie penseranno alla linea, alla riqualificazione della stazione centrale e di quella di Cisternazzi, tutte da definire e progettare le fermate della stazione di Ibla e del Carmine per un collegamento con il centro storico. Chi salirà poi sulla metroferrovia, e per andare dove, è tutto da verificare
Tutte del Comune le opera di connessione al tessuto urbano, su tutte spicca la riqualificazione dell’area dell’ex scalo merci che dovrà fungere fa nodo intermodale, con stazione dei bus, collegamento con sottopasso alla stazione centrale e a piazza del Popolo, l’opera che poteva essere quella principale della gestione Cassì, affidata, prima ad un archistar, di grande fama, poi derubricata a progetto degli uffici comunali, con esiti non certo entusiasmanti, che non hanno nemmeno potuto contemplare la riqualificazione dell’unico immobile dell’area, l’ex deposito merci che resta in attesa di ulteriori progettazione e fondi.
Esiti deludenti anche perché manca nel progetto, come era stato preannunciato dal sindaco per lo studio del grande architetto, quella visione di ricucitura e collegamento alla parte di città che si proietta sul centro storico, un progetto generale che potrebbe avere una certa valenza nel caso di acquisizione del palazzo Tumino da destinare a cittadella giudiziaria, grande sogno del sindaco, e, sicuramente anche del proprietario dell’immobile, che non trova sbocchi delle lunghissime trattative.
Di recente, annunciate le fonti di finanziamento per il mega progetto di riconversione del quartiere a luci rosse della città, 42 milioni a disposizione, per la riqualificazione del percorso dei Canalotti a Punta Braccetto, per la riqualificazione del palazzo della Cancelleria, di questi giorni i fondi del PNRR, 20 milioni per il polo fieristico, per la villa Moltisanti e per la Vallata Santa Domenica, tutte iniziative che sono state contestate per la scarsa attinenza con la rigenerazione urbana.
Da ultimo, restano i progetti per la deviazione delle acque bianche, lungo via Di Vittorio, per evitare che le acque piovane convergano su via Archimede, annunciati, anche in termini di finanziamenti ma dei quali non si sa nulla.
Se a tutto questo si aggiunge il nulla per il piano regolatore e per il piano particolareggiato dei centri storici, difficilmente esigibili dai cittadini prima della fine del mandato, non è che in tema di opera pubbliche si possa presentare un curriculum accettabile, che possa dare garanzie.
Andando poi a vedere la totale indifferenza per le periferie e le contrade, unica possibilità di svolta, per un secondo mandato, potrebbe essere, almeno, un volto nuovo come assessore, scelta che si renderà obbligata anche in altri settori che hanno visto attività pari a zero e raggiungimento degli obiettivi inesistente.
Tutto da vedere come gli elettori vedranno il bicchiere.

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