Il Consiglio comunale nelle mani di un manipolo di inqualificabili

Ormai si prova, quasi vergogna, ad assistere ai lavori del Consiglio comunale, viene voglia di esortare la gente a guardare le registrazioni per aver conforto su quello che andiamo dicendo da tempo.
Si salvano pochissimi elementi, colpevoli, comunque, di non mettere all’indice i colleghi che non hanno la più pallida idea dell’importanza del mandato conferito dagli elettori.
Per molti, sarebbe più dignitoso dimettersi, anche nelle file della maggioranza la situazione è trascesa, nemmeno per atti di ordinaria amministrazione si arriva a mettere insieme i 13 componenti necessari al numero legale.
Ieri, 14 giugno, gli atti, principalmente la verifica degli equilibri di bilancio, sono stati approvati in secondo appello dopo che alla votazione le sparute minoranze presenti in aula hanno fatto mancare il numero legale.
Ma non è questo il problema, sarebbe stato ancora più facile procedere il giorno dopo, in terzo appello, con solo dieci presenze.
È il modo a come si arriva a determinate situazioni che lascia basiti, se c’è la sensazione che può mancare il numero legale ci si assenta e basta.
Invece quasi due ore di melina, di passerella inutile per interventi da fare rabbrividire, spesso non attinenti all’atto in esame, con palese mancanza di competenza sulla materia finanziaria, che porta ad interventi che si trascinano stancamente rivoltando solo le parole degli atti.
Non meno penoso lo spazio dedicato alle comunicazioni, con interventi senza senso, con qualche consigliere che scambia la seduta per una riunione di condominio, interrompendo i colleghi e parlando senza microfono, nella confusione generale. Non si ha la minima contezza di un minimo comportamento da tenere, in aula si parla dopo che il Presidente ha dato la parola ed è obbligatorio far sentire quello che si dice.
Legittima, checché se ne voglia dire, l’azione di disturbo delle minoranze che fanno mancare il numero legale, da manuale come strategia politica, ma non si può usare l’aula consiliare come palco per le proprie esibizioni verbali, peraltro per nulla forbite, per poi rendere nulla la seduta.
Bene farebbe l’amministrazione a non presenziare in aula, a lasciare solo l’assessore al ramo dell’atto da trattare e lasciare le minoranze a parlarsi tra di loro, tanto, ormai, l’insipienza degli interventi riduce il dibattito in aula a puro avanspettacolo.
Degli scarni e in insulsi pochi argomenti trattati, la questione della mancata erogazione, ancora dopo 9 mesi, dei contributi agli allevatori delle razze autoctone è quella che ha suscitato polemiche.
Il consigliere Gurrieri, si deve ammettere anche con colpevole ritardo che fa emergere la strumentalizzazione che domina ogni mossa delle opposizioni, lamenta il grave ritardo, gli fa eco la consigliera Occhipinti che, fedele al suo cliché, si alza per prendere le difese dell’assessore allo sviluppo economico con la quale, asserisce, ha seguito la questione che si starebbe avviando alla soluzione.
Una questione, di tutta evidenza seguita male, anche per il fatto di aver gestito la cosa a livello privatistico, senza informare, nemmeno, la Presidente della Commissione Sviluppo Economico, perennemente emarginata dall’assessore sugli atti di competenza.
Una polemica sottotraccia che si trascina, ormai, da anni, nonostante le continue sollecitazioni al primo cittadino da parte della Presidente di Commissione, con un sindaco che, evidentemente, non riesce a portare all’ordine, come invece assicura, i suoi componenti di giunta, peraltro, ormai, come nel caso specifico, di provata inadeguatezza al ruolo come, pare, si sia anche convinto lo stesso Cassì.
Al di là di queste piccole beghe, che all’interno dell’amministrazione, e della maggioranza, sono, ormai, una costante, resta l’evidenza della giunta degli annunci, delle misure strombazzate con una azione amministrativa del tutto carente.
Se si vogliono dare contributi agli allevatori, peraltro la Occhipinti ha parlato, nel suo intervento di ’risorse’ che mancavano ad un certo punto e sarebbe stato meglio chiarire di cosa si stesse parlando, quando ci si accorge che l’azione amministrativa non può andare avanti per colpa di uffici regionali che non rispondono alle istanze, si deve denunciare il tutto, con nomi e cognomi, per arrivare a determinare una situazione imbarazzante per chi omette di fare il suo dovere.
Soprattutto allo sviluppo economico, come è ormai di tutta evidenza, si pianifica e si fanno le scelte nel chiuso delle stanze, in una sorta di gestione privata della cosa pubblica, che non tiene conto nemmeno delle minime esigenza di coinvolgimento dei consiglieri comunali, nemmeno di quelli della maggioranza.
Peraltro, in aula, il sindaco ha glissato sull’argomento e, fino al momento in cui scriviamo nessuno si è minimamente preoccupato di diffondere un comunicato per chiarire come stanno le cose.
Quando ci sarà l’erogazione, se ci sarà, avremo il solito comunicato trionfalistico, con tanto di declaratoria dell’assessore.
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