In Cattedrale viene alla luce un pregevole Crocefisso databile intorno al ‘500

Grazie all’attenta professionalità del restauratore Sebastiano Patanè è stato riscoperto un pregevole Crocefisso ligneo, che era conservato nell’aula capitolare della Cattedrale
Un’opera di grande valore, quasi dimenticata, per decenni, che rivela particolari stilistici di grande fattura che ha una sua storia, puntualmente rievocata dal responsabile dei beni culturali della Diocesi, don Peppino Antoci.
Un Crocefisso che si trovava, fino agli anni 50 del secolo scorso, nell’altare del transetto di sinistra della Cattedrale, poi sostituito da un Crocefisso in bronzo.
L’opera fu conservata, per anni, in alcuni locali della Cattedrale, doveva far parte del Museo Diocesano al Convento dei Padri Cappuccini di Ragusa Ibla, dove subì alcuni interventi di restauro nel locale laboratorio.
Opera poi conservata, per anni, nell’aula capitolare della Cattedrale.
Da ricerche effettuate negli archivi della Chiesa di San Giovanni Battista, che ricordiamo è Chiesa Madre della Diocesi e della Città di Ragusa, si risale alla possibile datazione intorno al 1500, quindi in epoca pre-terremoto.
Ma il valore del Crocefisso non è dato tanto dalla sua vetustà quanto dai particolari stilistici che sono emersi e che ne fanno un reperto di grande valore, una scultura lignea pregevole che è stata riportata alla luce e sulla quale ci sono ancora importanti indagini diagnostiche per approfondire le conoscenze.
La decisione per un intervento di pulitura dell’opera e per alcuni ritocchi restaurativi ha consentito al restauratore Patanè di scoprire che la scultura era ricoperta da un rivestimento totale in gesso, apportato non si sa in quale epoca e per quali motivi, forse per una riparazione di danni subiti in occasione del terremoto del 1693, episodio che ha risparmiato il capolavoro pur danneggiandolo.
Di concerto con la proprietà dell’opera, e con l’autorizzazione e supervisione della Soprintendenza, si è deciso di eliminare questo rivestimento, portando alla luce la scultura nella sua originaria conformazione, per procedere ad un attento restauro e ad indagini diagnostiche particolari, per accertarne le caratteristiche.

Il Parroco della Cattedrale, padre Burrafato, ha sottolineato l’impegno della Conferenza Episcopale che con i fondi dell’8xmille ha consentito il restauro e un particolare ringraziamento ha rivolto all’onorevole, Giorgio Assenza, Presidente dei Deputati questori dell’Assemblea Regionale Siciliana per i suoi buoni uffici dedicati ad ottenere un contributo da parte della Presidenza dell’ARS.
Un grazie sentito è stato rivolto anche all’azienda Giuseppe Rosso, industria ragusana che opera nel settore delle conserve dell’agroalimentare, che ha sostenuto le spese per le indagini diagnostiche, che stanno ancora proseguendo.
L’opera e i lavori di restauro sono stati presentati nel corso di un incontro, in Cattedrale, presenti il Vescovo, mons. La Placa, l’on.le Giorgio Assenza, il Sindaco Cassì, il Presidente del Consiglio comunale Ilardo, il Comandante del Corpo di Polizia Locale del Comune di Ragusa, Cannavò, i vicari del Prefetto e del Questore, il Procuratore della Repubblica, D’Anna, un rappresentante del Corpo della Guardia di Finanza, oltre naturalmente al Soprintendente dott. De Marco e al restauratore Patanè. A fare gli onori di casa, come accennato, padre Burrafato e don Peppino Antoci, responsabile dei beni culturali della Diocesi.
IL Sindaco Cassì ha messo in risalto l’importanza della riscoperta dell’importante scultura, il cui interesse consolida lo spirito di comunità e l’identità della città ancorata ad una storia centenaria che ha il suo fulcro appunto nella Chiesa Cattedrale.
L’on.le Giorgio Assenza si è detto felice di aver contribuito con il suo interessamento per ottenere il contributo dell’Assemblea Regionale Siciliana, che, in parte, sarà dedicato anche ai festeggiamenti in onore del Santo Patrono della Diocesi e della Città di Ragusa, San Giovanni Battista.
A sancire la valenza dell’opera l’intervento del Soprintendente De Marco che ne ha sottolineato i particolari artistici e la datazione che la rendono scultura di grande pregio.
Soni stati poi, don Peppino Antoci e il restauratore Sebastiano Patanè, entrambi con interessanti e competenti interventi, a ripercorrere la storia del Crocefisso e le varie fasi del restauro, mettendo in luce i particolari stilistici che non solo attestano la possibile datazione ma riconducono a canoni artistici delle sculture lignee già in essere nel periodo ‘300/’400.
Dotto e profondo, come altrimenti non poteva essere, l’intervento finale, di chiusura dell’incontro, del Vescovo, mons. La Placa, che ha intrattenuto i presenti con due significative riflessioni, l’una a proposito del rivestimento di gesso della scultura, che, eliminato, ha riportato alla luce la vera essenza dell’opera, particolare che gli ha consentito di esortare a guardare dentro la vera essenza delle persone.
Altra riflessione sui tratti dell’espressione del Cristo crocefisso che rivelano un senso di serenità, di pace interiore dopo il trapasso, raro a identificarsi nella maggior parte dei crocefissi.

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