Fibrillazioni in tutti i partiti, a sinistra per i rapporti con i 5S

Era del tutto prevedibile che sarebbe stata una campagna elettorale, in piena estate, caratterizzata da confusione e da fibrillazioni varie, dal momento che i candidati sono scelti dalle segreterie dei partiti e non dalla base. L’elettore può solo scegliere il partito, anche nelle regionali si trova davanti candidati e altri scartati, senza nessuna possibilità di scelta.
Il dimezzamento del numero dei parlamentari ha poi complicato le cose e tutti sgomitano per avere un a candidatura.
Mai come ora i casi di designati che rifiutano la candidatura, di scartati che cambiano partito, nessuno di loro, però, si è mai ribellato a questo sistema iniquo, a questa legge elettorale allucinante fatta per lasciare le sorti del paese nelle mani dei soliti noti. Nessuno lo ha mai denunciato, nessuno ha fatto nulla per cambiare le cose.
Dappertutto, in tutti i partiti e in tutte le coalizioni, riunioni all’ultimo momento per la composizione delle liste. Solo apparentemente, a destra, la situazione sembra facilitata da una vittoria quasi certa, da una affermazione che molti vorrebbero plebiscitaria, ma chi ricorda i tempi del 61 a 0 di Forza Italia si mette solo a ridere, senza contare che questa affermazione netta della coalizione di centro destra sembra cosa fatta a livello nazionale senza però la certezza che non si possano riprodurre ammucchiate totali, a sinistra, tali da poter rivendicare l’incarico di fare il nuovo governo o quanto meno di affidare le sorti dell’Italia ad un nuovo tecnico.
Più complessa la situazione in Sicilia, dove non è così scontata l’affermazione netta del centro destra, senza andare lontano basta guardare a Ragusa, dove la Lega e Forza Italia non esistono, senza struttura di partito, senza uomini con una storia politica di partito da presentare, con Fratelli d’Italia che ha un bacino di voti scarso e si affida al prestigio e alla credibilità personali del singolo candidato.
Molte più chance può rivendicare, a sinistra, il PD, con la sua tradizione, la sua storia, la sua struttura di partito, l’affidabilità politica dei suoi uomini e dei suoi candidati in particolare.
Sulla carta, sulla scia del consenso del 2018, buone chance potrebbero avere i 5 Stelle, meno al nazionale dove verranno candidati i soliti illustri sconosciuti, del Movimento e della politica, un seggio sicuro dovrebbero strapparlo alla Regione.
Regione, dove, nonostante le buone possibilità di successo su una coalizione che, scartato Musumeci, non ha trovato di meglio che un outsider settantaduenne inviso anche ai vertici regionali del suo stesso partito, si fa di tutto per non conquistare la Presidenza della Regione.
La Chinnici ostenta i principi di legalità e trasparenza, chiede candidati nemmeno sotto processo, ma fa subito marcia indietro. Non ha nemmeno cominciato una vera e propria campagna elettorale sul territorio, mentre i 5 Stelle sono già alla pretesa degli assessorati di maggior rilievo, sempre alle prese con la frattura interna fra quanti considerano l’alleanza, comunque, il veicolo per governare, e quanti, come sarebbe più logico non vedono una alleanza che a Roma, e in campo nazionale non esiste.
Ma la Chinnici non si ribella a queste intimazioni, fortunatamente c’è chi tenta, almeno di non farsi sopraffare dalla banda grillina che vuole ostentare voce in capitolo in virtù di un consenso ancora tutto da dimostrare.

E’ Claudio Fava, leader di Centopassi e della sinistra a farsi sentire, con autorevolezza; questa la sua nota diramata oggi lunedì 22 agosto, ad un mese dalle consultazioni:

“Da dieci giorni attendiamo che il Movimento 5stelle sciolga le sue riserve. L
Da dieci giorni aspettiamo che la candidata presidente offra parole chiare su come intende procedere.
A poche ore dalla presentazione di liste e listino, abbiamo collezionato solo rinvii e silenzi.
Apprendiamo persino dalla stampa di richieste di precisi assessorati presentate dai Cinque Stelle, come se la composizione della giunta fosse un affare privato tra loro e l’onorevole Chinnici.
Tutto questo è politicamente inaccettabile.
Se entro oggi non avremo parole chiare su come e con chi procedere in questa campagna elettorale, se non ci sarà immediatamente un luogo di discussione su tutte le scelte strategiche e di governo, vorrà dire che la coalizione progressista non esiste più.
E il movimento Centopassi ne trarrà le conseguenze.”

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