Anche Ragusa può lamentare dimenticanze per la sanità locale, ma nessuno parla

Da Vittoria arrivano gli strali del sindaco per le condizioni della sanità cittadina, che giudica sinteticamente come una porcheria per lo stato dei servizi insostenibili per una società civile, anatema che è stato colto al volo, anche per convenienze elettorali, da Piero Gurrieri, già candidato sindaco con una sua lista civica, appoggiata dai 5 Stelle fra i quali è transitato, ora aspirante ad un seggio per l’assemblea regionale.
Pronta le replica del vertice dell’ASP che, sappiamo, come tutti i direttori generali, dipende dalle scelte dell’assessore regionale al comparto; quindi, una condizione del nostro vertice ASP ancora più imbarazzante perché il periodo non è dei migliori per attendersi decisioni importanti.
Né il direttore Generale può fare pressioni sui candidati per chiedere impegni precisi, ma pare strano perché i sindaci non operano un pressing sui candidati e sulle coalizioni, per capire quali sono le intenzioni per risolvere i problemi della sanità.
La campagna elettorale è farcita da proclami di ogni tipo, da promesse di migliorare la vivibilità sociale ed economica del paese e della Sicilia, arrivano i leader sul territorio, ma richieste specifiche nessuno si azzarda a farne.
Per il nostro sindaco Cassì, che si dichiara avulso da contatti con i partiti, ci sarebbero le condizioni migliori per chiedere e pretendere quello che ci manca, tenuto conto, appunto, che i vertici locali poco possono fare.

Ragusa attende ancora l’apertura del reparto di neurologia con stroke unit, come da sentenza del TAR, ma tutti sembrano aver dimenticato la questione.
Ragusa attende ancora l’apertura, sempre al Giovanni Paolo II, del reparto di pediatria.
Della carenza di personale, medico e infermieristico, al Pronto Soccorso inutile parlare, trattandosi di problema siciliano e nazionale, ma si potrebbe chiedere una migliore organizzazione dei reparti in caso di nuova esplosione del covid.
Migliore organizzazione che non può non prevedere una accelerazione del progetto di ampliamento del nuovo ospedale, già insufficiente, anche perché malamente progettato, sul nascere.
Basti pensare che sono rimasti al Maria Paternò Arezzo l’oncologia, la radioterapia, l’oculistica, al Giovanni Paolo II va sistemata, prima o poi la stroke unit, ma, soprattutto, altra cosa che tutti dimenticano, è l’annunciato e finanziato potenziamento della terapia intensiva, di cui non si è saputo più nulla. Ma ci sarebbe anche da parlare della strada per accedere al Pronto Soccorso, come nell’originario progetto, del ripristino della pista per elicotteri, anche per il servizio notturno, dell’illuminazione del viale di accesso al pronto soccorso, con adeguati accorgimenti per proteggere dalle intemperie lungo il percorso che dal parcheggio porta all’ingresso del PS.
Altri argomenti avrebbe il primo cittadino per sollecitare azioni e impegni da parte dei vertici sanitari, la riconversione dell’ex ospedale Civile non si intravede, il destino del Maria Paternò Arezzo non è chiaro, si diceva che gli uffici dell’ASP dovevano essere centralizzati al Civile, per risparmiare sugli affitti, ma si vede che pagare gli affitti è più conveniente. A rilento vanno anche i lavori per il recupero dei locali della RSA al G:B. Odierna, che dovrebbero essere destinati a uffici dell’azienda.
Argomenti per il sindaco, e per i politici che dicono di lavorare per il bene comune e per la collettività e di stare dalla parte dei cittadini, non ne mancano e il periodo è dei migliori per chiedere garanzie agli aspiranti governanti della Sicilia.

Ultimi Articoli