Da più parti si parla sempre di cambiamento, di trasparenza, di scelte all’insegna della competenza e della serietà politica, giustamente tenendo conto dei risultati elettorali, soprattutto nell’ambito delle coalizioni, ma intravedere all’orizzonte, come inevitabili e invitati il manuale Cencelli e il mercato degli assessorati è deprimente.
Non che con un Presidente di Forza Italia ci si potrebbe aspettare di più, è andata peggio con Musumeci, detentore di ben altra storia politica, ma le indiscrezioni e i sussurri, ancorché sembrano rifarsi solo al gossip, lasciano interdetti.
Ancora sussurrate le soluzioni per la squadra assessoriale alla Regione, complice anche il ritardo dei definitivi risultati elettorali, ma ben distinte.
Fratelli d’Italia, forte del successo generalizzato, a Roma e in Sicilia, ha le sue giuste e naturali pretese, Forza Italia ha confermato la sua forza nell’isola, come non accade in molte parti del continente e ha le sue giuste ambizioni, la Lega, ancorché risenta della batosta mostra di fare la voce forte come il suo leader a Roma ma sarebbe più dignitoso, con le percentuali ad una cifra, dall’astenersi per pretese eccessive.
Il tutto dovrebbe limitarsi e tradursi al numero dei posti in giunta, secondo il manuale Cencelli, ma si assiste a trattative per la scelta degli assessori.
Fratelli d’Italia ambisce anche alla carica di Presidente dell’Assemblea, sarebbe legittimamente in corsa anche il nostro Giorgio Assenza, ma i giornali palermitani non ne fanno cenno.
Che poi si debbano mettere in gioco figure appartenenti alla defenestrata amministrazione Musumeci è paradossale, se ad indicarli sono le figure del partito che non ha voluto la ricandidatura de Presidente.
C’è poi l’obbligo di avere quattro donne in quota rosa, e fuoriescono nomi che obbligano a delle perplessità, sembra più un ufficio collocamento per disoccupati e trombati che non la formazione di un governo.
Emergono i nomi dei trombati, siamo costretti ad usare il termine al maschile ma sono tutte femminucce, che non sono state elette ma restano candidate a importanti cariche politiche, se non altro perché nel cerchio magico dell’influente Miccichè: dobbiamo sistemare l’ex deputata Stefania Prestigiacomo, con un assessorato se non preferisce i lidi romani, in qualche ministero, come vice o come sottosegretario.
C’è anche l’ex assessore Bernadette Grasso da sistemare, per non parlare, forti dei consensi avuti dei vari Tamajo e Falcone.
Nonostante la debacle nazionale e siciliana pretese avanzeranno anche i leghisti, anche qui si parla di collocamento perché alcune voci vedrebbero il segretario regionale Minardo, nostro conterraneo, spingere per un assessorato importante, quale potrebbe essere quello all’agricoltura, per un altro trombato eccellente, lo sciclitano Orazio Ragusa.
Ci sarebbe anche la vicepresidenza dell’Assemblea ma la richiesta dell’agricoltura regge anche per il pericolo che a chiedere lo stesso assessorato sia il concittadino Abbate, re delle preferenze che ha dominato a Modica e, di fatto, ha estromesso Ragusa dall’Assemblea.
Nonostante sia l’ultimo arrivato, sotto la sigla di un partito alleato che ha dovuto cercare riparo sotto la nuova DC di Totò Cuffaro, Abbate, con una provocatoria e ambiziosa strategia post elezioni, chiede conto e ragione delle sue 12.000 preferenze e chiede direttamente un assessorato e, anche perché da questo mondo partito, ambisce all’agricoltura, settore dominante della sua terra.
Sarebbe troppo per Minardo, dopo i non eccellenti risultati e dopo lo smacco subito dal concittadino, vederlo anche assessore a prima botta.
Tutto dipende dal numero di assessorati che saranno riservati alla Lega e dai nomi altisonanti che si faranno avanti per le poltrone, Luca Sammartino, altro recordman di preferenze, Francesco Scoma in credito per la questione sindacatura di Palermo ed Eleonora Lo Curto.
Ci sono poi da considerare le pretese e le ambizioni dei centristi, popolari, autonomisti, lombardiani e cuffariani, Lombardo e Cuffaro non sono certo soggetti malleabili, pretenderanno almeno due assessorati a testa.
Il mercato è aperto., potremmo dire ‘povero Presidente’, ma Schifani sa muoversi a suo agio in questo acquario di pesci predatori.
