Lo sfogo di una cittadina per le condizioni del centro storico superiore

È una delle tante riflessioni sul centro storico superiore, diversa nei contenuti dalle strumentali note delle inutili opposizioni che gracchiano da anni senza andare al sodo.
Riflessione che ha una sua valenza non tanto per quello che viene segnalato ma per l’aleggiante sconforto che pervade molta parte della collettività, consapevole dell’inadeguatezza di chi dovrebbe risolvere i problemi, rassegnata nel bagno dei ricordi.
Siamo i primi a dire che il tempo attuale non ci potrà riportare mai a quello passato, non ci sono i residenti, che hanno scelto soluzioni abitative più comode, è cambiato il commercio, come era inteso una volta, i pochi superstiti si rimaneggiano sempre di più nella desolazione e nello spopolamento che avanzano.
Nessuna amministrazione ha la bacchetta magica, ma, di certo, si possono assicurare le condizioni minime per garantire una piacevole permanenza in centro storico che potrebbe essere propedeutica, come tutti i corsi e i ricorsi storici, ad un lento riavvicinamento alla realtà di una volta.
Servono sostegni concreti alle aziende che vogliono ritornare in centro, con procedure semplificate e senza le commedie del City o dell’attività in viale Leonardo da Vinci o in via Palermo, serve finirla con le favole della Vallata Santa Domenica e serve garantire sicurezza h24, piazza San Giovanni è un contenitore di contenitori per i rifiuti, camion furgoni di ogni tipo danzano e sostano impunemente, come anche in via Mariannina Coffa.
Si è consegnato il centro a quattro attività di ristorazione che aprono solo in serata e lasciano, di giorno, un panorama squallido di tavoli e sedie incatenate, ombrelloni di dubbio gusto e dehors fuori misura, antiestetici e ingombranti.
La chiusura, quasi permanente, dei bagni pubblici è sconfortante, di certo scoraggia gli ostaggi dei diuretici, anche per una semplice passeggiata. Ritardi incomprensibili, ma ormai ordinari, per le opere pubbliche annunciate, piazzetta Mons Tidona, via Roma, si è partiti con il rinvio dei lavori per favorire il commercio a Natale e per i saldi, si è arrivati alla festa di San Giovanni, abbiamo aspettato la fine dell’estate, tutto è fermo.
Tralasciando la scandalosa permanente chiusura del Museo Archeologico di via Natalelli, per la quale l’amministrazione nemmeno protesta, forse perché sulle posizioni di quanti non vedono bene il mantenimento della struttura a Ragusa superiore. Tutti silenti, opposizioni, comitati, semplici cittadini che, forse, hanno anche dimenticato dell’esistenza del Museo. Hanno rifatto la scala di servizio ma serve solo per riparo ai contenitori dei rifiuti dell’adiacente struttura ricettiva che ne avrebbe spazio all’interno per ospitarli.
Ma questo è il centro che dovrebbe costituire l’élite della città, forse, invece l’élite è considerato il luna park di campagna, a Donnafugata, anche quello, però, destinatario di megaprogetti senza tempi di consegna.

Questa la nota a firma di Alessandra Sgarlata:
“E poi qualcuno ti ricorda che in centro storico ci hai trascorso i momenti più belli del tuo impegno civico in politica, qualcun altro ti invita ad un partecipatissimo incontro di lettura alla famosissima libreria Flaccavento (ringrazio la proprietaria Daniela, ogni primo mercoledì del mese ore 18.30) e allora ti scende la lacrimuccia e ti precipiti lì, dove il cuore è sempre stato.
Il posto che custodisce le nostre origini, il salotto buono della città che forse spesso viene dimenticato.
Purtroppo il centro storico è croce e delizia.
Sono rimasta particolarmente sorpresa di trovarci gente, che passeggiava, seduta ai pochi bar aperti di mercoledì (non sarebbe il caso di organizzarsi e chiudere un giorno ciascuno dandosi i turni?) diciamo che per essere un mercoledì come un altro c’era movimento, ma si potrebbe fare di più?
Ovvio si può fare sempre di più e meglio.
Quando arriva la notizia che Pozzallo riesce a far crescere l’offerta turistica straniera del 70 % si ci domanda, e io me lo domando, ma noi che vogliamo fare da grandi?
Purtroppo si percepisce veramente, la non voglia di crederci in questo quartiere, mi dispiace dirlo, dovrebbe essere sempre tutto pulito, ordinato, qualche forza dell’ordine qua e là che passeggia o magari addirittura a cavallo.
E niente, invece trovi secchi dell’immondizia ovunque, erbacce di troppo, bagni pubblici chiusi, proprio trasuda l’abbandono, la non curanza, da parte di chi ama Ragusa tanto da volerla rappresentare in suo nome nel mondo.
Il centro storico è una spina nel fianco che nessuno vorrebbe togliersi, in modo da non farla sanguinare più, ma così il corpo si infetta e muore.
Dobbiamo crederci tutti, dobbiamo tornare alle nostre origini e quindi a Vivere la nostra città, nessuno escluso, nessuno che si senta migliore dell’altro su questo argomento, perché centro storico che è quella “parte del territorio comunale di più antica formazione sottoposta a particolare tutela per assicurare la conservazione di testimonianze storiche, artistiche, ambientali” è soprattutto amore per quello che siamo stati e memoria per quello che lasciamo in eredità ai nostri figli.”

Ultimi Articoli