Potrebbe essere il momento della verità, ma non lo sarà

Una questione ormai archiviata quella della querelle Cassì-Barone, paradossalmente ne esce maggiormente danneggiato il sindaco per la sua immagine alla quale tiene tanto e per difendere la quale era insofferente alla maggiore visibilità di Ciccio Barone.
Per Barone uno scivolone, una leggerezza del suo agire politico, solamente ammaliato dalle sirene che lo inducevano a pensare oltre le sue innate caratteristiche. Un politico che ha pensato sempre e solo alla buona gestione della cosa pubblica, alla collettività, ai suoi elettori, caduto, per sua colpa, in un manipolo di inesperti politici abbagliati dalla poltrona e da piccole fette di potere.
Una mosca bianca in una giunta che si ritiene di élite, confortata dal giudizio invidioso della gente comune che non sa cosa sono le élite, cosa sono i nobili veri, l’aristocrazia nel senso dato dall’etimologia del termine antico.
Ma Barone ha sbagliato, anche per leggerezza, e questo, in politica, è imperdonabile, Barone si deve fare da parte, anche se proseguono le chiamate di quanti vorrebbero approfittare dei suoi enormi consensi e presto lo troveremo protagonista della politica locale.
Il sindaco Cassì appare legittimato nella sua mossa, perché al netto dei rapporti interpersonali non era tanto disdicevole l’intenzione di Barone di percorrere una nuova strada, quanto la mancanza di chiarezza su quello che voleva fare e con chi lo voleva fare.
Ma occorre anche ammettere che il sindaco aveva voluto sfruttare l’occasione, in quanto Barone era, ormai, mal tollerato, in giunta e nella maggioranza. Troppo fedeli al sindaco gli altri assessori, totalmente acquiescenti ai suoi desiderata, ai suoi disegni, alle sue strategie, anche alle sue simpatie politiche, come la maggior parte della maggioranza.
I pochi baroniani, o quelli sedicenti tali, lo hanno, praticamente, mollato, hanno assistito silenti agli eventi, non si sognano di aggredire politicamente il sindaco, anche solo con gesti simbolici, continueranno a parlarne male dietro le quinte, come considereranno sempre meno alcuni componenti la giunta ma non si andrà oltre.
È un po’ come la situazione di totale assenza delle opposizioni che tanto piace a Cassì, nessuno delle opposizioni ha avuto parole a difesa del sindaco o di Barone, ma nemmeno dalla maggioranza sono venute parole a difesa del sindaco.
E questo è quello che rende il primo cittadino l’unico che ne è uscito male. Chi ha seguito e segue le vicende di Palazzo sa quale è l’atmosfera all’interno, sa quali sono le fibrillazioni, le capacità di alcuni e la totale incapacità di altri, le rivalità, le invidie, le contrapposizioni sono note a tutti, potrebbe essere il momento della verità, ma non lo sarà, non conviene a nessuno.
Si cercherà di proseguire come se nulla fosse stato e, se non si creeranno condizioni favorevoli per Cassì e la sua maggioranza, con alleanze giuste, il caso Barone rischia di trasformarsi non nella tomba politica di quest’ultimo ma in quella dell’amministrazione Cassì che, come tutte le amministrazioni susseguitesi da quando c’è l’elezione diretta del Sindaco, rischia di durare solo un quinquennio.
Subito ci sarà chi ricorderà che Nello Dipasquale Sindaco fu riletto, ma là si tratta di giganti della politica e non di nani della politica.

L’occasione dello scontro Cassì-Barone è sfruttata dai 5 Stelle Firrincieli e Tringali per una nota dalle mille sfaccettature, che, in sostanza vuole solo essere un messaggio da campagna elettorale di una componente politica allo sbando, con un Movimento in balia delle onde, senza un timoniere appena capace, nave con la stiva piena di contrasti, rivalità, beghe di potere e sete di riacquistare credibilità politica dispersa per gli ultimi eventi e per il crollo dei consensi elettorali, solo parzialmente recuperato alle elezioni.
Quando hai queste situazioni in casa, sarebbe meglio evitare di intromettersi nelle analoghe in casa d’altri.

In passato i 5 Stelle avevano inoltrato specifiche richieste di chiarimento al Sindaco Cassì’, per esempio in merito all’utilizzo dei fondi della tassa di soggiorno.
Tutti abbiamo saputo fin dal primo momento dall’insediamento che Cassì non si è preoccupato mai della funzionalità dell’Osservatorio per la Tassa di Soggiorno, addirittura il primo anno i fondi della tassa di soggiorno furono utilizzati per pagare gli stipendi di alcuni dipendenti del settore.
È stato il settore della tassa di soggiorno la cartina al tornasole di un modo di amministrare del tutto personae e personalistico, della serie ‘marchese del Grillo’…”io sono io e voi non siete un…”
Ne abbiamo capito, ne abbiamo visto, ne abbiamo saputo di tutto e di più. Pochi ci hanno voluto mettere il naso, anche della maggioranza, pur comprendendo cosa accadeva.
Ciccio Barone, che di questo sistema è stato complice con il suo silenzio, ha detto, ieri, verità conosciute, niente di eclatante, forse ha colpito maggiormente tutti quelli che hanno sempre saputo e sono stati silenti.
Ora i consiglieri 5 Stelle vogliono chiarezza, giocano con termini pesanti – diatriba da cortile, spettacolo indecente da ricordare al momento del voto, immondizia nascosta sotto il tappeto buono di casa che, però, tutti calpestavano, sapendo che sotto c’era qualcosa di anomalo, di olezzo del caso -.
L’unica cosa da fare non è quella di fare comunicati, ma di verificare se l’utilizzo disinvolto dei fondi della tassa di soggiorno, fuori dall’apposita normativa e dal regolamento, possa essere oggetto di interessamento della Procura.
Se non lo è tutto si riconduce allo sfogo politico e tutto finisce qui.
Ora si pensa all’accesso agli atti, perché non si è fatto, per queste e altre situazioni poco chiare, nei mesi e negli anni passati?
Risibili gli interrogativi sui ritardi del PRG, piuttosto nessuno mette alla berlina l’evidente tentativo di rifarsi una verginità prima di andare a nozze per il rinnovo dei vertici comunali.
Di incarichi professionali se ne è parlato, ma tutti sono rimasti indifferenti, di ZTL i consiglieri 5 Stelle parlano e continuano a cincischiare, senza tirare in ballo il vicesindaco, vera direttrice d’orchestra di una sperimentazione giudicata fallimentare da tutti, l’obiettivo deve rimanere il primo cittadino, assessori, dirigenti e funzionari vanno tutelati, anche se capita che la moneta di ritorno sono solo schiaffi e sputi.
Alla fine, i due 5 Stelle esulano dal tema e vanno sulla necessità di rateizzare la TARI forse aumentata, sfiorano le difficoltà per la gestione della spazzatura, chiedono chiarezza ma non si sognano di chieder trasparenza nei rapporti afferenti al contatto di appalto, gli accordi, le compensazioni, le mancate sanzioni, i costi per il trasferimento fuori regione che gli amici del sindaco, Musumeci in testa, assicuravano sarebbero stati rimborsati. Come mai nessuno ha chiesto le relazioni del DEC, una sorta di fantasma di palzzo di cui nessuno sa nulla.
Si chiede chiarezza per le parole di Barone che, si sa, sono la pura realtà di un verminaio della politica cittadina, di cui tanti hanno contezza, di tanti fatti evidenti, parco urbano, contenzioso con la Teknè, contenzioso con la LAMCO, suoli edificabili del nuovo PRG, City, locali di via del Mercato, ex macello di Ibla, tabelloni elettronici del Palaminardi, e di tante altre, cose nessuno parla.
Per esempio, una domanda facile facile, che si potrebbe inoltrare anche a Barone, quanto è costata l’estate iblea? Quanti soldi a Ciccio Barone e quanti all’assessore alla cultura? Fatelo un accesso agli atti.

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