L’Osservatorio per la Tassa di Soggiorno ha accolto l’AD della SAC di Catania, Nico Torrisi

Prima delle due riunioni convocate dalla Presidenza dell’Osservatorio per la Tassa di Soggiorno ai fini di poter meglio valutare due possibili destinazioni della tassa, una scelta dall’amministrazione a favore per il Piano Strategico del Turismo, e l’altra, perorata da Federalberghi e Sicindustria, per una erogazione a favore dell’aeroporto di Comiso, ai fini di poter incentivare il traffico aereo per benefici effetti sul territorio.
Per valutare di Piano Strategico del Turismo sarà audito, nei giorni prossimi, il redattore del piano strategico e collaboratore del sindaco per lo stesso.
Ieri, martedì 13 dicembre, ascoltato l’AD della SAC, la società che gestisce l’aeroporto di Catania e, quindi, quello di Comiso, che gravita nell’orbita di proprietà dello scalo catanese.
Riunione alla quale i componenti dell’Osservatorio hanno dato particolare importanza, tanto da chiudersi a porte chiuse, prima dell’incontro, con espressa esclusione della stampa: evidentemente, quando c’è qualcosa di scomodo o imbarazzante di cui parlare, si preferisce farlo a porte chiuse, alla faccia della trasparenza e in barba alla materia che è cosa pubblica e non di semplici beghe associative o personali.
Peraltro, da questo incontro a porte chiuse, che secondo la convocazione doveva servire per verificare le domande da porre all’ospite, non sono emersi argomenti portati all’attenzione dello stesso.
Alla riunione, presente anche il componente del CdA della SAC, Dibennardo, ex AD di Soaco: già la disposizione dei convenuti dava il quadro dell’approccio alla questione.
Un tavolo paritetico di componenti dell’Osservatorio doveva ospitare al suo interno gli ospiti, invece tavolo di testata con Sindaco, Presidente dell’Osservatorio, l’AD di SAC, Torrisi e Dibennardo. In platea, i componenti dell’Osservatorio, sempre in numero anomalo rispetto a quanto previsto dal regolamento, ma questa è ormai una costante, in silenzioso ascolto del verbo catanese.
Come era prevedibile, Torrisi, non ha mostrato eccessivi interessi per l’aeroporto di Comiso, malcelando la realtà che vuole lo scalo comisano una semplice dependance di Fontanarossa, per certi versi anche scomoda alla luce delle perdite annuali quantificabili nella enorme cifra fra 3 e 4 milioni l’anno.
Dall’inizio della storia dell’aeroporto, grazie alla cecità politica assoluta dei politici di Comiso, l’aeroporto che poteva cadere in mano dei milanesi è stato offerto su un piatto d’argento a Catania che, sin dal primo momento, ha voluto acquisire Comiso non per investire ma per tarpare le ali ad un possibile concorrente.
Come ha fatto rilevare Torrisi, accennando appena alla questione, non è che Ragusa, attraverso gli amministratori del passato abbia fatto molto per entrare nella proprietà dell’aeroporto e diventare, almeno, coprotagonista delle scelte: anche l’attuale amministrazione parla dell’importanza dello scalo di Comiso per il territorio, auspica traffico e nuove rotte ma aspetta che tutto cada dal cielo.
Del resto, con un assessore al turismo boicottato e frenato nella crescita di visibilità, con i fondi della tassa di soggiorno fatti preda di iniziative clientelari di questo o quell’assessore, con un assessorato allo sviluppo economico non in grado di rispondere alle minime esigenze del comparto, non ci si poteva aspettare di più.
Torrisi è stato chiaro: fino a quando Ragusa, come Comune, non mette mani all’acqua calda, ha poco da aspettarsi, ha poco da sperare che gli altri enti che compongono la SAC si possano preoccupare di ricadute per il territorio ragusano.
Occorre che Ragusa dia un segnale, anche piccolo, per poter essere ascoltata, consistente per poter valutare di accogliere istanze e desideri. Della serie, senza soldi non si canta messa.
In ogni caso, è stato messo in evidenza come l’aeroporto di Comiso per la natura dello scalo, le sue capacità tecniche ed organizzative, non può pensare ad una crescita importante.
Torrisi dice che Comiso perde milioni ogni anno ma non spiega o, meglio, nessuno lo ha chiesto, come mai non lo si mette in vendita, per evitare ulteriori perdite.
Chi dice che grossi investitori del settore, americani, cinesi, russi, non possano valutare positivamente una gestione dello scalo? Ma Catania sarebbe disposta a vendere, a mettersi un possibile concorrente a 100 chilometri di distanza?
Come avviene nella vicina Trapani, dove però ci sono stati fortissimi interventi della Regione, marca Musumeci, ma guai chi tocca Musumeci, a Comiso, come a Ragusa, le aerolinee vogliono essere incentivate per incrementare i voli, vogliono un tanto a passeggero, Torrisi lo ha spiegato e ha detto anche come si dovrebbe fare: il Comune di Ragusa deve intervenire in maniera congrua, per uscire dal dico e non dico almeno 200.000 euro da mettere sul piatto, prelevabili dalla tassa di soggiorno che, nell’occasione, potrebbe essere anche aumentata di soli 50 centesimi per raggiungere le somme occorrenti con relativa semplicità.
Il tutto, comunque, per una crescita dei passeggeri che sarà sempre limitata a circa 400.000 unità, di più la capacità organizzativa dello scalo non permette.
Naturalmente Torrisi ha rivolto l’occhio agli altri comuni del territorio che dovrebbero avere pari interessi per lo sviluppo di nuove rotte, ma è incontrovertibile come pura utopia l’ipotesi di mettere d’accordo più enti su una materia, in ogni caso, poco definibile.
Non ci sono state reazioni ufficiali, almeno fino ad ora, da parte dell’Osservatorio, i cui pareri, restano, in ogni caso, solo consultivi, in pratica solo salotto, senza nemmeno un accenno a quello che è il mandato dell’organismo, secondo regolamento: monitorare l’utilizzo della tassa, soffermandosi, se necessario, su suggerimenti e proposte di aggiustamenti, compito che sembra del tutto ignorato.
Perplesso è apparso il Sindaco Cassì sul da farsi, più pratica la consigliera Raniolo, nella sua qualità di componente l’Osservatorio e di Presidente della Commissione Sviluppo Economico ( quanto ci avrebbe guadagnato la città, nei 5 anni, con lei assessore allo sviluppo economico, per lungimiranza, competenza e visione imprenditoriale !!! NdR) : con le dovute garanzie, ove fosse certo che qualcosa si potrebbe ottenere già dal prossimo mese di marzo, la Raniolo riterrebbe doveroso tentare la carta dell’investimento per nuove rotte, a patto che non vada a finire come negli anni passati quando alle delibere di giunta non seguirono le dovute determine dirigenziali.
Altri esiti, almeno al momento, non ci sono stati dalla riunione, ci permettiamo evidenziare come non sia stato sfiorato l’aspetto politico della questione.
Basterebbe solo pensare alla questione cargo, non meno significativa per il territorio e, per buona parte, scindibile, dalla gestione SAC, ma soprattutto alla questione continuità territoriale che viene puntualmente ignorata dalla classe politica di competenza.

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