La RSA di Comiso chiusa dai NAS e la comunicazione dell’ASP tace

Talvolta si resta basiti di fronte alla sfrontatezza delle istituzioni, soprattutto di chi sta, forse immeritatamente, ai vertici.
Che la comunicazione dell’ASP sia ‘gestita’ con accuratezza è del tutto noto, se ne ha riprova ad ogni piè sospinto, non ultimo la vicenda delle assunzioni sulla base di scelte discrezionali delle graduatorie.
Ma ci sono tanti altri argomenti, sicuramente scomodi per i vertici provinciale, come pure per quelli regionali, che non si preferiscono come oggetto di una comunicazione che possa definirsi tale.
Il caso odierno è di quelli che lascia basiti: da un comunicato stampa del coordinatore provinciale di un partito politico, Italia Viva, il partito di Renzi, si apprende che i NAS dei Carabinieri avrebbero apposto i sigilli alla RSA di Comiso-
Stando al comunicato, sembra che i Nas abbiano adottato il provvedimento, che risale già a qualche giorno fa, per via della presenza di infiltrazioni d’acqua dal soffitto.
Salvo Liuzzo, il coordinatore di Italia Viva, parla della struttura pubblica che può contare su una trentina di posti letto e che offre un servizio fondamentale alla comunità anche perché si rivolge alle fasce deboli.
Precisa che, pur trattandosi di un edificio relativamente nuovo, ci saranno evidenti criticità strutturali che hanno obbligato alla chiusura, ma nessun avviso, all’ingresso, spiega le motivazioni della chiusura, né cita la data della riapertura.
Pare che gli utenti siano stati trasferiti in altre strutture fuori Comiso, qualcuno si è affidato a strutture private, altri all’assistenza domiciliare.
Intanto non si intravedono segnali di interventi immediati, come sarebbe logico aspettarsi.
Da buon politico, Liuzzo si ferma a chiedere ai vertici dell’ASP e al sindaco di Comiso, come massima autorità comunale per la sanità, di interessarsi e di fare chiarezza su questa vicenda, invece di presentare una ferma denuncia e chiedere che i responsabili di quanto sta accadendo e della grave mancata comunicazione siano rimossi dalla carica e restituiti agli affetti familiari.
Ma l’organizzazione della sanità in tutta la provincia è nota a tutti, se non fosse per le professionalità di eccellenza che operano all’interno delle strutture, si potrebbe parlare di sanità da terzo mondo.
Peraltro, ci sarebbero forti perplessità sui tempi di riapertura, dal momento che al personale sarebbe stato proposto il trasferimento, altro argomento su cui tacciono i vertici ASP e anche i sindacati, solitamente prodighi di comunicati sui temi scottanti.
La notizia è confermata in ambienti vicini alla Direzione Generale dell’ASP.

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