L’ultimo tentativo, come sempre disaggregato, sarebbe quello di creare, secondo il sindaco di Ragusa, Cassì, una sorta di Centro Commerciale all’aperto, forse una riedizione dell’amorfo Centro Commerciale Naturale di Ibla che non ha dato nessun risultato, sperato, in termini di rivitalizzazione del centro storico.
Leggere di questa iniziativa, significativa solo se vista dalla parte delle legittime aspirazioni di categorie commerciali che sono state del tutto abbandonate da questa amministrazione, ma che ritornano a sedersi al tavolo con chi non ha saputo risolvere i suoi problemi per 5 anni, desta una serie di profonde perplessità, che scaturiscono, eminentemente, dalla nota diffusa dal sindaco, a tratti del tutto fantasiosa.
Si legge prima: “Dopo una serie di interlocuzioni, martedì abbiamo incontrato una delegazione di commercianti di via Roma pronti a consociarsi in un unico soggetto giuridico. Un’organizzazione propositiva, ricca di idee e desiderosa di fare squadra tra loro e con l’Amministrazione comunale, rafforzando il dialogo pubblico-privato e mettendo in campo iniziative di diversa natura. Abbiamo riscontrato l’attitudine a pensarsi già come un autentico centro commerciale all’aperto, prospettando la possibilità di ampliare la rete ad altre attività del Centro storico superiore”. Le solite contorsioni comunicative per aggrapparsi sugli specchi con il fine di porre rimedio, da principianti a problematiche che andrebbero affrontate con professionalità e competenze.
Poi, il primo cittadino dichiara che “l’iniziativa si sposa perfettamente con la nostra strategia di rigenerazione del Centro, che punta a renderlo innanzitutto attrattivo, dando ai ragusani diversi motivi di interesse per viverlo e frequentarlo”.
Una strategia che è sotto gli occhi di tutti, del tutto vana se non inesistente
Poi il sogno: si parla di “22 poli strategici che abbiamo riattivato o stiamo riattivando (dal Teatro Concordia all’ex City, dal Centro Commerciale Culturale agli Orti urbani e ai percorsi della Vallata, dall’ex Biblioteca di via Matteotti a Piazza “Stazione”, dal Museo archeologico alle Latomie) a cui si aggiungono i bandi “Sto a Ragusa” che hanno favorito l’apertura di 18 attività (e altre 7 in corso), lo Studio di dettaglio che permette di riqualificare oltre 3.000 immobili secondo i moderni standard abitativi, l’esenzione Tari per chi ristruttura e va a vivere in Centro”.
Per il sindaco “Esempi di una strategia che punta a un’inversione di tendenza strutturale ma che inevitabilmente richiede tempo dopo una “diaspora” verso le periferie e i centri commerciali favorita per molti anni. Ben venga ogni iniziativa privata che acceleri il processo e agevoli i ragusani a riprendersi il loro Centro”.
Ci duole rilevare non solo il tentativo estremo, alla fine della sindacatura, di tentare di abbagliare oi cittadini con nuove iniziative, presentate come risolutrici al pari di tutte quelle che sono state tentate in precedenza, comprendiamo che il periodo elettorale porta a eccessi come questo di oggi, ma sentire parlare delle 25 attività del progetto ‘Sto a Ragusa’, che non hanno minimamente modificato le condizioni commerciali e di frequentazione della via Roma, far passare come poli strategici gli orti urbani o i percorsi della Vallata, ancora interdetti alla pubblica fruizione, la piazza stazione perennemente deserta o il Museo Archeologico chiuso da anni per i ritardi dell’amministrazione, le Latomie di cava Gonfalone o i locali della ex biblioteca comunale da adibire a uffici anagrafe – ci piacerebbe sapere quali sono gli altri 13 poli strategici oltre quelli citati – è semplicemente preoccupante per il clima elettorale che si vorrebbe imporre all’insegna del più totale travisamento della realtà.
Il declino della via Roma, e di tutto il centro storico va di pari passo con i cambiamenti del mondo commerciale che non sono solo della nostra città, questa amministrazione ha solo, pedissequamente tentato di scaricare su precedenti amministrazioni fenomeni naturali, come quello dei centri commerciali e dell’esodo verso più comode e funzionali, oltre che convenienti economicamente, residenze, fenomeni che non sono stati per nulla compensati da opportune azioni urbanistiche per le quali questa amministrazione si è resa del tutto inadeguata.
