Si sprecano, ormai, i confronti fra i candidati sindaco, associazioni, Ordini e organizzazioni varie radunano i candidati per una serata di domande e risposte.
Senza minimamente voler mettere in discussione il diritto a ogni iniziativa, né tantomeno mettere in discussione criteri di selezione di domande e di interroganti – ognuno a casa sua decide e fa quello che vuole – resta il fatto che il confronto diventa oggetto di pubblico giudizio, in quanto aperto al pubblico, non limitato agli aderenti delle singole entità organizzatrici.
Al riguardo, c’è anche da dire che a questo tipo di incontri, la maggior parte di pubblico è costituita, per lo più, dai candidati delle varie liste, dai supporter dei vari candidati, si nota che anche gli aderenti delle entità organizzative sono, quasi sempre, pochi rispetto al numero dei partecipanti, in prevalenza addetti ai lavori, talvolta con una buona dose di claque che applaude il candidato di riferimento.
Vogliamo ribadire che non c’è alcuna intenzione critica né voglia di analizzare il livello di ogni singolo confronto, in questa sede si vuole solo commentare il ventaglio di risposte sui temo emergenti della città, ringraziando i vari organizzatori per l’opportunità offerta in una campagna elettorale che, come è, ormai, consuetudine, sconosce il comizio, l’enunciazione chiara non tanto dei programmi ma di quello che si andrà a fare, materialmente, dal primo giorno di insediamento.
Spesso dai discorsi, dalle risposte dei candidati si rilevano solo enunciazioni di intenti, proposte che, in molti casi, potranno risultare irrealizzabili, anche non per colpa degli stessi sindaci in carica, soluzioni che, se non verranno attuate, lasceranno, in ogni caso, il sindaco eletto al suo posto.
È un problema che si pone anche ai livelli più alti: si promettono investimenti, abbassamento della pressione fiscale, ponte sullo stretto, posti di lavoro, semplificazioni burocratiche, limitazioni all’immigrazione, sicurezza nelle città, soluzioni per il problema dei rifiuti e mille altre cose, ma tutto, fondamentalmente, resta immutato.
Il penultimo confronto fra i candidati a sindaco della città di Ragusa è stato organizzato, sotto l’egida della Diocesi di Ragusa, dalla Consulta delle Aggregazioni laicali e dall’Ufficio per la Pastorale sociale e il Lavoro.
Quattro i temi centrali affrontati, famiglia, diritti civili, accoglienza, visione della laicità, nella prima chilometrica domanda, centro storico con tutte le problematiche collegate, cultura come fattore di crescita, desertificazione sociale e iniziative per evitare l’emigrazione dei giovani ragusani.
Quattro temi importanti che hanno visto tre dei quattro candidati, Cultrera si trovava a Roma, dove, nelle stesse ore, incontrava il premier Giorgia Meloni, esternare le loro vedute sulla problematica.
Il primo a intervenire il sindaco in carica Cassì che, come suo stile, in questo tipo di confronti e in tutta la campagna elettorale, indugia più su quello che ritiene abbaia realizzato nei 5 anni.
Quindi ha parlato di asili, di unità abitative, di assistenza ai disabili, glissando abilmente sui temi della famiglia e delle varie tipologie di famiglia, accennando alla massima disponibilità nei confronti dei diversi, dei discriminati, dei disagiati senza incorrere nelle aspettative dell’uditorio che si attendeva una interlocuzione sulle vedute per temi sensibili, forse in contrasto con le visioni clericali, di qualcuno degli aspiranti componenti di una eventuale nuova giunta Cassì.
Riccardo Schininà ha parlato di un sindaco che deve rappresentare tutte le componenti della città, apportando il suo sistema valoriale, che deve trovare un indispensabile equilibrio fra diritti sociali e diritti civili.
Sostegno assoluto, indiscutibile e indifferibile per chi ha bisogno, per le famiglie, gli anziani, i disagiati.
Firrincieli ha esaltato la parrocchia come elemento centrale dell’attuazione di politiche per la famiglia, per il lavoro, per la scuola, in un sistema nel quale si deve guardare agli stili di vita e allo sport come propulsori di una vita migliore, dove ci deve essere tolleranza per i diritti civili senza intaccare gli altrui diritti.
Sul secondo tema, il centro storico, dove si è chiesto di parlare di degrado sociale, di edilizia scadente, di desertificazione abitativa e commerciale, il candidato Firrincieli, oltre a parlare degli scontati argomenti di piano particolareggiato, di esigenza di espropri, di necessarie demolizioni, ha messo a fuoco il degrado sociale che deve essere contenuto, anche per le problematiche crescenti di carattere igienico sanitario, con opportuni controlli finalizzati a modificare stili di vita e a educare per l’osservanza di regole e per il rispetto della comunità in cui si vive.
Riccardo Schininà ha rivolto il suo dire alle questioni urbanistiche e di edilizia che devono stare alla base per risolvere i problemi del centro storico, denunciando le politiche che non hanno guardato all’inclusone sociale, appellandosi alla necessità di incentrare su presenza dell’università nel centro storico superiore, su cultura e su sviluppo economico, ogni ipotesi di riqualificazione urbanistica, sociale ed economica, con una visione mediterraneo centrica della città.
Cassì ha indugiato, invece, sull’ovvio, rifacendosi agli interventi realizzati o in corso di realizzazione, ormai più volte enunciati.
Il penultimo quesito posto ai candidati riguardava la cultura come fattore di crescita.
Schininà ha messo al centro di un programma di crescita legato alla cultura, la valorizzazione indispensabile dell’enorme patrimonio associativo della città, l’esigenza di organizzare eventi di grande rilievo per dare lustro alla città, la necessità di creare luoghi di aggregazione e di favorire le associazioni che devono appropriarsi dell’enorme patrimonio monumentale per riempirlo di contenuti, oltre a pensare alle Fondazioni come elemento di sintesi programmatica e progettuale fra pubblico e privato.
Per Firrincieli c’è la necessità di un unico assessorato che riunisca le deleghe di turismo, cultura e sviluppo economico – ci dovrebbe essere naturalmente anche lo spettacolo in questa visione, aggiungiamo noi – , serve un direttore artistico per coordinare le iniziative e occorre guardare agli eventi di folklore di grande risonanza.
Anche su questo tema Cassì si è profuso nella celebrazione di quanto realizzato o in corso di realizzazione per la cultura, per la cultura, senza profondersi in visioni strategiche anche semplici.
Quindi Castello, Centro culturale, teatro, musei, ecomuseo, Latomie.
Anche per cercare di trattenere i giovani in città nessuna enunciazione di strategie, da parte di Cassì, c’è già il secondo corso di laurea di carattere economico rivolto alle peculiarità del territorio, turismo e agroalimentare, arriverà la Facoltà di Agraria, forse quella di Veterinaria, l’attuale tribunale diventerà sede dell’università, c’è il progetto della Banca Agricola che costituirà barriera per non far andare via i giovani da Ragusa.
Riccardo Schininà ha incentrato il futuro dei giovani di Ragusa nella loro contezza piena del patrimonio artistico architettonico, ambientale e del tessuto economico imprenditoriale, per avere spunti di lavorare sul territorio per il territorio.
Più realistico, ma senza soluzioni, Firrincieli che ha visto la necessità che i nostri giovani trovino occupazione ora, meno realistica la strategia di far crescere le nostre aziende, di metterle a sistema per raggiungere gli obiettivi.
In questi confronti manca il vincitore, meno che mai gli organizzatori si pronunciano sugli esiti del confronto, impensabile che si pronuncino a favore di questo o quel candidato.
Non vediamo perché dovremmo farlo noi, mentre scriviamo arriva il programma elettorale di Cassì, lo metteremo a confronto con quelli già usciti di Cultrera e di Schininà, saranno altri elementi per poter giudicare che futuro rischia di avere la città.
