Sobria ma partecipatissima cerimonia, nell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila, per la proclamazione del sindaco eletto, Peppe Cassì. E’ stata la giudice Claudia Catalano a ‘incoronare’ il primo cittadino eletto per il secondo mandato, presente il Segretario Comunale Valentino Pepe e il suo vice, Francesco Lumiera.
Intervenuti nell’aula consiliare gli assessori indicati per la nuova giunta, moltissimi dei consiglieri comunali eletti, folta la schiera di quelli non eletti che hanno testimoniato, con la loro presenza, la sincera partecipazione e l’apprezzamento nei confronti di Cassì, con il quale hanno voluto condividere, assieme a simpatizzanti ed amici, il particolare momento.
La cerimonia ufficiale di proclamazione era stata preceduta da un incontro con la stampa, convocato da Cassì per una analisi politica del voto. Erano presenti gli assessori indicati, a fianco di Cassì Giovanni Iacono e Giorgio Massari, a incarnare già i sostegni principali della nuova amministrazione, molti dei consiglieri eletti, fra cui spiccavano i big, Gianni Giuffrida, primo degli eletti nel civico consesso, con 1017 voti, Simone Di Grandi, Fabrizio Ilardo e Marco Antoci, molti dei non eletti, in un clima di grande entusiasmo, nel quale si poteva percepire la sincera condivisione di un trionfo, come accade quando, alla conquista di un importante titolo, esultano e fanno festa non solo i giocatori e l’allenatore, ma tutto lo staff, le riserve, i panchinari e anche quelli che non sono stati convocati.
Peppe Cassì ha esordito parlando di un risultato inaspettato nelle dimensioni, riportare oltre 21 mila voti, il 63 %, in una competizione elettorale con quattro candidati, non è cosa di tutti i giorni.
Gratitudine, innanzitutto, per quanti hanno fatto questo tipo di scelta e per quanti lo hanno accompagnato in questa seconda avventura politica, con riferimento, in particolare, agli alleati vecchi e nuovi, con i quali ha condiviso una campagna difficile, dai toni spesso aspri ma condotta con grande caparbietà e un eccellente risultato finale.
Cassì non si esime da una spiegazione per quanto avvenuto: la gente ha apprezzato il lavoro di 5 anni, c’è stato un rapporto diretto con la gente e una comunicazione puntuale per far conoscere l’impegno giornaliero a favore della città.
Si tratta del riconoscimento di una attività amministrativa che non ha conosciuto soluzioni di continuità, ma il risultato raggiunto è dovuto anche al rapporto empatico stabilito con la gente, con i cittadini che, evidentemente hanno compreso con chi avevano da fare.
Ma Cassì, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa e addebita il successo anche alla strategia sbagliata degli avversari di concentrarsi solo sulla sua persona, allo sforzo condotto per invogliare a non votare Cassì invece di spingere al voto per sé stessi. Una strategia che, in effetti, non ha pagato e non è stata recepita dalla gente.
Una strategia volta solo a delegittimare il lavoro svolto, a denigrare l’azione politica, per la quale ha prevalso anche il risentimento personale, una sorta di tossicodipendenza da rancore dalla quale gli avversari hanno tratto godimento solo temporaneo. Appunto una dipendenza dalla quale è difficile sfuggire.
Strategia schivata alla grande, non raccogliendo provocazioni, reazione che è stata apprezzata dalla gente mentre da qualcuno veniva interpretata come segnale di debolezza.
L’analisi politica che si può fare, secondo Cassì, è solo crudele e spietata, i numeri di alcuni dei maggiori avversari sono l’espressione della debacle subita, delle strategie sbagliate, liste a sostegno di Cassì, messe su all’ultimo momento, hanno superato, per consenso, partiti storici della politica italiana.
E arriva anche una autorevisione del pensiero sui partiti: non più gusci vuoti, ma fondamentali per l’impalcatura democratica del paese, insostituibili, corpo intermedio, che rappresentano il collegamento fra la gente e le istituzioni, partiti che, da noi, hanno smarrito la loro funzione trasformandosi in agenzia di collocamento.
Per Cassì, il partito è un luogo di incontro, di confronto, nel quale ci si riunisce non solo a tre mesi dalle elezioni per trovare un candidato, il partito serve per assumere decisioni, per risolvere i problemi, per trovare soluzioni e selezionare la classe politica.
Il new deal di Peppe Cassì è quello della negazione di aver criticato i partiti, avrebbe solo criticato come sono stati gestiti i partiti, soprattutto da noi, con i risultati che hanno prodotto.
L’unico modo per tirarsi fuori da questa situazione, per i partiti, è quella, secondo Cassì, di ricorrere ad una analisi, seria, spietata, feroce.
Da queste considerazioni, Cassì ammette che il suo partito, il suo movimento, la sua lista, devono fare qualcosa di più, il 25% di consensi lo rendono la prima formazione politica in città, per cui servirà strutturarsi, organizzarsi, evolversi, condividere il successo con gli alleati che stanno insieme per una condivisone di valori, al di sopra delle singole storie politiche, portando avanti concetti di prossimità e di partecipazione, una chiara allusione a quelli che possono essere i compagni di viaggio di una avventura politica, di un viaggio per il quale sono state fatte le opportune prenotazioni e sono stati acquistati, forse, anche i biglietti.
Nessun riferimento evidente a chi, per l’avventura politica, un leader di riferimento lo ha già, una chiara rappresentazione plastica del disegno di un movimento politico che può e deve diventare partito, che può volare alto, anche oltre lo stretto di Messina.
Cassì ammette il rischio di vertigine per essere salito troppo in alto, l’esigenza di dover migliorare, di dover progredire.
A chi lancia l’accusa che, in questi anni, è mancata la politica, Cassì risponde che non è vero, ma ammette che può fare meglio la parte politica, può incidere di più, sotto un aspetto prettamente politico, per tutte le vicende che riguardano la città e considera una occasione e uno sprone al miglioramento la critica ricevuta, che implicitamente accetta.
Non si sente responsabile della perdita di enti e di strutture della città, ma una riflessione la farà, in ogni caso non avverte mancanza di autorevolezza e vanta la telefonata del Presidente della Regione e il colloquio telefonico con il nuovo sindaco di Catania, Trantino.
Il sindaco ha chiuso con il desiderio di valorizzare, per il lessico politico, le parole giustizia, nel senso di solidarietà, inclusività, di non lasciare nessuno indietro, bellezza e speranza.
Con la parola speranza il sindaco ha oltrepassato lo steccato dell’analisi politica del voto, nel quale voleva contenere l’incontro.
Speranza per una proficua esperienza amministrativa, che guarda anche ad un dialogo costruttivo con le opposizioni, ritiene che c’è equilibrio all’interno della variegata coalizione, ma, a questo punto, il suo eloquio, in qualche passaggio, si fa esitante, non certo per mancanza di parole o di concetti ma per una ricerca smodata della parola giusta, di giusto peso, che non deve provocare la minima irritazione, ma non riesce ad esimersi dall’affermare: “Nessuno potrà imporre scelte o condizionare le nostre azioni amministrative”, un chiaro segnale, forse, a chi ha parlato o vorrebbe parlare di critica costruttiva e di opposizione forte alle scelte non condivise.
E ha aggiunto: “Parleremo, ci confronteremo, alla fine prevarrà la tesi della maggioranza della maggioranza” arrivando ad usare parole forti come: “Non siamo ricattabili né condizionabili, chi ci ha provato, nel corso del nostro percorso amministrativo, non è finito bene”.
Esaurita l’analisi politica del voto, Cassì ha risposto alle domande dei giornalisti, ha anticipato che nei primi giorni della prossima settimana ci potrà essere la squadra completa di 9 assessori, nessun accenno alle quote rosa, pur previste dalla legge.
Nelle prossime ore si assegneranno le deleghe, privilegiando criteri di competenza, le priorità saranno quelle di una attenta programmazione per intercettare i fondi strutturali 21/27, ha ribadito che la lista, il gruppo Cassì Sindaco verificherà come capitalizzare il consenso, partendo da una sede dove riunirsi e intercettare contributi e suggerimenti per una azione politica sempre più incisiva in città
Assai significativo il passaggio sul numero di assessori che potranno avere poche deleghe a cui dedicarsi, ove è stato anche puntualizzato che chi fa l’assessore lo deve fare a tempo pieno, si dovrà vedere se l’intenzione sarà rispettata.
Spinosa è stata definita da Cassì la questione da dirimere, caso per caso, del doppio ruolo di consigliere e assessore, in parte regolato dalla normativa che impone non più del 50% degli assessori in doppia veste.
In ogni caso anticipata la verifica dei papabili anche all’interno delle liste, per avere contezza delle pretese e delle potenzialità, spesso anche espressione di grandi ambizioni.
In chiusura, un accenno al PRG sarà portato in aula, per l’approvazione del Consiglio comunale, quello approvato in giunta per il passaggio in aula, a ottobre, naturalmente emendato con alcune modifiche apportate dagli uffici, tenendo conto delle tante segnalazioni, mentre in aula si potranno apportare tutte le modifiche ritenute necessarie.
