A quaranta giorni dalle elezioni si è insediato il nuovo consiglio comunale di Ragusa, seduta naturalmente dedicata alle formalità, prima fra tutte il giuramento del primo cittadino, e alle elezioni del Presidente del Consiglio comunale e del suo vice.
Atmosfera di festa, di entusiasmo, da primo giorno di scuola, con corredo di parenti e amici a consacrare l’ingresso nella massima assemblea cittadina, soprattutto per le new entry e per i più giovani che avvertivano palesemente l’emozione dell’esordio in politica.
Ufficializzato l’ingresso in Consiglio comunale dei consiglieri Sergio Schininà e Marco Antoci, subentrati ai consiglieri assessori dimissionari dal ruolo in assemblea, Gianni Giuffrida ed Elvira Adamo.
Seduta aperta dal consigliere anziano (per maggior numero di voti riportati) Simone Digrandi, che ha condotto la seduta in maniera disinvolta e veloce, confermando le sue doti che lo renderanno protagonista, anche in futuro, della vita politica della città.
Se si esclude la comunicazione che alcuni consiglieri hanno voluto dare in anteprima, relativa all’indicazione del capogruppo, Marco Antoci per la lista Cassì Sindaco, vice la consigliera Criscione, Galifi per Terra Madre, componenti unici del gruppo e quindi automaticamente alla guida dello stesso, Buscemi per De Luca Sindaco, La Porta per Territorio e Bitetti per Fratelli d’Italia, restano da ufficializzare i capigruppo di Generazione, Partito Democratico e Partecipiamo, la seduta era naturalmente incentrata sulle elezioni per le Presidenze del civico consesso.
Molti hanno voluto dare un alone di sorpresa al risultato che ha visto prevalere il consigliere Fabrizio Ilardo per la massima carica dell’Assemblea, soprattutto alla luce del risultato che ha visto mancare due voti rispetto alla prevista maggioranza unanime di 17 consiglieri.
Ma forse si è trattato solo di dare un soffio di colore ad una elezione che era scontata, anticipata da tempo in quanto compresa nel giro di trattative per la nomina degli assessori.
Sindaco e amministratori, hanno tentato di minimizzare l’accaduto ma, in effetti, hanno incassato male il colpo, addirittura con dichiarazioni preoccupanti del primo cittadino che, in una intervista, ha chiaramente detto che attende di verificare quali saranno le conseguenze.
Ilardo avrebbe meritato, per le sue doti politiche, innate per essere nato politicamente come emanazione della Democrazia Cristiana, quella buona di un tempo passato, una carica assessoriale, che sarebbe stata adattissima per il la sua moderazione, per il suo equilibrio e per le competenze e le esperienze maturate in anni di attività politica. È stato sacrificato sull’altare del difficile gioco per costruire il puzzle della squadra assessoriale, partendo dai punti fermi ai quali, legittimamente, il sindaco ha dovuto fare riferimento, alla luce delle alleanze e dei risultati elettorali. In pratica, rispetto alle sue legittime aspirazioni, un ripiego la carica di Presidente del Consiglio.
Nessuna sorpresa, quindi, per la sua elezione, ampiamente prevista, come nessuna sorpresa per i due voti mancanti, uno dei quali, in particolare, praticamente annunciato.
Chi scrive, prima dell’inizio della seduta, mentre si intratteneva con i consiglieri Calabrese e La Porta, ha salutato Ilardo chiamandolo ‘Presidente’, quando, lo stesso ha tentato di schermirsi sull’esito della votazione, gli ha detto. “Non si preoccupi, al massimo mancheranno due voti”. E così è stato.
Anche il sindaco, in un’intervista successiva alla elezione, ha ammesso di conoscere la posizione di un dissidente, per il secondo voto ha minimizzato non volendo considerare che qualcuno abbia potuto espressamente reso il voto non valido.
Ma, secondo noi, il venire meno di due voti è del tutto irrilevante nel bilancio generale, anche se qualcuno, all’interno della maggioranza e, soprattutto, fra le opposizioni, ha voluto dare un preciso significato dei segnali di agitazione in seno alla maggioranza, ancor più significativi perché emersi ancor prima di mettere la macchina amministrativa in moto.
Sulle fibrillazioni interne alle maggioranze di governo cittadine non ci siamo mai sbagliati in molte occasioni, in questo secondo governo Cassì le fibrillazioni ci sono già ma non sono quelle dei due consiglieri che hanno voluto solo dare un segnale di dissenso per le scelte del primo cittadino senza coerenza nel tenere in conto i risultati in termini di preferenze per ciascun componente della lista.
Non solo non riteniamo opportuno fare i nomi degli ‘accusati’, peraltro in un caso c’è il reo confesso, di aver votato un altro nome, mentre un secondo voto è mancato perché invalidato per la presenza di un cuoricino accanto al nome di Ilardo, ma giudichiamo di grande rilevanza, per la politica e per il consiglio comunale, il coraggio e la trasparenza di due giovani nel rivelare senza infingimenti il proprio dissenso. E in uno scenario politico fatto di strategie sottotraccia e di maschere per la realtà, non è poco, è forse il segnale che il rinnovo della classe politica, quanto mai auspicabile, è avviato.
Le opposizioni, dopo apposita richiesta di sospensione della seduta, si sono riunite, hanno voluto giocare da grandi, per concordare di dare un segnale univoco, optando tutti insieme di votare scheda bianca.
Più lineare l’elezione del vicepresidente del Consiglio che ha visto prevalere la seconda della lista Partecipiamo, Rosanna Caruso, eletta con il ragguardevole consenso di 477 preferenze,
Anche alla Caruso è mancato un voto, che è stato espresso a favore di Abbate, un nome con il quale si è voluto dare una sorta di avviso per la possibile appartenenza politica della prescelta.
Per l’elezione del vice presidente del consiglio le opposizioni avevano chiesto alla maggioranza di valutare l’opportunità di lasciare ala carica alle minoranze, si è affermato, invece, come concordato in seno alla maggioranza, il peso politico di Partecipiamo che assomma al bottino di due assessori, di deleghe pesanti e importanti, anche questa carica come riconoscimento dell’influenza del 14 % di consensi e di ben 4 consiglieri determinanti per la tenuta della maggioranza.
Anche se è troppo presto per emettere giudizi alla prima seduta, anche questa assemblea cittadina appare come asservita al sindaco e alla giunta, prona alle indicazioni della maggioranza, senza consapevolezza del ruolo primario del consiglio comunale, massima espressione democratica degli elettori, che dovrebbe essere il faro dell’attività dell’amministrazione, determinante con il suo indirizzo e con le iniziative consiliari come timone della vita amministrativa della città.
Lo stesso atteggiamento nei confronti dei dissidenti, da parte di sindaco e amministratori, mostra il fastidio nei confronti di chi non si adegua ai diktat, tutt’al più potrebbe essere il Presidente del Consiglio, ma più ancora il capogruppo a stigmatizzare il mancato rispetto di accordi, per quanto in democrazia è ammessa anche ogni posizione dissenziente, se civilmente e legittimamente espressa, ancor meglio se in sede di votazione e, ancor di più se apertamente dichiarata.
