Dopo ogni festa, c’è il momento piacevole di riflessione, si rivivono i momenti più piacevoli.
La prima seduta del Consiglio comunale di Ragusa, dopo le elezioni del 28 e 29 maggio, ha visto il giuramento e l’insediamento dei 24 consiglieri eletti, il giuramento del Sindaco e le elezioni dei vertici della Presidenza del Consiglio.
Tutto secondo copione, compresi i toni generalmente morbidi delle opposizioni, previsti, senza le scintille della campagna elettorale: avevano detto tutti peste e corna su un eventuale riconferma di Cassì, il successo indiscutibile di Cassì ha anestetizzato i bollenti spiriti, ormai anche sulla spinta dei leader, che mirano solo a non attirare possibili antipatie degli elettori, dalle nostre parti c’è un modo soft di fare politica, che non suscita entusiasmi, che produce sconfinato consenso conservatore e crescita dell’astensionismo, perché la gente non va allo stadio per vedere una squadra che bada solo a non prendere gol, per tutta la partita e, alla fine esce dal campo con un cappotto di lana pesante.
Unica nota di colore, il venir meno dell’unanimità per l’elezione del Presidente del Consiglio, e del suo vice, un episodio marginale ancorché significativo di un nuovo clima all’interno della maggioranza ma che è stato amplificato, anche ufficialmente per le dichiarazioni del primo cittadino, dopo la seduta: inconcepibile, per il sindaco e i suoi fedelissimi, il dissenso mai verificatosi, nella storia dell’elezione del Presidente del Consiglio comunale, finora sempre votato all’unanimità.
Il sindaco, sostenuto dalla stampa di regime, ha tentato di far passare il messaggio che il dissenso, peraltro dichiarato ufficialmente, è di un solo consigliere, in effetti sono mancati due voti perché quello nullo, con il cuoricino non può non essere intenzionale, altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi per i nuovi arrivi nel civico consesso.
Quindi, la storia della seconda sindacatura Cassì inizia con una immediata defezione dalla maggioranza, da 17 consiglieri si scende a 15, ma non è desueto pensare che ci possa essere, se serve, qualche soccorso rosso nel cammino dei 5 anni, e in questo cose Cassì è maestro, come è stato maestro, nei 5 anni precedenti, a contenere le fibrillazioni, anche se alla fine, dopo la fuga intenzionale dell’assessore Barone, è crollato il castello di carta che sosteneva la maggioranza, ridotta, alla fine, a solo 7 elementi.
Questa volta c’è poco da contenere perché il gesto, peraltro espressamente dichiarato, non fa intravedere possibili composizioni della vertenza, anzi, dalle dichiarazioni di Cassì (“vedremo quali saranno le conseguenze”, che non vuole essere una minaccia ma come tale risuona, NdR) e da quello che trapela da ambienti vicinissimi al primo cittadino, sembra che con il consigliere Bennardo sia capitolo chiuso.
Per la seconda voce dissenziente non ci possono essere certezze, ma tutti sanno di chi si tratta, le scelte di Cassì, per gli assessorati e per la collegata scelta del Presidente del Consiglio, non sono piaciute, c’era una pretesa, sotto certi aspetti anche legittima, di far valere il peso dei voti di preferenza, Cassì invece ha optato per scelte sue, peraltro non tutte ascrivibili all’altare della politica.
Fra l’altro, la rottura sarà definitiva se, a breve, ci saranno anche le dimissioni da consigliere dell’assessore Digrandi, che, come consigliere anziano, ha aperto e diretto la prima seduta del civico consesso.
Senza tanti giri di parole e infingimenti, si può interpretare che al consigliere Bennardo non si è voluto dare il contentino di aprire la seduta come consigliere anziano, per non acclarare il suo notevole consenso personale, di peso se si considera che è arrivato giovanissimo alla politica, senza precedenti esperienze che avrebbero potuto fare da traino, come nel caso di Giuffrida e di Digrandi.
Si avviano, quindi, questa consiliatura e il secondo mandato di Cassì: la seduta del cuoricino ha acclarato subito le nuove condizioni, Cassì non sarà più solo a decidere, potrà contare, a conti fatti, solo su sei consiglieri, da otto che erano e sulla fedeltà, e soprattutto serietà, di Giovanni Iacono con il suo Partecipiamo e i quattro consiglieri sui quali può contare con sufficiente fiducia.
Per andare avanti, quindi, saranno fondamentali, ma da ascoltare, gli assessori Giorgio Massari con i due consiglieri di Ragusa Prossima, Giovanni Gurrieri, assessore e consigliere comunale con il suo consigliere di Terra Madre, Andrea Distefano con il consigliere Buscemi di Sud Chiama Nord.
Senza dire che sarà tutta da verificare la disciplina politica di Mario D’Asta, personalità politicamente forte che ha raggiunto il suo obiettivo di arrivare al governo della città, in barba agli avversari politici del suo ex partito che hanno sempre tentato di tarpargli le ali. E, se ha avuto la meglio sul secondo partito in Italia e primo a Ragusa, immaginabile l’approccio con la lista civica di Cassi, meglio ancora se sostenuto da qualche formazione politica navigata nel periglioso mare della politica, segnatamente siciliana.
Sarà un film interessante, che potrebbe diventare coinvolgente se qualcuno dei citati tirasse fuori le unghie: già ci sono stati due suoni di campanella, nel primo intervento del consigliere Iurato, di Ragusa Prossima.
Da un lato ha voluto significare la volontà di valutare ogni singolo atto, di giudicarlo e, se ritenuto opportuno, non votarlo, con un espresso riferimento al piano regolatore che sarà il banco di prova della libertà di manovra di Cassì. Ricordiamo che il PRG ha subito una battuta di arresto anche grazie, se non esclusivamente, alla posizione decisamente contraria di Ragusa Prossima, Giorgio Massari parlava di strumento urbanistico da rivedere, fino anche all’azzeramento, il sindaco di recente ha parlato di atto che sarà ripresentato, con emendamenti degli uffici che hanno recepito alcune segnalazioni e istanze. Un film tutto da vedere.
Il film, da interessante e coinvolgente potrebbe diventare esaltante se le opposizioni, ancorché limitate numericamente, esercitassero il loro ruolo politico con maestria e capacità dialettiche, senza condizionamenti.
Gli interventi saranno oggetto di una nostra attenta analisi, in altra parte del giornale, in questa occasione si può solo dire che non hanno impressionato i primi interventi, tutti improntati alla moderazione e all’intenzione di votare comunque positivamente atti che vanno nell’interesse della città, mostrando disponibilità per la eventuale collaborazione nell’interesse del bene comune.
Sembrano gli highlights del prossimo futuro, il backstage di una opposizione da avanspettacolo che verrà, che al massimo, come è avvenuto 5 anni fa, potrà produrre ulteriore salita di oppositori sul carro del vincitore, nulla di più
Ad oggi, si può solo registrare la prima uscita di opposizione del consigliere Angelo La Porta, di Territorio, che ha stilato, come la nota per la spesa di casa, un elenco, lunghissimo delle criticità, solo a Marina di Ragusa, per le quali si auspica un concreto intervento dell’amministrazione e, segnatamente, almeno di 4 assessori.
Conosciamo il consigliere La Porta, il suo modo schietto e verace di fare politica, e c’è da poter avere fiducia in una opposizione concreta, assiema a quella del segretario politico del Partito Democratico.
Certo, ci sarà da verificare il peso e l’autorevolezza, dei quali certo La Porta non si fa impressionare, dei nuovi vertici di Territorio sul rappresentante in consiglio, ove si volesse utilizzare La Porta come ariete del governo ombra che hanno voluto mettere su i nuovi inquilini del movimento che erano rimasti senza casa.
Ma se l’opposizione di Territorio, disattendendo la storia, il prestigio e l’autorevolezza del movimento, diventasse la spada di plastica dei delusi, degli sconfitti, degli scomparsi dal proscenio politico, si trascenderebbe nel surreale, considerando che già non viene apprezzata da Cassì l’opposizione di Territorio e di La Porta in particolare, figurarsi se trapelasse che i rilievi, gli attacchi e le segnalazioni provenissero dai disperati fuoriusciti della casa.
