Realizzare parchi, strade alberate, giardini, tetti e facciate verdi per raffrescare la città.
Le proposte e i suggerimenti inoltrati al sindaco della città di Ragusa dal Presidente del Circolo “Il Carrubo” di Legambiente di Ragusa, contro il cambiamento climatico e le ondate di calore:
Al signor Sindaco di Ragusa
È un’estate quella del 2023, di caldo torrido e di tempeste. Di coltivazioni agricole distrutte, di morti per gli effetti del cambiamento climatico. Gli effetti che viviamo sulla nostra pelle in questa estate così drammatica sono frutto del riscaldamento globale di origine antropica: deforestazioni, consumo del suolo, combustione, incendi.
Dopo la siccità invernale e l’alluvione in Romagna, ecco il mese di luglio più caldo di sempre, con il centro sud che soffoca e con la Sicilia che brucia, mentre il nord è flagellato da tornado, vento fortissimo e grandinate con cicchi grandi come le mele con centinaia di milioni di danni, se non miliardi, alle infrastrutture, al settore agricolo e alle attività produttive.
A scenari di caldo, siccità e tempeste dovremo abituarci. Indietro non si torna, dovremo imparare a conviverci. Questo sarà il clima dei prossimi anni. Se però non facciamo nulla e la temperatura sulla terra dovesse aumentare ancora, allora sarà davvero una catastrofe. E la Sicilia, situata al centro del Mediterraneo in un hot-spot climatico, sta peggio degli altri.
Il Mediterraneo, infatti, si riscalda ad una velocità doppia rispetto alle altre regioni del mondo. Tra le altre cose a preoccupare sono le isole di calore urbano che si formano nelle aree densamente abitate. Le superfici costruite e asfaltate di colore scuro infatti assorbono il calore del sole durante il giorno e lo rilasciano durante la notte, portando a temperature notturne significativamente più alte nelle città rispetto alle zone circostanti. Le isole di calore urbano se non contrastate adeguatamente possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita in città. Possono aumentare il consumo di energia per il ricorso alla climatizzazione, peggiorare la qualità dell’aria e aumentare la mortalità durante le ondate di calore. Particolarmente pericolosa è la spirale composta da “aria condizionata + riscaldamento globale + accumulo di automobili + assenza di fontane e spazi verdi” che fa sì che le città possano essere, soprattutto in estate, una trappola per anziani, bambini e per le persone più vulnerabili.
Nel 2022 si stima che in Italia quasi 18.000 decessi siano collegati alle elevate temperature soprattutto nelle aree urbane. E’ quindi necessario raffreddare le città e ridurre le isole di calore.
Lo si fa soprattutto piantando alberi, ma anche tramite l’installazione di tetti verdi e l’utilizzo di materiali che riflettono la radiazione solare. Gli alberi sono in grado di utilizzare buona parte dell’energia solare per la traspirazione e la fotosintesi, abbassare la temperatura dell’aria e offrendo un’ombra decisamente più confortevole hanno un effetto calmante sul nostro organismo.
Dovremo progettare in maniera più ecologica i nostri spazi pubblici e la città intera, assicurandoci che gli edifici siano meglio isolati termicamente, per proteggere le persone all’interno.
E’ possibile abbassare le temperature nelle città, in genere più alte di 2-3 °C rispetto alle aree rurali, utilizzando tipi speciali di materiali e tecnologie; ma è indispensabile introdurre più aree naturali e aree blu, decarbonazzate e pedonali.
L’asfalto nelle città è molto scuro e le superfici più scure assorbono più calore, quindi potremmo iniziare, semplicemente, dipingendo i tetti di bianco. Poi introdurre sia pareti verdi che tetti verdi, dove possibile, e pensare anche alla ripavimentazione, rimuovendo parte della pavimentazione che abbiamo nelle nostre città (la differenza di temperatura al sole tra l’asfalto e un prato arriva anche a 25 °C.)
Ma l’obiettivo principale è creare tanti parchi urbani, anche piccoli, con alberi che facciano ombra. Piantumare in città quanti più alberi possibile.
Alla luce di ciò che è successo in questo mese di luglio in Italia, il nuovo strumento urbanistico di Ragusa rischia quindi di nascere già vecchio. Va subito adattato al cambiamento climatico in atto ma soprattutto al clima che si prevede ci sarà nei prossimi anni perché gli strumenti urbanistici hanno archi temporali di almeno 10 anni.
Il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima va aggiornato e deve diventare il nocciolo del nuovo PRG.
Per diventare una città resiliente che si adatta al cambiamento climatico Ragusa in definitiva ha quindi bisogno di :
1. Dichiarare lo stato di emergenza climatica e applicare l’art. 9 modificato della Costituzione che tutela l’ambiente nell’interesse delle future generazioni, in particolare giovani e bambini di oggi.
2. Dotarsi preliminarmente di uno studio microclimatico a corredo del PRG
3. Aggiornare immediatamente il PAESC alla luce delle dichiarazioni del Segretario Generale dell’ONU Guterres
4. Qualificare le infrastrutture verdi e blu sul territorio come opere pubbliche e inserirle ai primi punti del piano triennale
5. Un regolamento edilizio sostenibile e di efficientamento energetico. Le scelte edilizie possono (e devono) non solo contribuire a un futuro a zero emissioni, sono anche una parte cruciale nel mitigare gli effetti della crisi climatica, sia nei periodi di piogge intense sia in quelli con ondate di calore estreme.
6. Riforestazione urbana e tetti verdi: grazie alla riforestazione attuata mediante piantumazione di essenze autoctone e particolarmente attive nell’assorbimento di CO2, è possibile mitigare il caldo estivo sfruttando il potere di raffrescamento delle piante
7. Censimento di tutte le aree agricole: il comune di Ragusa è proprietario di diversi terreni che possono essere idonei per progetti di riforestazione urbana per caratteristiche pedologiche e geografiche.
A questi si aggiungono quelle aree che negli ultimi quindici anni i privati avrebbero dovuto cedere al comune ma non l’hanno fatto per diversi motivi. Queste ultime sono collocate in aree periurbane e sono le più idonee.
8. Risparmio e riciclo idrico. Non si deve più puntare a espellere l’acqua velocemente dalle città attraverso canali interrati, ma adattare gli spazi urbani alla nuova situazione climatica, de-impermeabilizzando le superfici asfaltate o cementificate, trattenendo l’acqua piovana dove possibile con l’obiettivo di garantire sia la sicurezza nei momenti di massime precipitazioni che averla a disposizione nei momenti di siccità.
Circolo “Il Carrubo” di Legambiente Ragusa
Il Presidente
Claudio Conti
