Lo spettacolo del Consiglio Comunale

di Cesare Pluchino

Sarebbe tempo di vacanze, ma incombe il piano di spesa della Legge su Ibla

Ormai arrivati alla fine dell’anno, è tempo di bilanci, non solo quelli dei numeri, che si portano dietro variazioni, equilibri, assestamenti e quant’altro attinente alla materia finanziaria.

E’ tempo di bilanci per l’amministrazione, per il consiglio comunale, per le commissioni, per la maggioranza consiliare e per le opposizioni: si tratta di un bilancio allungato, di 18 mesi, dal momento che i primi sei mesi di governo del 2013 non fanno testo. Furono prematuri, una spesa inutile, i tentativi di tracciare un bilancio a fine estate, con l’edizione di un diario di giornata che inventò l’amministrazione, vestendolo di una grafica accattivante e di un nome inappropriato ma illusorio di chissà quali competenze, diario che fu subito scimmiottato dalle opposizioni. Tentativi, come detto prematuri, che svanirono nell’arco di poche ore, inutili perché introvabili, non diffusi, che ripercorrevano lo spettacolo stantio dello scontro perenne fra un’amministrazione convinta di operare magnificamente per la città e le opposizioni illuse per gli esiti di un contrasto politico solo in minima parte valido ed efficiente agli occhi dell’opinione pubblica.

Un giudizio valido sui primi 18 mesi di amministrazione grillina deve, per forza, essere estrapolato dall’analisi dei consigli comunali, dei lavori delle commissioni, dall’operato di maggioranza e opposizione che hanno dato vita allo spettacolo del civico consesso.

Altrimenti non si può giudicare, dal momento che per l’amministrazione c’è una forte frattura fra il programma elettorale votato dai cittadini e quel poco che è stato fatto, senza, peraltro, alcun sostegno della maggioranza consiliare che si è rivelata inconsistente e incapace di azioni propositive da fare scaturire per iniziative del civico consesso inteso come rappresentante dei cittadini.

Una maggioranza grillina che ha subito già un rimaneggiamento, subito composto con il sostegno di alleati, ma a caro prezzo, con concessioni di assessorato, deleghe pesanti e incarichi vari che, a freddo, mettono in fibrillazione altre componenti in cerca di spazio e di visibilità.

Anche le opposizioni, molteplici quasi quanti sono i gruppi, non hanno prodotto effetti consistenti con la loro azione viziata, per molti, dall’attenzione per gli scenari agognati del dopo Piccitto.

Molti lavorano come se fra sei mesi ci fossero nuove elezioni, si cerca spesso il colpo ad effetto, senza capire che, quando sarà il tempo giusto, elementi residuali della vecchia politica saranno estromessi naturalmente dalla scena.

L’amministrazione non agisce perché non ha una visione strategica della città, aderente alla realtà, professa grillismo, ma si dimostra d’ispirazione conservatrice, poco o nulla è cambiato, il rinnovamento atteso, il cambiamento, è propinato con il contagocce, con un apparato di palazzo rimasto immutato, elemento frenante di qualsivoglia strategia.

Le opposizioni, salvo casi isolati e ben identificati, non hanno consistenza, sono evanescenti, senza strategia, estremamente disunite nonostante svariati tentativi di costituire un fronte comune che, comunque sbatte sempre contro la roccaforte dei numeri ‘bulgari’. Un’opposizione che dovrebbe sprizzare sostanza, credibilità, affidabilità e contenuti propositivi, ma risente della totale mancanza di partiti e movimenti politici alle spalle, in grado di dare sostegno, visibilità e credibilità al ruolo del consigliere comunale che, senza apparato credibile alle spalle, sembra curare solo le faccende del quartiere.

In questo scenario domina il presidente del Consiglio, e di riflesso la vicepresidente, che, rispettivamente gran ciambellano e ciambellano di corte, sovrintendono agli affari del palazzo, sopperendo con la loro autorevolezza alle isterie spesso recitate nelle sedute di Consiglio.

E’ uno spettacolo osservare le sedute del civico consesso, meglio se dal vivo: il copione è ormai consolidato.

Si comincia con le comunicazioni, farneticante strumento utilizzato per sguainare la spada del verbo e fare opposizione, diversificata, su vari argomenti e a buon mercato.

Sono intercalati spesso quadretti esilaranti, come nell’ultima seduta in cui, dallo scontro verbale, acceso ma contenuto fra la vice presidente Federico e il consigliere La Porta si è arrivati, quasi allo scontro fisico, di cui non hanno avuto contezza quelli che osservano il consiglio solo in streaming o in tv.

Non ancora consapevoli dei meccanismi ineluttabili dettati dal regolamento, i componenti la maggioranza grillina perdono facilmente la pazienza, non sanno sottostare agli atteggiamenti strumentali e provocatori dell’opposizione, basta una sola parola per scatenare il finimondo che trasforma l’aula in un cortile napoletano con gente che grida, che sghignazza, che lancia improperi.

E’ stato così che da un alterco in aula, come ce ne sono stati tanti, fra La Porta e la vicepresidente Federico, che poteva solo impressionare qualche novizio del civico consesso, si è passati nei corridoi del palazzo dove i vigili, a stento, hanno evitato lo scontro fisico di un La Porta che voleva conto e ragione delle intemperanze verbali del collega grillino Schininà.

Fatti che tradiscono l’esasperazione dei consiglieri di minoranza nell’avere le ali tarpate per un’azione d’opposizione che possa sortire effetti, stante la cinica legge dei numeri, e l’inesperienza politica e istituzionale dei grillini che vedono il Consiglio Comunale come un’assemblea di condomini e come tali si comportano, nella quasi totalità, sghignazzando sugli interventi dei consiglieri d’opposizione e interrompendo, senza autorizzazione, anche senza essere provocati.

Nello scorso mese di novembre, una lunga serie di sedute ha messo a nudo i rilievi ora esposti: l’amministrazione che ha fatto il suo onesto lavoro, naturalmente non sempre condiviso e condivisibile, i cui effetti sull’opinione pubblica non riescono a spegnere l’eco delle contestazioni valide delle opposizioni.

A fronte di un’azione modesta ma sufficiente ad andare avanti, della serie “il poco mi basta, il troppo mi avanza” restano sul tappeto, irrisolte, le tante eccezioni d’illegittimità, d’irregolarità, d’anormalità, di discrasie, di disallineamenti, di valutazioni arbitrarie non sempre contrastate con decisione, spesso snobbate ma, qualche volta, macchiate da pareri e da ritiro degli atti che, nella sostanza, acclarano le tesi, solo apparentemente azzardate delle opposizioni.

Un apparato di palazzo che ha il suo gran da fare per contemperare esigenze dell’amministrazione con la prorompente indagine sugli atti che qualche assessore definisce la ‘caccia al tesoro’ dell’errore, ma lascia inevitabilmente il vetro della trasparenza grillina alquanto appannato.

Per le ultime sedute del mese di dicembre si preannuncia la festa finale, la questione dei lavoratori dei servizi cimiteriali ha fatto capolino nella prima seduta in aula, è ritornata in quella di martedì 9 dicembre dove c’è stata una delle razioni finali di seduta ispettiva, palcoscenico ideale delle opposizioni.

Seduta che è stata preceduta dalla commissione per l’approvazione del piano di spesa per Ibla che costituirà il vero spettacolo di fine anno, coinvolgendo inevitabilmente la delicatissima questione dei fondi mancanti della 61/81, distratti negli anni per coprire altre spese, ma non reintegrati, su cui s’innesca, per coincidenza, quella relativa al progetto per il ripristino dell’ex cinema Marino che, appunto con i soldi della legge su Ibla, a suo tempo impegnati, doveva ad esser realizzato.

Sarà uno spettacolo tutto da vedere.

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