Il gioco delle tre carte, prima ti faccio vedere i soldi, poi te li tolgo ma te li darò in altro modo, guardavi alle piccole ZES di provincia, ora te ne do una grande quanto mezza Italia.
Dovremo tollerare tutto fino a quando i politici che ci governano saranno sempre gli stessi, molti peripatetici della politica, che vagano da un partito all’altro, da una posizione all’altra, in maniera disinvolta, senza che nessuno si preoccupi di alzare la voce.
Di salvatori del nostro paese, della nostra regione, della nostra provincia ne abbiamo visto di tutti i generi, tutta gente che si è dimostrata inadeguata al ruolo, da Crocetta a Musumeci, all’attuale Presidente che si sta rivelando una summa dei predecessori, con partiti alla canna del gas, come Forza Italia che ancora cercano di condizionare la politica in una prateria dove i lupi famelici che guardano al centro sono in agguato.
Per restare al presente, fra megaprogetti ferroviari, sempre sull’asse Palermo-Catania-Messina, e autostrade che non vanno avanti, ridimensionano i fondi del PNRR, promettendo che i progetti troveranno altre forme di finanziamento, ora la genialata della ZES unica che sostituisce le rse ZES del territorio. Il governo centrale ha deciso di centralizzare la struttura amministrativa che sovrintenderà agli investimenti agevolati che hanno l’obiettivo di risollevare l’economia del Mezzogiorno.
Per la Sicilia significa annullare le due ZES che già riunivano le varie ZES territoriali, per dare vita a un’unica Zona economica speciale per il Mezzogiorno che, secondo gli intendimenti dovrebbe semplificare gli iter autorizzativi e dare al governo una visione complessiva della situazione.
In pratica “ni luvarru u maniu”.
Dimostrazione che ci sarà con una Struttura di missione per la Zes che sarà “alle dirette dipendenze” del ministero di riferimento, e che avrà anche un coordinatore, due Direzioni generali e quattro uffici di livello dirigenziale. Apparato che, si garantisce, avrà costi inferiori a quello delle attuali ZES, che chiudono il bilancio con 19 consulenti costati 1,5 milioni di euro a fronte di investimenti lanciati pari a 140 milioni (30 in Sicilia occidentale e 110 in Sicilia orientale).
Ma a questo punto, da Ragusa sorge spontanea una domanda: dove sono questi 140 milioni di investimenti?
Che parte hanno avuto la nostra città e la nostra provincia?
Il sindaco di Ragusa ha basato la sua campagna elettorale, fra l’altro, su tre progetti per 20 milioni di euro svaniti nel nulla, per ora, per non parlare delle ZES che dovevano essere la salvezza del nostro territorio e della zona artigianale in particolare.
Istituite ufficialmente nel 2020, al tempo del Ministro Provenzano, plaudivano tutti alla grande opportunità per il porto di Pozzallo e la zona retroportuale, per l’aeroporto di Comiso e la zona artigianale di Ragusa, le aree del mercato ortofrutticolo e della zona artigianale di Vittoria, politici, associazioni di categoria.
Per restare a Ragusa, l’assessore allo sviluppo economico del tempo dichiarava: “Le ZES consentiranno un rilancio economico del nostro territorio, sotto il profilo infrastrutturale, produttivo e strategico e creeranno le condizioni per sostenere le attività imprenditoriali già esistenti ed attrarre nuovi investimenti, anche esteri, nel campo dell’agricoltura, della manipolazione dei prodotti, del commercio, anche internazionale, dell’industria e del settore turistico.
Sarà questa, dunque, una nuova importante occasione per la creazione di condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi che consentiranno la crescita delle attività produttive in un’area di 14 ettari in cui sono presenti diverse imprese e nella quale ne nasceranno sicuramente tante altre.
Si potrà beneficiare di incentivi fiscali, più il credito d’imposta per gli investimenti attuati ed una semplificazione delle procedure per l’insediamento di nuove attività produttive” .
Quando le ZES sfumano, abbiamo modo di leggere che svaniscono, in Sicilia, oltre 140 milioni di euro in un anno e mezzo di attività, 31 progetti approvati e altri in dirittura d’arrivo. Il colpo di spugna romano, ora, rischia di rallentare l’iter di alcuni progetti che avevano nelle Zes siciliane il proprio motore.
C’erano progetti a Palermo, la riqualificazione della Costa Sud di Palermo, 54 milioni di euro di appalti, a Trapani,intervento della Zes per il collegamento tra il porto e l’area industriale, per 17,8 milioni, n Sicilia orientale cinque le opere infrastrutturali previste con la Zes: il porto di Riposto, quello di Sant’Agata di Militello, l’interporto di Catania e i porti di Gela e Licata.
E a Ragusa cosa hanno fatto l’amministrazione Cassì e il competente assessore allo sviluppo economico?
La domanda , forse scomoda, va ora rivolta al nuovo assessore allo sviluppo economico che, vediamo, per ora, più intento a fare luce e chiarezza su molte cose all’interno dell’assessorato invece di dedicarsi a tempo pieno al futuro della città grazie ad una delega che, nella sua vera essenza, comprende il sale di molti altri settori, dalle opere pubbliche al turismo, dalla cultura alla scuola e alla formazione e al futuro delle nuove generazioni
Assai negative le reazioni di molti esponenti politici: “Da Roma ancora uno scippo alla Sicilia che vanifica il lavoro di anni fatto nell’Isola e che mette a rischio le prospettive di sviluppo che tante imprese cominciavano a intravedere” hanno sottolineato Stefania Campo, vice presidente della commissione Attività produttive di Palazzo dei Normanni, e Luigi Sunseri, membro della stesso organismo.
“La Meloni – dice Stefania Campo – con un colpo di spugna spazza via anni di lavoro e di confronti con i tessuti produttivi dell’Isola, tutto ciò è inaccettabile, come è inaccettabile il silenzio del presidente della Regione che ancora una volta si dimostra succube di Fratelli d’Italia e di Roma, mentre l’assessore Tamajo cade dalle nuvole”. E Sunseri ha aggiunto: “Roma prosegue con la sua politica accentratrice, togliendo podestà e operatività alla Sicilia, come era già avvenuto con i fondi di sviluppo e coesione, azzerando di fatto anni di lavoro e mortificando le prospettive di sviluppo e di investimento che il lavoro avviato da tempo avrebbe portato”.
Per il Partito Democratico, il segretario siciliano Anthony Barbagallo assicura lotta, alle camere, contro il provvedimento, mentre in Sicilia si leva la voce, a favore ma, in verità, poco autorevole, dell’assessora regionale al Territorio Elena Pagana: “Rispetto al passato non saranno solo le aree retroportuali e industriali a poter beneficiare, ma interamente tutto il territorio – ha ricordato -. È un grande vantaggio competitivo per le aree interne e montane”.
A dare conto alla Pagana, si può ben sperare che con Giorgio Massari, nuovo assessore allo sviluppo economico, Ragusa possa fare qualcosa di concreto, dopo l’immobilismo dei 5 anni passati.
