Ci vuole la semplice notizia della sollecitazione, peraltro immediatamente riscontrata dai vertici dell’ASP di Ragusa, per la riapertura di un bar punto ristoro al ‘Giovanni Paolo II’, sollecitazione di due giovani consiglieri comunali, per dare l’occasione ai consiglieri del Partito Democratico di ricordare che il nuovo ospedale di Ragusa consiste solo in metà del progetto originario.
Ci vuole l’azione di due new entry della politica locale per ricordare ai veterani del Partito Democratico che l’ospedale è stato aperto nel 2018 e, dopo 5 anni ancora si discute del completamento del progetto.
Innanzitutto, mettere in parallelo apertura del bar e ampliamento del nosocomio è indice di appannamento generale della politica, e in particolare del Partito Democratico, che, in passato, con altri uomini, ha fatto vedere Battaglie ben diverse.
C’ è solo da sperare nella piazza e accogliamo con grande attenzione la parte finale della nota dei dem che pensano di rispolverare il vecchio comitato che si era formato per sensibilizzare sulla necessaria apertura del nosocomio, una rinascita del movimento contestatore che dovrebbe fare da capofila di una protesta forte.
Ma occorre anche chiedere ai dem, come a tutte le altre parti politiche, alla deputazione locale, dove sono stati in questi 5 anni? Quante volte sono intervenuti a chiedere notizie sull’iter di completamento dell’ospedale?
Questo ci sembra il momento meno opportuno, per l’attenzione che il governo centrale assegna alla sanità, quello meno opportuno per la presenza di un assessore regionale non all’altezza del compito importante in Sicilia, il momento meno opportuno per la conclamata superiorità politica degli esponenti del versante modicano che hanno fatto già intravedere come ci saranno più privilegi per determinati ospedali e per determinate aree della provincia, superiorità politica che sembra affermarsi sempre di più e che troverà ulteriore conferma nella scelta del manager vicino a determinata area politica, situazione nella quale, del resto, ci troviamo già.
Quanto all’atteggiamento del sindaco e dell’assessore alla sanità si può dire che quest’ultimo, anche di recente ha condotto battaglie importanti per il settore in provincia, trovando anche riscontro nella classe dirigente dell’assessorato regionale, come ha sempre fatto, attività che ha, peraltro, trovato il consenso pieno di due sentenze del TAR.
Consenso pieno e sostegno che per becera rivalità politica non hanno dato le altre forze che non hanno sostenuto, con il loro silenzio, le importanti battaglie.
Quanto al sindaco, ormai conosciuto dopo 5 anni, sperare che indossi l’abito da battaglia, per fare la guerra ai politici regionali, è del tutto impensabile. Non ha mai lottato per la stroke unit a Ragusa, non ha mai lottato per la pediatria e per gli altri reparti che prendono la strada per Modica, gli potrebbero dire che l’ospedale provinciale di riferimento dovrebbe essere quello di Modica e non alzerebbe la voce.
Quello che, come moltissimi in città, non vogliono capire Calabrese e Chiavola è che il 63% della città è con lui, secondo noi questa percentuale è ancora aumentata in questi 4 mesi di secondo mandato, complice anche l’inconsistenza delle opposizioni. Il sindaco sarebbe capace di affermare che le condizioni climatiche di Modica favorirebbero le guarigioni e, pertanto, sarebbe, favorevole, per la salute, la chiusura dell’ospedale di Ragusa.
E siamo certi che nessuno avrebbe da ridire, come per tante esternazioni del primo cittadino.
E poi, parlare di completamento dell’ospedale in uno scenario politico bloccato per le prossime eventuali elezioni provinciali e per quelle non eventuali europee, sa proprio di tempo perso.
