Fenomeni strani, quelli che avvengono a Ragusa. Nei primi 5 anni del governo Cassì il turismo sembrava marciare a gonfie vele: accordi con la compagnia di navigazione per Malta, partecipazione alle Fiere internazionali con i comuni del sud-est, sfruttamento delle iniziative della Regione Siciliana e dell’assessore Messina in particolare, per le campagne promozionali che, quasi mai, vedevano Ragusa protagonista e con le operazioni sui soggiorni prendi tre e paghi due falliti sullo sfondo degli imbarazzanti investimenti di immagine all’estero.
Ma su tutto dominava la tassa di soggiorno e il suo utilizzo, quanto di più creativo abbia potuto sfornare Cassì nei suoi cinque anni, con suggeritori autentiche piaghe per il settore.
Come è di tutta evidenza, non è rimasto nulla, molte iniziative sono solo naufragate, senza il minimo effetto, il territorio vive del turismo siciliano, di riflesso e con numeri assai inferiori rispetto ai centri che, in Sicilia, la fanno da padrone: Taormina, Palermo, Catania, Cefalù, le isole, Siracusa, Piazza Armerina, Agrigento.
Ce la battiamo con i comuni del sud est della Sicilia, viviamo, soprattutto, del nostro mare, l’effetto Montalbano, la buona cucina, l’ambiente rurale fanno il resto, sullo sfondo di una mancata valorizzazione del riconoscimento UNESCO. Fonte non indifferente di introiti il Castello di Donnafugata che riesce a mantenere bilanci notevoli, con le visite, con il Museo del Costume e, da quest’anno, con il parco interamente riqualificato.
Si vive e si vivacchia, per senza strutture alberghiere di livello, le poche esistenti hanno pochi posti disponibili, non in grado di influenzare i bilanci del turismo, per il resto c’è una diffusa rete di accoglienza fatta di B&B e case vacanza che fanno turismo.
Per il settore, la precedente amministrazione aveva trovato la quadra per la gestione del turismo con un fantomatico Piano Strategico del Turismo, proposto e spinto, all’inizio, da una associazione di strutture ricettive di Ibla, operazione anche questa naufragata fra richieste esose per mettere in atto il piano e, pare, superata dall’intervento di nuovi esperti, la carta che vuole continuare a giocare il sindaco nonostante le precedenti fallimentari esperienze.
Dicevamo della Tassa di Soggiorno e degli introiti, non indifferenti, che avrebbero potuto alimentare un sostegno adeguato al turismo.
Quanto di più creativo si sia mai potuto vedere in termini di gestione dei soldi pubblici, mai rendicontata con serietà.
Non sapremmo da dove cominciare per descrivere la creatività in termini di utilizzo dell’imposta di soggiorno.
Somme utilizzate per i bisogni di vari assessorati, interventi per verde pubblico o per asfaltare una strada, se in zona turistica, hanno beneficiato dei fondi della tassa di soggiorno, eventi e spettacoli per il Natale a carico dell’imposta, eventi istituzionalizzati hanno trovato definitivo sostegno, poi festeggiamenti parrocchiali, mostre, addirittura utilizzi per il sociale e per le cerimonie del 2 e 4 novembre.
Spese per la manutenzione del Castello di Donnafugata, nonostante i notevoli incassi specifici. Ad un certo punto, non si comprende se sia stato più creativo l’utilizzo dell’imposta, mai monitorato dal Competente Osservatorio, o le varie diciture dei piani di utilizzo.
Formazione operatori turistici, organizzazione eventi culturali, contributi per iniziative e promozioni del territorio, le parole promozione del territorio, sviluppo turistico, promozione e valorizzazione manifestazioni tradizionali, si sprecano. Somme sono state spesso destinate, ma non sempre erogate, per l’aeroporto di Comiso e per l’istituzione di nuove rotte, come mai non si è pensato di sostenere la costruzione dell’autostrada o della Ragusa Catania è un mistero.
Diciture che, alla fine, sono state oggetto di un copia e incolla, tanto le destinazioni erano sempre le stesse.
Non si può dire che nulla è rimasto, ma, di certo, il turismo non ne ha risentito in maniera efficace, per non dire che l’effetto è stato nullo.
La promozione, su testate nazionali di settore, la promozione negli aeroporti, tutte cose sconosciute.
Il sindaco, forte del suo enorme consenso, è bene sempre ricordarlo, non rendiconta le spese ma vede un futuro roseo, i numeri gli darebbero ragione, ora c’è in campo una strategia turistica che si avvarrà, addirittura, non di uno ma di due esperti nel settore turistico e del rilancio dell’immagine della città.
Perché, all’improvviso, sono tutti preoccupati per le sorti del turismo? La città è morta? Non è vero, abbiamo trasformato la via principale in mercato dell’agroalimentare, sui social si legge che si vendeva anche frutta e verdura, ma non ci vogliamo credere.
Dicono che le attività commerciali chiudono ma non sembra se i ristoranti si permettono di chiudere nella serata di Capodanno, piuttosto un appello al sindaco e ai detrattori: rendete pubblici i dati, le presenze, gli aumenti percentuali, suddivisi per tipologia di strutture ricettive, le attività che chiudono i battenti, quelli che hanno percepito contributi pubblici, come per il progetto “Sto a Ragusa”, diteci se si andrà alle fiere di settore, diteci quali saranno le operazioni promozionali, se non lo volete fare per noi fatelo per quanti sono preoccupati per il turismo, dopo anni di totale disinteresse.
