Questione Iblea Acque, situazione di stallo, anche i sindaci non sanno cosa fare e rinviano le decisioni

Ormai anche l’Assemblea dei Sindaci ha perso il controllo della situazione, travolta da critiche, interrogazioni, note della Regione e rinvii delle riunioni per decidere, che fanno trapelare l’incapacità di gestire il mostro che hanno creato.
Il bello è che chi difende la linea dei sindaci, pro domo sua, come, per ultimo, il vicesindaco di Ragusa, Giuffrida, tengono a precisare che la scelta della società in house era imposta dalle norme.
Ma in questo mondo fatato di opposizioni al borotalco nessuno fa notare che la norma non poteva imporre tutte le discrasie che sono venute fuori, con uno squilibrio fra i dodici soci che ha del paradossale: il Comune di Ragusa ha anticipato ad oggi, oltre 7 milioni di euro e continua a pagare le bollette dell’energia elettrica relative all’idrico che, verosimilmente, Iblea Acque non potrebbe sostenere. Senza parlare di Comuni che non bollettavano o se lo facevano, non riuscivano a incassare solo dal 25 al 50 % del dovuto.
Quando si è costituita la Società tutti i Comuni hanno assunto pari dignità, quelli in salute finanziaria e quelli alla frutta economicamente.
La società non sa quanto deve incassare realmente e a quali spese può andare incontro, una situazione di totale confusione che, è di tutta evidenza, è fuori controllo anche per i sindaci, che consideriamo i veri protagonisti dello sfascio, limpido esempio di incapacità e inadeguatezza al ruolo per una gestione di questa portata.
La dimostrazione è che si riuniscono e non trovano la quadra, chiedono pareri all’ANAC, consultano legali mentre le opposizioni cincischiano con compensi dell’amministratore unico, concorsi, e altre amenità senza andare all’obiettivo centrale: i sindaci ai quali il giocattolo deve essere immediatamente tolto di mano.
Occorrerebbe far notare all’assemblea che si tratta di cosa pubblica, pare che circolano fra i primi cittadini, addirittura, note riservate, cioè qualche sindaco mette nero su bianco quello che non va, ci sarebbero anche pareri di segretari generali che mettono le mani avanti perché capiscono che si sta andando oltre il pensabile, ma dai dodici sindaci non trapela nulla. Una gestione condominiale della cosa pubblica.
Tutto è avvolto nel mistero, ciò che si discute e riguarda la comunità è strettamente riservato e nessuno delle opposizioni riesce a fare breccia nel muro di gomma che, per ora, ma non per molto, resiste.
Come ha detto bene qualcuno, in Consiglio comunale a Ragusa, per noi, nel capoluogo, ci finirà come con il Consorzio Universitario quando tutti volevano facoltà, aule, lezioni e poi ha pagato Pantalone.
Ma i sindaci sono tutti al tavolo e nessuno pensa di trovare una sostituzione che possa, almeno, gestire l’impasse e traghettare verso mari più tranquilli.
In questa situazione di omertà dove si percepisce ma non si può avere contezza delle dimensioni dello sfascio, fa luce il capogruppo del Partito Democratico di Ragusa, Peppe Calabrese, che, finalmente, dopo aver ammesso di aver dovuto superare forti contrasti interni al suo partito, dopo oltre sei mesi da quando il bubbone è scoppiato, per merito del consigliere comunale di Ragusa Gaetano Mauro, è venuto allo scoperto per affrontare la situazione.
Suo un Ordine del Giorno, che alleghiamo all’articolo, presentato in Consiglio comunale, naturalmente bocciato dalla maggioranza costituita da fedelissimi del sindaco Cassì, Presidente del Comitato di Controllo Analogo di Iblea Acque.
E già questa è la prima grossa discrasia, di un consiglio comunale che si ritrova a dover giudicare l’operato del Presidente del Comitato che è anche il capo della sua stessa maggioranza in consiglio.
Calabrese ha tolto il velo, trasparente perché il collega Mauro in più occasioni aveva sottolineato tutto ciò che non andava, ad una serie di situazioni paradossali.
Nemmeno cita la questione della nomina e del compenso dell’Amministratore Unico e del suo compenso, per cui i Sindaci sono nel pallone, incuranti della nota della Regione e impegnati a giocherellare con pareri legali e dell’ANAC, sullo sfondo dell’intenzione di adire ad un contenzioso con la Regione solo per non ammettere le loro gravi responsabilità decisionali.
Calabrese parla per il Comune di Ragusa, evidenzia come sono stati trasferiti i ruoli dell’idrico a Iblea Acque ma il Comune si ritrova a pagare oltre 600.000 euro al mese di bollette di energia elettrica per l’idrico, dal momento che Iblea Acque non ha volturato i contratti.
E speriamo che non lo faccia perché non avrebbe le capacità economiche di sostenere queste spese, per cui sarebbe opportuno riprendersi i ruoli. Ma lo può fare il Comune? Può uscire da Iblea Acque e tornare all’antico?
Qualcuno dei centurioni di Cassì in Consiglio comunale tuona che non si può fare ma nulla dice se il Comune di Vittoria si defila e fa quello che vuole.
Il peccato originale è dei sindaci, perché hanno dato vita ad una società con un capitale esiguo, sotto i cento mila euro, roba da gioco di ruolo, non c’è nessun piano di programmazione, non si sa nemmeno chi sono i dipendenti e quanto costeranno e come si dovranno pagare.
Calabrese chiede che il Comune di Ragusa assuma posizioni precise e prenda le distanze dalla società, che significa anche prendere distanza dalla congrega dei sindaci, finora compatta nel cercare di arginare l’affronto di un fallimento che sarebbe personale di ogni primo cittadino per aver avallato e coperto scelte che si sono rivelate deleterie per il bene comune.
Nell’ordine del giorno, Calabrese fa notare come “non vi è alcuna prospettiva per poter sperare di dotare altre zone della città di rete idrica e fognaria a causa di mancanza di progettazione e somme disponibili per Iblea Acque, … “che nella nostra città si sono riscontrate centinaia di perdite nella rete idrica, che nel corso dell’ultimo periodo non hanno trovato un pronto intervento da parte della società gestrice”, … che ; all’interno della provincia vi è una disomogeneità tra i comuni soci nella gestione dell’ acqua relativamente a contatori, che risultano in moltissime realtà assenti, e volturazioni”
Ma tutte queste emergenze sembrano non aver impressionato i consiglieri comunali di Ragusa, tutti silenti o impegnati in una difesa strenua dell’acqua pubblica a tutti i costi, anche i Soloni della buona amministrazione, del bene comune, della trasparenza e dell’amministrazione virtuosa.
Si parla solo di trovare alternative valide alle scelte fatte ma nessuno antepone la necessità che i protagonisti di questo sfascio devono uscire di scena, se si vuole raddrizzare la baracca.
Attendiamo gli esiti della riunione aggiornata alle ore 15 di oggi 7 marzo, ma prevediamo che la matassa non sarà sbrogliata.

iblea acque S.p.A DEFINITIVO

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