Tutto il resto è noia

di Cesare Pluchino

Sedute del Consiglio Comunale prive di contenuti pregnanti

Ammettiamo grosse difficoltà nel tirare fuori resoconti minimamente organici delle sedute di Consiglio comunale, cosa che avviene anche per i lavori di alcune sedute di commissione.

Per restare al Consiglio comunale, spesso non viene rispettato l’ordine del giorno, tutto è prevaricato dalle comunicazioni iniziali, dopo le quali, addirittura, qualche consigliere, detto quello che doveva dire, abbandona la seduta.

L’ordinamento amministrativo attuale riduce le competenze del Consiglio comunale, restano solo le proposte d’iniziativa consiliare che, nella fattispecie, a Ragusa, o sono della minoranza, quindi regolarmente bocciate dalla maggioranza grillina, o costituiscono solo la materia di asservimento all’amministrazione di una componente di maggioranza che si rivela solo come esecutrice cieca di strategie decise nelle stanze del potere comunale.

Come si diceva, tutto viene prevaricato dalle comunicazioni che si risolvono solo in terreno di scontro verbale fra maggioranza e opposizioni, con le commissioni, prive di ogni potere deliberativo, che risultano buone solo per l’aggiudicazione del gettone di presenza, anche per quanti ideologicamente criticano questo tipo di sprechi, contro cui, però, al momento di sedersi per non esitare nulla di concreto, nessuno si lamenta.

La seduta di lunedì 15 dicembre appartiene alla rassegna delle sedute consiliari emblema di questo stato di cose.

Già una seduta partita male per il collegamento internet, essenziale per la registrazione della seduta, andato improvvisamente in panne.

Ritardo quindi giustificato, la seduta si apre con un’ora e mezza di ritardo. Comunicazioni riservate solo all’argomento tutela dei livelli occupazionali, dei lavoratori della cooperativa Pegaso, per i servizi cimiteriali, direttamente collegati al Comune, e per quelli del Consorzio di Bonifica per cui si chiede, tramite apposito Ordine del Giorno dei Consiglieri La Porta, Lo Destro e Tumino, di intervenire per sollecitare il presidente della Regione Crocetta.

L’argomento si presta alle contestazioni dei consiglieri per l’assenza dell’assessore Zanotto, che pure, in mattinata aveva anticipato, durante i lavori di una commissione, che il bando di gara non si sarebbe potuto modificare come richiesto dalla minoranza e dai lavoratori.

Invero qualcuno temeva che fossero bloccati i lavori del consiglio, per mano di qualche consigliere o per una protesta dei lavoratori, ma non è accaduto nulla di anomalo.

Dopo l’esibizione oratoria sulla materia, si è passati all’esame dei punti all’ordine del giorno, un dibattito buono solo per permettere lo scambio di accuse politiche, di offese reciproche vestite a festa con l’abito del dibattito politico, di sterile propaganda dei grillini per il buon governo della città e di censura senza riserve da parte delle opposizioni disunite che vagano alla disperata ricerca di visibilità cercando solo, salvo rari casi, di mettere in evidenza ogni piccolo neo dell’amministrazione, nella segreta speranza che, come talora accade in medicina, il neo risulti prodromo di malattie letali, nella fattispecie opportunità di mandare tutti a casa.   

Comprensibile come, in tale stato di cose, aggravato dal persistente volontario rifiuto, per molti dovuto ad incapacità, di ribattere alle accuse e ai rilievi delle opposizioni, si trascinino lavori d’aula caratterizzati da pochi momenti pregnanti, che si trascinano stancamente, fra gente che va via, gente che mangia, gente che gioca con il telefonino o il computer, nell’apatia generale.

Il primo punto si occupava delle numerose proroghe deliberate dall’amministrazione, in attesa di avviare i relativi bandi di gara, le opposizioni sbandieravano l’elenco delle circa 130 proroghe concesse dall’amministrazione Piccitto, la maggioranza non trovava di meglio che rispondere con la ricerca delle proroghe concesse dalle passate amministrazioni, arrivandone a raccattare, per anno, molto meno della metà, senza capire la sterilità di una politica che per farsi strada si attacca, ancora dopo 18 mesi, e dopo una vittoria elettorale che ha delineato il consenso per quelli che c’erano prima, alle malefatte e alle criticità del passato, senza capire che la città ha voluto il nuovo appunto perché detestava il passato. Ma il nuovo, la rivoluzione, il cambiamento, stentano ad arrivare, e il consenso cala come il termometro in inverno.

Tutto fa brodo per Tumino che sentenzia: “Avete raccontato che siete diversi dagli altri, siete, invece, come gli altri. Non preoccupatevi di essere giudicati come eversivi o rivoluzionari, siete solo incapaci, andrete tutti a casa, restituiti agli affetti familiari, dopo questo periodo di prova che vi ha concesso l’elettorato”.

Altra nota dolente per l’amministrazione, e per la maggioranza, l’ordine del giorno per il piano di burocratizzazione, atto puramente strumentale, presentato da alcuni consiglieri delle opposizioni per evidenziare, ancora una volta come la maggioranza grillina, a suo tempo, bocciò l’istituzione di un’apposita commissione per la revisione dei vetusti e numerosi regolamenti comunali.

Fu detto che doveva essere la Giunta a provvedere alla revisione dei regolamenti, nulla è stato fatto in tal senso, mentre c’è stato un fiorire di proposte di nuovi regolamenti, approntati da opinabili esperti della materia, che hanno prodotto, chiaramente con il consenso dell’amministrazione, proposte d’iniziativa consiliare. Solo una maniera per agire indisturbati senza le opposizioni tra i piedi, in totale dispregio, pur legittimo, d’ogni minima forma di partecipazione e di democrazia.

Ordini del giorno regolarmente, prevedibilmente, puntualmente bocciati, buoni solo per mettere su sedute di consiglio che fruttano ai consiglieri, pesano sulle casse comunali e non producono nulla.

Del terzo punto all’ordine del giorno tratteremo a parte, sia perché è uno dei rari ordini del giorno della maggioranza, ma soprattutto perché merita un’attenzione particolare per acclarare la mancanza di produttività del Consiglio in un contesto in cui si cerca solo di fare propaganda.

 

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