Il programma di incontri di Cateno De Luca, in questa settimana, ha visto una serie di appuntamenti, da Palermo, per una conferenza stampa all’ARS, a Petrosino, per parlare con tesserati e comitati.
Giovedì il tour de force, Trapani, Agrigento, Caltanissetta ed Enna.
Venerdì 12 luglio a Siracusa, due volte, in mattinata e nel pomeriggio, e Ragusa per un incontro con i tesserati e la stampa, all’hotel Mediterraneo.
Dopo le vorticose campagne elettorali per il seggio senatoriale in Brianza, che fu di Berlusconi, e quella per le europee, inframezzate dalla presentazione di un suo libro, propedeutica al tentativo di affermare Sud chiama Nord sulla scena nazionale, Cateno De Luca, attuale sindaco di Taormina, prepara ora la sua candidatura a Presidente della Regione Siciliana.
Altro programma ambizioso, che appare anche troppo ambizioso sulla scia delle due fallimentari precedenti esperienze citate, esperienze che hanno anche ridimensionato le possibilità, non le sue aspirazioni, di vestire i panni del leader di una alleanza Sud chiama Nord, PD e Movimento 5 Stelle che dovrebbe nascere per sconfiggere il centro destra.
Se l’idea ci poteva anche stare, prima delle europee, i risultati hanno fornito indicazioni diverse: Pd e 5 Stelle ancora esistenti, nonostante la perdita di migliaia di voti, esistenza che li autorizza ad alzare la testa, mentre il centro destra non solo non accenna a possibili stati di crisi ma ha posto le basi per un consolidamento della sua leadership anche a livello regionale.
Su tutto, aleggia, comunque, la grande distanza temporale dalle elezioni regionali, può succedere di tutto, le forze di centro sinistra, unite, poterebbero avere anche la meglio sul centro destra, si potrebbe arrivare alle regionali con l’attuale quadro politico nazionale, ma questo non sarebbe certo un vantaggio per De Luca, senza tralasciare che, se ci sono spiragli per intravedere la vittoria, PD e 5 Stelle non vorranno fare le comparse di De Luca.
Dopo l’entusiasmo e i consensi dei suoi primi mesi di sindaco a Taormina, l’immagine di Cateno De Luca non è più la stessa, il consenso in termini di voti, scarso rispetto alle aspettative, ha debilitato la sua forza politica, ha raffreddato gli entusiasmi.
Forse necessaria questa serie di incontri per riallacciare i contatti sul territorio e far rifiorire gli entusiasmi.
L’incontro di Ragusa è stato introdotto dal segretario regionale, l’on.le Lo Giudice che ha delineato il programma per il prossimo futuro, finalizzato alle regionali, per cui serve un forte radicamento sui territori, fiducioso che la presenza sul ragusano può giustificare ambizioni, anche sulla base dei risultati ottenuti e per la presenza di figure politiche di rilievo che hanno voluto avvicinarsi al partito.
Cateno De Luca ha esordito parlando di fase nuova importante, dopo l’estate sarà delineato un piano di governo che deve tenere conto delle fragilità dei territori, territori che dovranno essere coinvolti completando l’organigramma nelle varie zone, entro il 2026 Sud chiama Nord deve essere presente in tutti i comuni siciliani, ci sarà tempo per delle riflessioni condivise, non ci saranno figure che potranno salire all’ultimo sul carro del vincitore, c’è tempo fino al dicembre del 2025, per capire con chi stare.
Sud chiama Nord si vuole affermare come partito di governo, non per fare opposizione, si vorrebbe scardinare il centro destra, nonostante tutti massacrano Sud chiama Nord, ci sarà tempo per regolare i dissidi con Pd e 5 Stelle che sarebbero in evidenti situazioni di difficoltà.
Si lavorerà per dare rappresentanti politici ad ogni provincia, perché un territorio senza autorevoli rappresentanti non può farsi valere.
Ha concluso, affermando che, a Ragusa, la partita si può giocare.
De Luca è apparso carico di entusiasmo, un lottatore come lo si conosceva, meglio di chiunque altro conosce la situazione nelle varie province dell’isola, anche se, ultimamente, soprattutto dalle sue parti, qualcuno lo ha deluso.
Alla prima parte dell’incontro è seguito un incontro riservato con i tesserati e gli iscritti. Il consigliere Buscemi ha messo sul piatto la possibilità di uscire dalla maggioranza a Ragusa, considerato che governare, o almeno illudersi e illudere di farlo, non ha pagato in termini di consenso.
Una possibilità che non è stata scartata a priori ma che sarà oggetto di attente riflessioni.
Per quello che si è visto una riunione con scarsissima presenza di tesserati, nella sala, compresi i giornalisti, lo staff di De Luca e le cariche di partito non si arrivava a 25 persone, certo una accoglienza non esaltante per il leader nell’unico incontro sul territorio.
Si è potuto percepire un clima gelido fra i vari componenti del partito, aleggiano contrasti fra l’ala est e quella ovest del partito, e anche all’interno delle singole componenti cittadine.
Non è certo il clima auspicabile per affrontare la campagna per le regionali, del resto servono figure autorevoli politicamente, con un bacino di voti personali, che al momento non ci sono.
Noi che abbaiamo vissuto l’esperienza sul territorio dall’ingresso nella giunta Cassì possiamo dire che è stata buttata al vento una occasione per affermare il partito anche altrove come autorevole forza politica.
Certo con un solo consigliere non è che si possa conquistare Roma o Palermo, ma l’ingresso in coalizione di maggioranza doveva portare risultati e consensi.
L’assessore e il consigliere si sono, peraltro, appiattiti come zerbini a Cassì e ai suoi voleri, tanto varrebbe uscire dalla maggioranza e denunciare le tante cose che non vanno all’interno della giunta, della maggioranza e della città.
Certo, è da valutare anche il peso che De Luca potrebbe dare ai consensi di Cassì, ma la recente esperienza fallimentare del sostegni a Falcone ha ridimensionato anche il peso politico del sindaco di Ragusa.
Un caso per tutti: a Ispica il coordinatore provinciale si è reso protagonista, a livello provinciale, per la questione Iblea Acque, a Ragusa nessuno si permette di dire alcunché per non toccare il sindaco che è anche Presidente del Comitato di Controllo Analogo di Iblea Acque.
Può sforzarsi quanto vuole De Luca a cercare consensi, ma di fronte a queste contraddizioni sul territorio di una piccola provincia, forse è meglio dedicarsi solo alla città di Taormina e abbandonare grandi progetti, fino a quando le truppe saranno queste.
