Non poteva mancare la questione ‘gestione del Castello di Donnafugata’ in Consiglio comunale

Sollecitazioni sono venute, in consiglio comunale, per la questione bando di gestione del Castello di Donnafugata, legato al progetto di Partenariato Speciale Pubblico Privato presentato all’amministrazione e oggetto di procedura per la manifestazione di interesse ad allargare le proposte.
Dopo la sollevazione di diverse parti politiche, che ha portato, addirittura, alla convocazione del sindaco da parte del Prefetto, su richiesta della Commissaria del Libero Consorzio di Ragusa, lo stesso è stato costretto ad allargare di un mese i termini di scadenza del bando.
Nonostante l’appello del Prefetto che auspica soluzioni migliorative, il sindaco Cassì non ha mostrato intenzioni di recedere dalla sua iniziativa che intende difendere a tutti i costi, esaltandone la valenza non solo in termini economici per l’ente, vantando le peculiarità di uno strumento, il PSPP, innovativo e foriero di sviluppo del settore culturale che la prima proposta pare incarnare a modello.
Non lo hanno fermato rilievi sulle procedure e le numerose richieste di mantenere pubblica la gestione del Castello, senza ingerenze di altri enti del territorio.
In attesa di verificare altre eventuali proposte annunciate, solo i consiglieri Frrincieli e calabrese hanno argomentato sulla questione ancora aperta.
Firrincilei sottolinea come ad ogni passaggio e ad ogni dichiarazione del sindaco ci sono aspetti nuovi da valutare: ultimamente, ha sottolineato come gli utili siano ridotti, tali da considerare buoni i 300.000 euro annui della proposta inoltrata, da documenti venuti fuori dall’accesso agli atti del consigliere Mauro si apprende invece che ci sono stati utili fra 2 e 300.000 euro nel 2023.
Anche il capogruppo Firrincieli ha inoltrato, alla fine del mese di agosto, richiesta di accesso agli atti ma gli è stato risposto che ci vorrà un mese circa, prima di produrre la documentazione richiesta, un comportamento scandaloso dei dirigenti interessati che, evidentemente, non considerano prioritarie, come dovrebbero essere richieste per temi così delicati, le istanze dei consiglieri comunali.
In altri posti i dirigenti sarebbero già a casa, al Comune di Ragusa sono i padroni.
“Strano che per avere un rendiconto delle spese non ci siano documenti pronti a disposizione – ha detto Firrincieli – sembra che tutto sia improntato all’improvvisazione, peraltro le affermazioni circa le difficoltà di gestione del Castello sembrano voler distogliere altri dal produrre progetti di partenariato.”
Anche il capogruppo del PD Calabrese ha sollecitato le documentazioni richieste sugli introiti e le spese di gestione, lamentando i ritardi nell’inoltro, ben oltre i limiti temporali da regolamento.
E veniamo all’ultima comparsa di risposta del sindaco Cassì sulla materia.
Una magia che, assieme agli altri due interventi per Iblea Acque e Ibla Buskers, assume i connotati di un piccolo gioco di prestigio, un gioco delle tre carte mirabile.
Le versioni sui bilanci di gestione del Castello sono univoche, nessuna contraddizione, quanto letto sulla documentazione comprende i costi del personale al netto degli oneri contributivi, i conti reggono appena e sono, comunque, in sofferenza perché le risorse sono sottodimensionate rispetto alle esigenze di gestione.
Occorre, poi considerare i cospicui investimenti, che il Comune non potrebbe mai portare avanti. In ogni caso chi contesta l’iniziativa non ha ben compreso bene i termini del partenariato, la materia non è stata approfondita, c’è una cogestione, una stretta sinergia che non spoglia l’ente delle sue prerogative di proprietario del Castello.
Cassì ha tirato fuori una ennesima trovata, del tutto discutibile: alla fine della procedura di valutazione delle proposte, queste verranno giudicate non in maniera competitiva ma comparativa: ci sarà l’indicazione, la scelta, della proposta ritenuta più meritevole di apprezzamento, il partner proponente, a quel punto, dovrà sottoscrivere gli accordi che non saranno, necessariamente, quelli contenuti nella proposta, l’accordo può contenere altre cose, può essere migliorativo, potrà includere le parti migliori delle altre proposte.
Non più un bando ma, quasi, un’asta, una procedura alquanto discutibile, forse, addirittura non consentita ove fossero fatte proprie idee e proposte di altri.
Secondo Cassì, al momento, si danno giudizi su accordi che non ci sono, la proposta ricevuta è stata solo ritenuta conforme ai programmi della giunta, si attendono altre proposte che saranno comparate, soppesate, migliorate, rinegoziate, per arrivare alla soluzione migliore.
Ad ogni buon conto, nessun dubbio sul fatto che la gestione resterà pubblica, che il bene sarà pubblico.
Fra un mese, se ne riparlerà.

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